Le chiese in Brasile sono come lupi che attaccano il gregge. Per questo i fedeli fuggono
scritto per noi da
Emerson Fontinelle*
Agli
inizi di maggio abbiamo ricevuto la visita del Santo Padre, il Papa
Benedetto XVI. Sono stati cinque giorni caratterizzati da un’intensa
agenda fatta di messe, incontri con giovani, vescovi, ma soprattutto
dedicata ai lavori della V Conferenza Episcopale Latino-americana e
caraibica nella città di Aparecida, São Paulo, Brasile. Migliaia
di persone hanno accolto colui che per i cattolici è il
rappresentante di Cristo in terra. In tutte le sue apparizioni
pubbliche il Sommo pontefice ha ricevuto grandi manifestazioni di
devozione, a differenza del modo circospetto con cui era guardato il
vecchio cardinale Ratzinger, chiuso nella sua intellettualità. Questo
però non è stato un semplice viaggio: la
chiesa cattolica si è detta preoccupata per la perdita dei
suoi fedeli che si rivolgono sempre di più alle varie chiese
evangeliche, pentecostali e neo-pentecostali.
Il
Brasile è una terra assetata di Dio. Le sue genti cercano Dio
in tutte le cose. E' un aspetto che si ritrova sin
dai tempi dell’invasione coloniale: i popoli
del passato ritrovavano Dio nell'esuberante natura, mentre gli schiavi provenienti
dall’Africa, accompagnati dai loro orixà
e credi, tenevano la propria religiosità
imprigionata in loro, costretti
a viverla in clandestinità. Nel Brasile degli ultimi 30 anni si sono verificate
vere
e
proprie esplosioni di sette e chiese che si sono accalappiate gran
parte degli uomini e delle donne che si sentivano persi in quel
grande calderone di religioni che caratterizza la cultura brasiliana.
In
seguito a tutti questi avvenimenti, e consapevoli che l'Europa non
rappresenta più il granaio della fede cattolica, ecco che si
inviano veri e propri eserciti in America latina e Carabi, i cui abitanti sono
considerati indispensabili per il futuro della chiesa.
Che
cattolici sono questi? Sono i cosiddetti “battezzati e non
evangelizzati”? La chiesa cattolica in passato si è
preoccupata molto dei primi sacramenti, dimenticandosi della vita che
questo popolo conduceva, di ciò che mangiava, se viveva
dignitosamente, ma soprattutto non badando al bisogno di una presenza più
intensa della fede nella vita di ogni giorno. È stato allora che, per colmare
questo grande vuoto, sono sorti gli
“opportunisti della fede”. A tutti coloro che si sono ritrovati da
sola, orfani del Dio predicato dai cattolici, è stato
mostrato un Dio che curava, aiutava a risolvere i problemi
economici e di salute, insomma un Dio che fa miracoli, un Dio che
usciva dalla chiesa e entrava nelle case di ognuno di loro,
prendendoli per mano. Vengono sollevate critiche nei confronti di
queste chiese? Certo, ma perché tante persone le cercano?
Perché sono capaci di dare ciò che l’altra fede non
ha saputo dare? Sarà semplicemente, come qualcuno afferma, un
lavaggio del cervello? Oppure è proprio questo il Dio che
molti vogliono trovare?Coloro che cercano un Dio più vicino, più a portata di
mano, sono in gran
parte persone povere e trovano in queste chiese un rifugio dai problemi della
vita. Ed ecco che allora chiesa cattolica passa al contrattacco, mostrando un
rinnovamento
carismatico che altro non è che un coperchio bucherellato per
impedire ai fedeli di fuggire. È un atteggiamento
che impedisce da un lato la fuga in massa, ma che arruola
tra le sue fila il Dio dei miracoli tipico delle altre chiese.
Ed è a questo punto che comincia il “botta e risposta” dei
riti. Attori principali chiese e movimenti ecclesiastici alla ricerca
di greggi senza pastore.
Come i lupi. In
realtà la grande questione non è la chiesa che ha perso i
suoi fedeli, perchè in verità non li ha mai avuti, non li ha mai avvicinati nel
modo giusto, come fa “la chioccia che si prende cura
dei suoi pulcini”. Tutte le chiese, dalla evangelica a quelle più tradizionali
come la Chiesa Metodista, Luterana,
Battista, Anglicana, e Cattolica compresa, sono
come “lupi che attaccano il gregge", tanto che quella di Roma non è la sola a
perdere i suoi fedeli. Un
grande santo, Ignazio, ci ha lasciato alcune parole, frutto della sua
formazione militare e cattolica, un
insegnamento che ci riporta alle origini dei nostri popoli, “Cercare
Dio in tutte le cose!”. Il
popolo brasiliano va da sempre seguendo questo insegnamento alla lettera e continua
a cercare Dio lanciandosi
nelle varie dottrine, come gli agnelli nelle braccia dei lupi affamati. Ed è qui
che vengono divorati, in messo alle più confuse e radicali ideologie. Ma, nonostante
tutto, la sete di Dio resta.