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Omissione colposa. Accusati di non aver adottato tutte le misure necessarie a garantire la protezione
della base di Nassiriya, dove il 12 novembre 2003 rimasero uccisi 19 italiani.
Il procuratore militare di Roma, Antonio Intelisano, ha chiesto il rinvio a giudizio
per tre alti militari. Sono i generali dell'Esercito Vincenzo Lops e Bruno Stano,
succedutisi al comando del contingente nazionale, e il colonnello dei Carabinieri
Georg Di Pauli, comandante dell'unità multinazionale dell'Arma chiamata Msu. Il
capo d'imputazione per i tre, 'omissione di provvedimenti per la difesa militare',
fa riferimento all'articolo 98 del Codice penale militare, che sanziona "il comandante
che, per colpa, omette di provvedere ai mezzi necessari alla difesa del forte,
della piazza, dell' opera, del posto, della nave o dell' aeromobile, di cui ha
il comando, ovvero trascura di porli in stato di resistere al nemico".
Dispositivi carenti. Al colonnello Di Pauli, la Procura contesta la 'non adeguata protezione' dell'ingresso
della base Maestrale con i mezzi idonei, tra i quali sbarramenti stradali, sacchi
di ghiaia e altri meccanismi. I due generali, invece, sono accusati di non aver
organizzato un dispositivo di difesa complessivo, soprattutto in relazione alle
informazioni in loro possesso sull'eventualità di un attacco terroristico. La
procura di Roma aveva aperto l'inchiesta dopo la strage, acquisendo negli anni
numerose testimonianze, tra le quali due relazioni tecniche redatte da un generale
dell'Esercito e uno dei Carabinieri, che sottolineano come i militari all'interno
della base riuscirono ad opporre una 'esemplare' resistenza all'attacco, rispondendo
al fuoco, ma che, almeno secondo una delle due relazioni, nella base si sarebbero
evidenziate alcune carenze nei dispositivi di sicurezza.
Facile obiettivo. Abu Omar al Kurdi, uno dei terroristi di Al Qaeda che confessò di aver organizzato
la strage, disse agli investigatori che la decisione di colpire la base Maestrale
scaturì dal fatto che l'installazione si trovava nel centro della città, a ridosso
di un'arteria nevralgica il cui traffico non poteva essere bloccato, e che, per
questi motivi, la base risultava un facile obiettivo. In un video trasmesso da
RaiNews24 alla fine di giugno del 2006, emerse un particolare che forniva ulteriore
sostegno all'ipotesi che la strage è stata aggravata da carenti o errate misure
di sicurezza: dopo l'attacco suicida del camion-bomba, esplodono le munizioni
di un piccolo deposito d'armi della base. Un elemento che, accompagnato dalla
constatazione che nei cadaveri di alcuni dei militari morti siano stati rinvenuti
proiettili in dotazione all'esercito, porta a supporre che alcuni dei caduti siano
morti a seguito dell'esplosione della casamatta, situata in un luogo troppo vicino
agli alloggi. Luca Galassi
Parole chiave: mini, nassiriya, iraq, intelisano, lops, di pauli, bruno stano