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Gli arresti. Questa notte i
militari israeliani hanno arrestato in Cisgiordania 30 esponenti di
Hamas, tra deputati e sindaci. Prima dell'alba i soldati hanno
bussato alla porta del ministro dell'Educazione Nasser Shaer e lo
hanno portato via, ha raccontato la moglie. Lo stesso è
successo all'ex ministro di gabinetto Abdel Rahman Zeidan, ai
parlamentari Bitawi, Abu Ser e ai sindaci di Nabuls, Qalquiliya e
Beita. Alcuni di loro erano già stati arrestati lo scorso
anno, dopo l'elezione di Hamas al governo dell'Anp e la cattura del
caporale israeliano Gilad Shalit. Il ministro della Difesa israeliano
Amir Peretz difende gli arresti sostenendo che “sono meglio delle
sparatorie” e dice che in questo modo Israele intende mandare un
messaggio ai miliziani che sparano razzi Qassam da Gaza, mentre da
parte palestinese si parla di “escalation dell'arroganza
israeliana” e si chiede il rilascio dei prigionieri. Critiche
all'operazione israeliana giungono anche e l'ufficio di Abu Mazen,
secondo cui questi arresti non fanno altro che innalzare la tensione
nell'area. Questa settimana i razzi caduti sulla cittadina di Sderot
hanno provocato la morte di una donna e alcuni feriti. Normalmente i
razzi fabbricati a Gaza non sono molto pericolosi, ma la popolazione
che vive a ridosso della Striscia ha raggiunto la soglia
dell'esasperazione e ha protestato veementemente contro Olmert e
tutto il governo israeliano. Proteste che affossano ulteriormente la
popolarità del premier ma, allo stesso tempo, forniscono
all'esecutivo un pretesto per bombardare i civili della Striscia e
arrestare dei legitttimi parlamentari e politici palestinesi.
Altri strumenti. Peretz ha fatto
sapere nei giorni scorsi di non gradire l'ipotesi di un'invasione su
larga scala della Striscia di Gaza e di preferire “altri
strumenti”, come i raid aerei, i bombardamenti dell'artiglieria e
gli arresti. La scorsa settimana la Striscia di Gaza era in balia dei
miliziani di Fatah e di Hamas che si sparavano per le strade, mentre
l'esercito israeliano bombardava a ripetizione le aree abitate,
causando la morte di 40 persone. I bombardamenti sulla Striscia sono
stati diretti contro miliziani e infrastrutture di Hamas, come se
Israele avesse scelto da che parte stare nello scontro fratricida.
L'alternativa di Peretz all'invasione sembra basarsi anche
sull'antica strategia del divide et impera: anche se eletto
democraticamente il governo di Hamas non può essere
riconosciuto per via della sua intransigenza, nemmeno dopo la
creazione dell'esecutivo di unità nazionale. Nei mesi scorsi
Abu Mazen e le milizie a lui legate, su tutte Forza 17 e le Brigate
dei Martiri di Al Aqsa, hanno ricevuto centinaia di milioni di
dollari da Israele e dagli Stati Uniti. E mercoledì scorso,
prima dell'inizio degli scontri tra palestinesi a Gaza, 500 miliziani
armati delle forze presidenziali e di Fatah sono stati fatti entrare
nella Striscia dal confine di Rafah, un valico indirettamente
controllato da Israele, noto soprattutto per il fatto di essere
spesso chiuso. Ieri notte, l'aviazione israeliana ha preso di mira
anche un ufficio di cambio a Gaza, ritenuto un tramite per i
trasferimenti di denaro verso le milizie di Hamas e Jihad Islamica. Naoki Tomasini