23/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



"Un caso emblematico della grave situazione di illegalità del sistema giudiziario afgano"
Rahmatullah Hanefi“Amnesty International, assieme ad altre organizzazioni di difesa dei diritti umani, sta seguendo da vicino e con molta preoccupazione la vicenda di Rahmatullah Hanefi: un caso emblematico della gravissima situazione di illegalità in cui versa il sistema giudiziario afgano”.
A parlare dalla sede centrale londinese di Amnesty è Sari Kouvo, ricercatrice che si occupa di Afghanistan per la nota organizzazione internazionale.
 
Qual è il giudizio di Amnesty sul sistema giuridico afgano che l’Italia aveva il compito di riformare al costo di 50 milioni di euro?
Pessimo. Amnesty ha più volte denunciato, anche nell’ultimo rapporto annuale appena presentato, la preoccupante mancanza di garanzie legali in Afghanistan: un paese dove la polizia e i servizi segreti ricorrono regolarmente a detenzioni illegali, maltrattamenti e spesso anche a torture nei confronti dei prigionieri. Questa grave situazione, queste palesi violazioni dei diritti umani dovrebbero essere tenute in seria considerazione da quei paesi come l’Italia che sono impegnati nell’ingrato compito di riformare in senso democratico e moderno il sistema giuridico afgano.
 
Cosa ne pensate del caso di Rahmatullah Hanefi, il responsabile afgano di Emergency arrestato oltre due mesi fa dai servizi segreti afgani?
Il caso Hanefi è paradigmatico perché rappresenta una palese violazione delle leggi afgane che, in caso di arresto, prevedono il diritto del detenuto a vedere un avvocato e soprattutto un limite di 15 giorni per la formulazione di accuse nei suoi confronti, limite che può essere raddoppiato se un giudice chiede un prolungamento delle indagini. Se queste accuse non vengono formalizzate nemmeno dopo un mese, il sospetto deve essere rilasciato. Hanefi invece è detenuto da ormai oltre due mesi senza che nessuna accusa formale sia stata mossa a suo carico e senza aver avuto accesso al suo avvocato.
 
Il Procuratore Generale afgano Abdul Jabar Sabet ha suggerito che il caso Hanefi potrebbe rientrare in una legislazione speciale per i crimini contro la sicurezza nazionale…
Sì, per giustificare le anomalie del caso Hanefi il Procuratore Sabet ha tirato in ballo leggi che lui stesso ha definito ‘segrete’. Leggi che Amnesty condanna duramente proprio in quanto assolutamente non-trasparenti ed evidentemente in contrasto con i principi legali basilari dello Stato di diritto.
 
Cosa chiede Amnesty International al governo afgano riguardo al caso Hanefi?
Chiediamo l’immediata scarcerazione di Rahmatullah Hanefi o quantomeno la formalizzazione delle accuse nei suoi confronti. Nella seconda ipotesi, continueremo a seguire da vicino l’evoluzione processuale della situazione.
 

Enrico Piovesana

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