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I fatti. Le parole di Raztinger pronunciate in
Brasile - “L'annuncio di Gesù e del suo Vangelo non
comportò, in nessun momento, un'alienazione delle culture
precolombiane, né fu un'imposizione di una cultura straniera”
- avevano sconvolto gli indios. “Il Papa è stato molto
arrogante e le sue parole non corrispondono alla verità -
aveva commentato il direttore del Coordinamento delle organizzazioni
indigene dell'Amazzonia brasiliana, Gesinaldo Sateré Mawé
- La storia umana mostra che l'evangelizzazione fu una strategia di
quella colonizzazione che decimò svariate popolazioni
indigene”. Ed ecco che oggi, davanti a 50 mila persone gremite in
piazza San Pietro, Benedetto XVI ha fatto esplicito riferimento alle
"sofferenze e ingiustizie inflitte dai colonializzatori alle
popolazioni indigene spesso calpestate nei loro diritti umani e
fondamentali", che tuttavia "non devono impedire di
prendere atto con gratitudine dell'opera meravigliosa compiuta dalla
Grazia divina tra quelle popolazioni nel corso di questi secoli".
Il discorso di oggi. Il Papa, è tornato comunque a sottolineare che "il Vangelo è
diventato nel Continente elemento portante di una sintesi dinamica
che, con varie sfaccettature, esprime l'identità del popolo
latino-americano". È tornato quindi a ribadire che
nell'epoca della globalizzazione, la fede cattolica "si presenta
ancora come la risposta più adeguata, purché animata da
una seria formazione spirituale e dai principi della dottrina sociale
della Chiesa". Poi un cenno al ruolo specifico della Chiesa nel
paese che lo ha ospitato: "Il Brasile custodisce valori
cristiani profondamente radicati, ma anche problemi sociali ed
economici. Per risolverli, la Chiesa deve mobilitare tutte le forze
spirituali e morali della sua comunità cercando opportune
convergenze con le altre energie sane del paese". Non poteva
mancare un riferimento alla Teologia della Liberazione, che
nell'intero continente e in Brasile in particolare ha tanto seguito:
al di là di "letture riduzioniste" del Vangelo, "la
cultura cristiana può animare una ‘riconciliazione’ tra
gli uomini e il creato – ha detto - a partire dal recupero della
dignità personale nella relazione con Dio Padre". Infine,
un ringraziamento al popolo brasiliano per “il calore con cui mi ha
accolto, grande e commovente”.
Niente scuse. Il papa, dunque, ha tentato di
rimediare chiarendo la posizione della Chiesa di Roma sulla questione
indigena, già precisata a suo tempo da Giovanni Paolo II, ma
il suo discorso è, comunque, ben altro da quel 'mea culpa' che gli
indigeni si aspettavano e che il presidente venezuelano Hugo Chavez
andava chiedendo a gran voce. “Come capo di stato, prego Sua
Santità di scusarsi - aveva detto Chavez - Non capisco come
possa affermare che l'evangelizzazione non fu imposta, se arrivarono
qui con archibugi e entrarono col sangue, il piombo e il fuoco. Sono ancora
caldi i resti dei martiri indigeni in queste terre. L'olocausto
indigeno fu persino peggiore di quello della II Guerra Mondiale
e né il Papa né nessun altro può negarlo”.
Chissà se le parole che Ratzinger ha scelto di rivolgere oggi
agli indigeni basteranno per rimediare a quel “Siamo
profondamente offesi”, pronunciato in coro da un capo all'altro del
continente latinoamericano. Stella Spinelli
Parole chiave: bendetto XVI, papa, indigeni, colonizzazione, evangelizzazione, Ratzinger, stella spinelli