stampa
invia
L'accusa. “Le pratiche di esame della città non selezionano gli aspiranti pompieri che
svolgerebbero meglio il loro importante compito di salute pubblica, e lasciano
fuori in maniera sproporzionata un grande numero di neri e ispanici qualificati”,
ha detto Wan J. Kim, vice procuratore generale della Divisione per i diritti civili.
I numeri gli danno ragione: a New York, dove il 54 percento della popolazione
è afro-americana o ispanica, i vigili del fuoco neri sono solo il 2,9 percento,
quelli ispanici il 4,5 percento di una forza composta da 11.000 uomini. In altre
grandi città, come Los Angeles e Philadelphia, la percentuale nel Corpo delle
due minoranze combinate supera il 40 percento, anche se questa maggiore eguaglianza
è dovuta più a ordini giudiziari che a una spontanea volontà delle autorità locali.
Ma anche nella stessa New York, i poliziotti neri sono il 16 percento del totale
e quelli ispanici il 25.
Le reazioni. Shayana Kadidal, un avvocato del Center for Constitutional Rights che in passato ha lavorato a una causa simile contro le autorità di New York,
è però scettico sulle dichiarazioni di Bloomberg. “I nuovi test hanno gli stessi
problemi dei vecchi, e comunque le assunzioni attuali sono ancora decise sulla
base degli esami del 2002”, spiega a PeaceReporter. “Il sindaco sostiene che la situazione è migliorata, ma la percentuale di afro-americani
nei vigili del fuoco era identica cinque anni fa. E nel 1973 era il tre percento,
quindi addirittura superiore a oggi”, aggiunge. E' scettico anche John Coombs,
presidente del sindacato dei pompieri afro-americani nella metropoli. “Il Dipartimento
dei vigili del fuoco, in questo momento, non sta servendo la città come dovrebbe”,
dice a PeaceReporter. “Quanti dei miei colleghi conoscono il cinese o il coreano, tanto per dire
due lingue diffuse tra le minoranze newyorchesi? Per non parlare dello spagnolo,
con tutti gli ispanici che vivono qui. Sono cose importanti, quando accorri in
un luogo dove si è verificata un'emergenza”.Alessandro Ursic