scritto per noi da
Erminia Calabrese
Nahar al –Bared significa 'fiume
freddo', ma sembra un paradosso. Perché a più riprese,
da domenica scorsa, molto sangue è colato, e continua a
colare, da questo campo di profughi palestinesi, situato al nord del
Libano.
Dubbi e incertezze. L’esercito
libanese continua a combattere contro delle ombre e dei fantasmi e
gli scontri sono violenti: sta lottando contro i miliziani del gruppo
Fateh al Islam, si dice.
Ma chi è Fateh al Islam? Un
gruppuscolo palestinese manipolato dalla Siria? Un gruppo affiliato
al Qaeda? Un gruppo di sunniti estremisti? Forse è tutto
questo, o forse no.
Il Fateh al Islam, che si dice
responsabile del sangue di Tripoli, non ha niente a che vedere con il
Fateh, padre fondatore della resistenza palestinese, non ha niente a
che vedere con i palestinesi, i suoi membri sono per la maggior parte
sauditi, libanesi e siriani (il fantasma preferito nel paese dei
cedri). Il Fateh al Islam sembra essere più una disgrazia che
una fortuna per il popolo palestinese, di nuovo sulla scena libanese
e per l’ennesima volta accusato. In ogni caso la Palestina, quella
ufficiale, si dice pronta a collaborare con le autorità
locali per poter sterminare questo gruppo e salvare i civili del
campo.
Tutto in una notte. Ogni
cittadino a Tripoli ha diritto di rimpiangere quel controllo che
domenica notte una pattuglia della polizia libanese ha effettuato in
un lussuoso appartamento di Tripoli, nell’appartamento di coloro
che in tarda nottata avevano rapinato una banca. Ciò che è
successo dopo ha il sapore di una tragedia, lo mostra il sangue di
questi giorni.
I finanziamenti di Fateh al Islam
deriverebbero dal Golfo Persico, dai petroldollari, dagli islamisti
sparsi in tutti i paesi del golfo, dicono alcuni, e non dalle rapine
di poche lire alle banche libanesi.
“L’ultima rapina è stata
alla Banca del Mediterraneo, che è di proprietà di
Hariri”, mi ha spiegato un dirigente del Partito Social Nazionale
Siriano oggi. “ La milizia che opera in questi giorni a Tripoli è
una milizia sunnita di Hariri”, ha aggiunto. “ E’ questo il
piano saudita, israeliano e statunitense per destabilizzare il
Libano”.
Ipotesi e timori. “Questa è
la mano della Siria, la conosciamo bene”, ha detto invece Joseph,
convinto ancora una volta dell’implicazione della Siria negli
affari libanesi.
La cospirazione è un argomento
ricorrente in Medio Oriente e in questo momento Siria, Palestinesi,
Israele, Usa tutti sono tirati in ballo a secondo se si parla con
sostenitori delle forze del 14 Marzo, filo americane, o con quelle
dell’8 Marzo, filo siriane. Ognuno di loro sa confezionarti una
storia che fila liscia,una storia logica, tanto logica che è
capace di convincerti.
Tutti accusano tutti, ma nessuno fa i
nomi. Quello che è certo è che qualcuno è molto
arrabbiato e che qualcun altro sta dirigendo questa rabbia molto
bene.
Nel tempo in cui il terrore a Tripoli
aumenta assieme al terrore di strada con le esplosioni di
Acharafiyye e di Verdun, quartieri centrali di Beirut, noi restiamo
qui ad aspettare, aspettare che gli uomini si zittiscano e che le
armi gridino, che le persone muoiano perché gli uomini
mordono. Alla fine di ogni pallottola c’è una storia che
finisce.