22/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Conclusa la crisi degli ostaggi nella moschea di Islamabad, prova di forza vinta dagli integralisti
Invece di aiutare l’Occidente a sconfiggere i talebani in Afghanistan, il Pakistan rischia di cadere esso stesso nelle mani dei talebani.

Studenti fuori dalla moscheaLa crisi della Lal Masjid. Dopo aver preso saldamente il controllo di tutte le regioni confinanti con l’Afghanistan, i talebani hanno portato la loro sfida al regime militare filo-occidentale di Musharraf direttamente nel cuore della capitale Islamabad, dove si trova la loro principale “centrale ideologica”: la moschea Lal Masjid. Qui, nei giorni scorsi, gli studenti coranici avevano sequestrato alcuni poliziotti pretendendo, in cambio del loro rilascio, la scarcerazione di diversi loro compagni arrestati. Il governo ha circondato l’edificio con migliaia di soldati, ma non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di un blitz: centinaia di studenti e studentesse armati di bastoni si sono detti pronti a combattere. Un bagno di sangue avrebbe fatto esplodere il paese. Musharraf ha dovuto trattare e oggi ha ottenuto la liberazione di tutti gli agenti. Non si sa cosa il governo abbia dato in cambio ai talebani della Lal Masjid.

Roghi di libri e cdLa sharìa a Islamabad. Questa crisi era iniziata lo scorso 6 aprile, quando il popolarissimo leader della moschea, Maulana Abdul Aziz, aveva annunciato la creazione di un tribunale islamico per garantire il rispetto della sharìa, la legge coranica, nella capitale. In pratica, aveva decretato la “talibanizzazione” di Islamabad. Alle parole, il Savonarola pachistano aveva fatto immediatamente seguire i fatti, sguinzagliando per le strade della città i taleb (studenti) delle due scuole coraniche della Lal Masjid perché imponessero il rispetto delle leggi del Corano. Negozi di libri e di musica sono stati attaccati, roghi di cd e libri sono stati accesi in tutta la città, attaccati anche i negozi dei barbieri e alcuni bordelli. Aziz ha poi lanciato una pesantissima minaccia: “Se il governo ostacolerà l’imposizione della sharìa a Islamabad, reagiremo con attacchi suicidi”. Una minaccia assai credibile per il governo, che nella Lal Masjid ha individuato il luogo di provenienza di diversi kamikaze entrati in azione nei mesi scorsi nella capitale.

Studentesse armate di bastoneUna moschea particolare. Da questa moschea proveniva anche uno dei kamikaze degli attenatti di Londra del 7 luglio 2005: donne in burqa nero armate di bastoni impedirono l’ingresso della polizia che era venuta a svolgere indagini.
In questa moschea, durante le prediche del venerdì, sono echeggiati ripetuti appelli all’eliminazione fisica di Musharraf, accusato di essere un servo degli infedeli, un lacché degli Stati Uniti, un menico dell’Islam.
Da questa moschea era stato emanato nel 2004 un editto che impediva di celebrare il funerale islamico ai soldati governativi morti combattendo i talebani in Waziristan.
Maulana Abdul Aziz, ex-combattente della jihad anti-sovietica in Afghanistan, non ha mai fatto mistero dei suoi rapporti con il leader spirituale dei talebani, Mullah Omar, con Osama bin Laden e il suo luogotenente Ayman al-Zawahiri e con altri leader di importanti movimenti jihadisti internazionali. 

Rivoluzione islamica. Ma, soprattutto, Lal Masjid è frequentata da molti “papaveri” del regime pachistano – generali dell’esercito e ufficiali dei servizi segreti – che sono contrari a Musharraf e alla sua politica filo-occidentale e che non aspettano altro che un pretesto per scatenare una rivoluzione islamica nel Paese. Musharraf lo sa bene. Per questo ha preferito trattare.


Enrico Piovesana

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