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La crisi della Lal Masjid. Dopo aver preso saldamente il
controllo di tutte le regioni confinanti con l’Afghanistan, i talebani
hanno portato la loro sfida al regime militare filo-occidentale di
Musharraf direttamente nel cuore della capitale Islamabad, dove si
trova la loro principale “centrale ideologica”: la moschea Lal Masjid.
Qui, nei giorni scorsi, gli studenti coranici avevano sequestrato
alcuni poliziotti pretendendo, in cambio del loro rilascio, la
scarcerazione di diversi loro compagni arrestati. Il governo ha
circondato l’edificio con migliaia di soldati, ma non ha mai preso in
considerazione l’ipotesi di un blitz: centinaia di studenti e
studentesse armati di bastoni si sono detti pronti a combattere. Un
bagno di sangue avrebbe fatto esplodere il paese. Musharraf ha dovuto
trattare e oggi ha ottenuto la liberazione di tutti gli agenti. Non si
sa cosa il governo abbia dato in cambio ai talebani della Lal Masjid.
La sharìa a Islamabad. Questa crisi era iniziata lo scorso 6
aprile, quando il popolarissimo leader della moschea, Maulana Abdul
Aziz, aveva annunciato la creazione di un tribunale islamico per
garantire il rispetto della sharìa, la legge coranica, nella capitale.
In pratica, aveva decretato la “talibanizzazione” di Islamabad. Alle
parole, il Savonarola pachistano aveva fatto immediatamente seguire i
fatti, sguinzagliando per le strade della città i taleb (studenti)
delle due scuole coraniche della Lal Masjid perché imponessero il
rispetto delle leggi del Corano. Negozi di libri e di musica sono stati
attaccati, roghi di cd e libri sono stati accesi in tutta la città,
attaccati anche i negozi dei barbieri e alcuni bordelli. Aziz ha poi
lanciato una pesantissima minaccia: “Se il governo ostacolerà
l’imposizione della sharìa a Islamabad, reagiremo con attacchi
suicidi”. Una minaccia assai credibile per il governo, che nella Lal
Masjid ha individuato il luogo di provenienza di diversi kamikaze
entrati in azione nei mesi scorsi nella capitale.
Una moschea particolare. Da questa moschea proveniva anche uno
dei kamikaze degli attenatti di Londra del 7 luglio 2005: donne in
burqa nero armate di bastoni impedirono l’ingresso della polizia che
era venuta a svolgere indagini.
Enrico Piovesana