25/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un gruppo di studenti palestinesi, a Londra per un progetto di pace, guardano con preoccupazione il futuro della loro terra
scritto per noi da
Cecilia Anesi
 
Mentre a Gaza la violenza non accenna a fermarsi, a Londra un gruppo di giovani palestinesi dell’ Olive Tree Project lavora nella speranza di raggiungere la pace nella loro terra.
Olive Tree Project e’ un programma di borse di studio che, annualmente, offre la possibilità a dodici israeliani e palestinesi di studiare alla City University di Londra, condividendo gli appartamenti delle residenze universitarie e promuovendo il dialogo.

foto di gruppo dei ragazzi del Olive Tree Project, ricevuti al parlamento ingleseLo spettro della guerra. Per la prima volta, dal settembre scorso, gli studenti palestinesi del progetto si trovano a parlare di guerra civile, quando sembra che non sia più Israele a causare sofferenza, ma un conflitto interno. Cinque studenti palestinesi siedono attorno ad un tavolo.
Khalil Bitar, 23 anni , studente di politica e relazioni internazionali con due occhi color smeraldo, dice rivolto agli altri: “Se qualcuno la settimana scorsa mi avesse chiesto cosa pensavo della situazione a casa avrei parlato di Israele e del momento particolarmente difficile che la Palestina sta attraversando. Oggi, invece, il conflitto è tra palestinesi. Mi sento come se i palestinesi fossero davvero soli al mondo”.
“Sono molto triste di fronte al fatto che i palestinesi combattano tra loro. E’ una vergogna che dopo tutti questi anni di occupazione, siamo finiti a spararci addosso tra noi, e questo succede solo per interessi personali di quelli che ci ‘governano’. Lo fanno per ottenere più potere, più denaro e per vendette prsonali, magari su questioni vecchie di trenta anni”, dice Wael Alsousi, 23 anni, studente di ingegneria informatica originario di Gaza.
“Vorrei avere miliardi di sterline per tornare a Gaza e comprare tutte le armi che girano per strada. Poi alzerei il prezzo dei proiettili alle stelle, cosi che la gente prima di sparare ci pensi due volte. Quando sparare non conviene più, vedresti la gente smettere di sparare laggiù a Gaza”, dice Adwan di Rafah, che si sta laureando in giornalismo.

ragazzi israeliani e palestinesi lavorano assieme nell'ambito del Olive Tree ProjectTra polemiche e paure. “Il problema è che l’Occidente non ha accettato Hamas”, dice Khalil, “però Hamas è stato democraticamente eletto dai palestinesi, dopo che per anni Fatah ha fatto una politica di guerra e corruzione. Non abbiamo mai ottenuto la pace con Israele. E adesso per la vittoria elettorale di Hamas, la gente è stata lasciata dieci mesi senza stipendio, senza lavoro e senza la libertà di muoversi: la striscia di Gaza è una prigione a cielo aperto. Volete indovinare come si sente la gente? La gente non crede più nella comunità internazionale, gli attacchi suicidi aumenteranno e le persone continueranno a combattere tra di loro per le risorse e per il controllo del territorio.”
“Certo, la gente e’ esplosa”, commenta Wael. Khalil riprende parola e racconta. “Quando sono tornato a casa, dopo due anni di Collegio del Mondo Unito a Hong Kong, ero pieno di speranze e pensavo con convinzione che la pace si potesse ottenere facilmente. Dopo tre anni trascorsi a casa, sotto l’occupazione militare, ho vissuto la resistenza palestinese, che spesso viene illustrata in maniera errata dai media israeliani. Adesso che sono a Londra e vivo con degli israeliani, sono maturato e non credo in una pace prodotta dal nostro governo. Pace per me è quando torno e costruisco la mia organizzazione, nella quale lavorare assieme a degli israeliani per aiutare i palestinesi”.

wael al confine di rafah, tra la Striscia di Gaza e l'EgittoUn futuro incerto. La domanda principale che si pongono Adwan, Wael, Khalil e gli altri è come contribuire alla costruzione della pace una volta finiti i loro studi.
“Il problema del Medio Oriente non verrà certo risolto da noi – dice Khalil – ma la chiave sta nell’ educare i giovani israeliani e palestinesi che vogliono lavorare per un futuro migliore, facendoli lavorare assieme.” Mazen Zu’bi, 22 anni, di Nazareth, pensa che: “vivere e studiare insieme sia un primo passo essenziale, ma bisogna tornare a casa e sviluppare lì i progetti.”
“Prima o poi s'inzierà a credere alla pace. La Palestina è ancora piena di gente religiosa e di estrema destra, mentre Israele è ancora pieno di coloni razzisti che vorrebbero mandare tutti i palestinesi in Giordania - aggiunge Khalil – c’è la luce della pace nei ragazzi che stanno lavorando sodo per ottenere la pace e che non sono pacifisti per partito preso. Noi non lavoriamo per la pace perché ci piace come idea, ma perché abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la durezza della guerra e abbiamo visto i nostri fratelli, parenti, amici morirci davanti”, conclude Khalil, mentre gli altri lo guardano pensierosi.