"Mettiamo in guardia l'Esercito libanese dalle conseguenze del persistere
nei suoi atti provocatori contro i nostri mujaheddin che, se non cesseranno,
apriranno le porte dell'inferno per i soldati e per l'intero Libano".
Battaglia all’alba. Questo il testo di un comunicato diffuso mentre non si placa ancora l’eco della
battaglia di questa mattina tra militari libanesi e miliziani di Fatah al-Islam,
un gruppo sunnita, nato lo scorso anno da una scissione con Fatah al-Intifada,
uno dei gruppi armati della galassia dei profughi palestinesi in Libano. Le violenze
sono cominciate questa mattina, quando l’esercito regolare di Beirut ha tentato
un’incursione in un edificio nella città libanese di Tripoli, nel Libano settentrionale,
in un’operazione finalizzata alla cattura di elementi di spicco del gruppo. Fatah
al-Islam ha la sua base nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, nelle
vicinanze di Tripoli.
Il bilancio provvisorio è molto grave: 48 morti, tra i quali 23 soldati e 19
miliziani. Il resto delle vittime e' costituito da civili, tra cui due bambini,
mentre i feriti sono oltre una sessantina.
Un gruppo oscuro. Molto si è detto e scritto su Fatah al-Islam: per alcuni è vicina ad al-Qaeda,
per altri obbedisce agli ordini di Damasco. E proprio la Siria, quasi a voler
segnare una distanza dagli avvenimenti, ha chiuso le frontiere con il paese dei
Cedri dopo l’accaduto. A febbraio scorso, in un villaggio cristiano nei pressi
di Beirut, tre persone restarono uccise in un attentato contro un autobus e venne
accusato proprio il gruppo Fatah al-Islam e il suo leader, Shaker al-Abssi, veterano della resistenza palestinese e condannato a morte in Giordania per
l’assassinio
di un diplomatico Usa nel 2002. Stessa condanna e stessa accusa di al-Zarqawi,
l’uomo di al-Qaeda in Iraq. Ed è per questo e non solo che anche il gruppo di
base in Libano è ritenuto connesso al presunto network del terrore che fa capo
a Osama bin Laden. Abbsi ha sempre negato qualsiasi legame sia con Osama che con
i servizi segreti siriani, pur rappresentando un’ala dura della lotta armata
palestinese, tanto che in molti sostengono che il gruppo abbia introdotto la sharia
nei campi profughi.
Tensione alle stelle. Il premier libanese Seniora ha lanciato un appello alla calma, ma sempre più
la situazione interna del Libano appare frammentata e confusa. La tensione che
scorre tra lo schieramento ‘filo-siriano’, che farebbe capo ai miliziani di Hezbollah,
e quelli ‘anti-siriani’, arroccati attorno all’attuale governo, non accenna a
diminuire e la soluzione armata prende corpo. Le continue sollecitazioni da parte
dell’esecutivo Seniora per l’istituzione di un tribunale internazionale per accertare
le responsabilità dell’omicidio dell’ex premier Rafik Hariri, avvenuto a febbraio
2005, non farà altro che allargare questa divisione, e aggravare una situazione
sul campo dove ora si aggiunge anche un attore sottovalutato come Fatah al-Islam.