Scritto per noi da
Meri Calvelli
Venerdi. É la quinta
giornata dalla ripresa delle violenze a Gaza e per tutto il giorno,
come nel precedente, sono continuati gli attacchi israeliani e le
sparatorie tra fazioni. L'esercito israeliano, in seguito al fitto
lancio di razzi Qassam su di Sderot, è rientrato nella
striscia via terra, posizionando i carri armati nella zona nord di
Beit Lahya, e ha colpito con l'artiglieria alcune aree interne a
Gaza. Un intero isolato di Gaza City è stato raso al suolo.
Diverse auto con a bordo militanti di Hamas sono state centrate dai
missili sparati dagli aerei senza pilota israeliani. Anche questa
volta a pagare il prezzo più alto è stata la
popolazione civile, anziani e bambini colpiti inutilmente. Ma queste
sono le operazioni mirate, chirurgiche soltanto in teoria.

Al termine della preghiera del venerdi
ci sono stati anche episodi di violenza tra le fazioni palestinesi.
Uomini di Hamas hanno percorso le strade di Gaza attaccando e dando
alle fiamme obbiettivi considerati della fazione opposta. Un
giornalista della Tv di Abu Dabi è stato rapito per qualche
ora, e poi rilasciato, la stessa sorte è capitata anche ad
altri leader di Fatah. "Quello che sta succedendo è
assurdo" dicono alcuni rappresentanti delle organizzazioni per i
diritti umani. Ieri si era parlato di attacco contro
l'Università islamica da parte della guardia nazionale , ma
testimonianze di locali che vivono vicino all'ateneo sostengono
invece che l'attacco non c'è stato e che Hamas sta conducendo
una campagna di disinformazione, accusando Fatah di sparatorie
inesistenti. Da parte dei due leader, Abbas e Haniyeh, arrivano
appelli a ritirare le fazioni armate e mascherate dalle strade, ma
nessuno pare intenzionato ad ascoltarli e il braccio di ferro sembra
destinato a proseguire.
Sabato. Questa mattina gli
scontri sono ripresi molto presto. Israele ha sparato missili contro
installazioni di Hamas, ma soprattutto sulla popolazione civile del
nord della striscia. Dalle testimonianze raccolte qua e la tra la
popolazione si capisce che quello che sta succedendo è visto
come una vergogna per tutto il popolo palestinese. La gente non riesce a vedere
la fine e
si chiede dove andrà a finire. I palestinesi di Gaza si
chiedono anche chi abbia interesse a provocare questa esplosione di
violenza e per quale motivo vengano date notizie non vere su quello
che accade.

Le strade di Gaza sono piene di chek point e i miliziani
mascherati fermano le poche auto che girano in cerca di provviste
alimentari. Da sei giorni è impossibile uscire di casa e la
situazione si è sempre più pesante. La gente telefona
alle radio che ancora danno voce ai civili senza fare propaganda.
Piange disperata e si chiede dove siano finiti i palestinesi e i veri
musulmani. La gente non accetta questa situazione ma ha le mani
legate. Ha provato a scendere in piazza ma la risposta sono stati
solo proiettili. Anche da alcune moschee, i muezzin richiamano i
fedeli e i fratelli a fermare il sangue. Ma nonostante i molti
appelli, nessuno ascolta. Nessuno risponde e da retta ai propri
leader. Decine di morti inutili vengono lasciati sull'asfalto, da una
e dell'altra parte, per mano dei fratelli e per mano della potenza
occupante. Non si può capire quello che sta
passando la gente di Gaza in questo momento finché non li si
vede costretti a fuggire per strada e a nascondersi.
Poco fa la notizia dell'ennesima tregua
tra Fatah e Hamas. Durerà o sarà solo una trappola.
Intanto anche Abu Mazen dovrebbe rientrare a Gaza e ha chiesto agli
Stati Uniti di fermare gli attacchi israeliani per non peggiorare
ulteriormente la situazione.