Come si è arrivati all'anarchia violenta di questi giorni a Gaza? Sei ragioni per una crisi
La violenza è tornata
nella Striscia di Gaza. Si supponeva che queste sanguinose
manifestazioni sarebbero cessate dopo la firma dei leader dei due
movimenti dell’accordo di riconciliazione alla Mecca e dopo
l’entrata nella partnership politica che ha prodotto la formazione
del governo di unità nazionale. Tuttavia sembra che alcuni
sviluppi e situazioni che ci sono stati da allora abbiano portato
all’attuale escalation di tensione e, nuovamente, alla trappola
della lotta intestina. Questi sviluppi possono essere riassunti in
questo modo:
Primo. É
chiaro che le ali estremiste nei movimenti Hamas e Fatah non erano
soddisfatte dell’accordo di riconciliazione e dell’entrata nella
partnership politica, poiché l’ala militare del movimento di
Hamas non sembra contenta che la tregua continui, che si fermino i
lanci dei missili e che si rinunci alle operazioni suicide, anche
solo temporaneamente. D’altra parte l’ala moderata nel movimento
Fatah avverte che l’accordo di Mecca ha dato ad Hamas legittimità
politica e ha consolidato la sua leadership nel governo, così
come questa ala, assetata di scontri e confronti, avverte che la
leadership di Fatah ha fatto grandi concessioni, perdendo
un’occasione preziosa per ripristinare il controllo sul governo e
sulla situazione in generale.
Secondo. L’accordo
di riconciliazione a Mecca, e il governo che ne è scaturito,
ha fallito nell’ottenere la fine dell’embargo economico imposto
al popolo palestinese e il riconoscimento internazionale al governo
di unità nazionale, cosa che ha giocato a favore dei
sostenitori della linea dura di entrambe le parti. Quelli che nel
movimento Fatah si oppongono alla partnership con Hamas hanno
continuato a ripetere nelle loro riunioni private: “Visto? ve lo
avevamo detto…”, mentre nel movimento Hamas gli estremisti non
hanno nascosto il loro risentimento per l’entrata nel governo e per
la firma dell’accordo di riconciliazione senza aver ottenuto
garanzie arabe e internazionali certe sulla fine dell’embargo.
Terzo. I complotti
israeliani non hanno mai smesso di seminare discordia e di lavorare
per far saltare l’accordo fra le due parti, ed è plausibile
che siano proprio elementi legati agli apparati di sicurezza
israeliani a compiere le operazioni di liquidazione di membri
appartenenti ad entrambe le parti, per accendere la miccia di nuovi
sanguinosi scontri.
Quarto. L’annuncio
degli Stati Uniti di voler elargire la somma di 60 milioni di dollari
per addestrare e armare la guardia presidenziale palestinese ha
aumentato i sospetti e i dubbi di Hamas sulle intenzioni del
presidente Mahmud Abbas e sui suoi consiglieri per la sicurezza,
soprattutto quelli noti per la loro evidente inimicizia nei confronti
di Hamas in particolare e di altri movimenti di resistenza in
generale.
Quinto. L’escalation
delle campagne mediatiche tra i due movimenti, nelle ultime settimane
è senza precedenti, tanto che alcuni programmi radiofonici e
televisivi contenevano un chiaro incitamento all’omicidio e
all’esecuzione sanguinosa di alcuni personaggi-simbolo, cosa che ha
creato un clima di tensione e di risentimento in entrambe le parti.
Sesto. L’aumento
del problema dell’anarchia nell’ordine pubblico e l’incremento
dei crimini, il rapimento del giornalista britannico Alan Johnston,
il continuo contrabbando di armi che ha trasformato la Striscia di
Gaza in una giungla di armi.
In questa atmosfera
congestionata, gli scontri, le liquidazioni e i rapimenti ne sono la
naturale conseguenza, ma il rischio è che arrivano in un
momento in cui le forze israeliane si preparano a invadere la
Striscia, confermando quindi la presenza della mano israeliana che,
direttamente o indirettamente, lavora diligentemente per incendiare
la sedizione.