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Bici halal.
Il nuovo mezzo non è
ancora in circolazione, ma già si sa che sarà una bici
carenata nella parte inferiore, per coprire la parti più intime
del corpo. Incurante di quanto un mezzo simile possa
apparire ridicolo, il governo ha annunciato il
suo avvento come una conquista: “La bicicletta islamica per le donne -ha
spiegato Elaneh Sofali, uno dei responsabili del progetto- permetterà
di incoraggiare lo sport femminile”. In Iran la bicicletta è
considerata un mezzo tipicamente maschile, e le poche donne che hanno
cercato di opporsi al divieto di usarla hanno subito insulti e
aggressioni. Negli anni novanta, l'uso della bici venne incoraggiato
da Faezeh Hashemi, figlia dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani
e presidente della federazione sportiva femminile. Il suo impegno
servì a eliminare il divieto, ma non la censura della società che,
con l'avvento del radicale Ahmadinejad, è tornata
prepotentemente a farsi sentire. Recentemente, il governo ha anche
imposto il divieto di compiere qualsiasi attività sportiva
durante gli orari di preghiera, che ricorrono cinque volte al giorno.
Sportive. L'accesso allo sport
per le donne iraniane è un processo lento, fatto di piccoli
progressi e passi indietro. Nel 2003 a Teheran si giocò la
prima partita di calcio tra squadre femminili, scese in campo in
calzoncini e maglietta, ma in quell'occasione allo stadio poterono
entrare solo donne. Il loro diritto ad accedere agli
spalti è stato oggetto di proteste pubbliche nel 2005, ma
nemmeno allora le autorità consentirono alle iraniane di fare
il tifo assieme agli uomini. Lo scorso settembre, Laleh Seddigh infranse il taboo
delle donne al volante
vincendo un rally e facendo mangiare la polvere ai colleghi maschi. Ma la sua
impresa non fu indicata come
esempio per le donne iraniane, anzi: la televisione inquadrò
il podio oscurando il gradino più alto, dove Laleh esultava.
Censura. Complice anche il clima
di assedio, che avvolge l'Iran come una nebbia, la campagna del
regime teocratico per la moralizzazione della società si sta
scagliando ciecamente contro tutto quello che appare occidentale, e
dunque corrotto. Il controllo su internet è tra più
stretti al mondo, e anche la televisione ha dovuto adeguarsi alle
nuove disposizioni, che impongono scene di preghiera in tutti i
programmi, compresi film e quiz. In primavera è stata lanciata una campagna di
repressione dei vestiti indecenti che ha visto un milione di donne
fermate dai Guardiani della Rivoluzione e oltre 10 mila processate,
con l'accusa di “immoralità”. La campagna ha
riguardato anche gli uomini, cui è vietato girare in
pantaloncini, portare simboli al collo ed esibire scritte
“aggressive” sulle magliette. Persino i parrucchieri sono stati
diffidati dall'eseguire acconciature moderne. All'inizio di maggio le
autorità iraniane hanno arrestato Haleh
Esfandiari, una famosa avvocatessa e
docente impegnata nella difesa dei diritti delle donne. La donna, che vive in
esilio, è stata
fermata al suo arrivo a Teheran, interrogata e condotta nel carcere
di Evin con l'accusa di “minaccia alla sicurezza nazionale”. Secondo le autorità
la donna farebbe parte di un'organizzazione statunintense, finanziata dal miliardario
George Soros allo scopo di far cadere il regime di Teheran.
Naoki Tomasini
Parole chiave: Bici islamica, Laleh Seddigh, Elaneh Sofali, Haleh Esfandiari