22/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra stravaganze e abusi, continua la campagna puritana del regime di Teheran
La repressione culturale in atto in Iran continua a sfornare notizie al limite dello stravagante, ma anche gravi abusi rispetto ai diritti civili da parte dei Guardiani della Rivoluzione. L'ultima trovata del regime degli ayatollah è la bicicletta islamica, per le donne che vogliono muoversi su due ruote senza rischiare di mostrare le gambe e subire i rimproveri degli  stessi Guardiani.

Iraniane in TandemBici halal. Il nuovo mezzo non è ancora in circolazione, ma già si sa che sarà una bici carenata nella parte inferiore, per coprire la parti più intime del corpo. Incurante di quanto un mezzo simile possa apparire ridicolo, il governo ha annunciato il suo avvento come una conquista: “La bicicletta islamica per le donne -ha spiegato Elaneh Sofali, uno dei responsabili del progetto- permetterà di incoraggiare lo sport femminile”. In Iran la bicicletta è considerata un mezzo tipicamente maschile, e le poche donne che hanno cercato di opporsi al divieto di usarla hanno subito insulti e aggressioni. Negli anni novanta, l'uso della bici venne incoraggiato da Faezeh Hashemi, figlia dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani e presidente della federazione sportiva femminile. Il suo impegno servì a eliminare il divieto, ma non la censura della società che, con l'avvento del radicale Ahmadinejad, è tornata prepotentemente a farsi sentire. Recentemente, il governo ha anche imposto il divieto di compiere qualsiasi attività sportiva durante gli orari di preghiera, che ricorrono cinque volte al giorno.

Laleh Seddigh, prima rallysta iranianaSportive. L'accesso allo sport per le donne iraniane è un processo lento, fatto di piccoli progressi e passi indietro. Nel 2003 a Teheran si giocò la prima partita di calcio tra squadre femminili, scese in campo in calzoncini e maglietta, ma in quell'occasione allo stadio poterono entrare solo donne. Il loro diritto ad accedere agli spalti è stato oggetto di proteste pubbliche nel 2005, ma nemmeno allora le autorità consentirono alle iraniane di fare il tifo assieme agli uomini. Lo scorso settembre, Laleh Seddigh infranse il taboo delle donne al volante vincendo un rally e facendo mangiare la polvere ai colleghi maschi. Ma la sua impresa non fu indicata come esempio per le donne iraniane, anzi: la televisione inquadrò il podio oscurando il gradino più alto, dove Laleh esultava.

Haleh EsfandiariCensura. Complice anche il clima di assedio, che avvolge l'Iran come una nebbia, la campagna del regime teocratico per la moralizzazione della società si sta scagliando ciecamente contro tutto quello che appare occidentale, e dunque corrotto. Il controllo su internet è tra più stretti al mondo, e anche la televisione ha dovuto adeguarsi alle nuove disposizioni, che impongono scene di preghiera in tutti i programmi, compresi film e quiz. In primavera è stata lanciata una campagna di repressione dei vestiti indecenti che ha visto un milione di donne fermate dai Guardiani della Rivoluzione e oltre 10 mila processate, con l'accusa di “immoralità”. La campagna ha riguardato anche gli uomini, cui è vietato girare in pantaloncini, portare simboli al collo ed esibire scritte “aggressive” sulle magliette. Persino i parrucchieri sono stati diffidati dall'eseguire acconciature moderne. All'inizio di maggio le autorità iraniane hanno arrestato Haleh Esfandiari, una famosa avvocatessa e docente impegnata nella difesa dei diritti delle donne. La donna, che vive in esilio, è stata fermata al suo arrivo a Teheran, interrogata e condotta nel carcere di Evin con l'accusa di “minaccia alla sicurezza nazionale”. Secondo le autorità la donna farebbe parte di un'organizzazione statunintense, finanziata dal miliardario George Soros allo scopo di far cadere il regime di Teheran. 
 
Gogna. La campagna di moralizzazione è entrata da poco nella sua seconda fase. Le operazioni di polizia si sono intensificate prendendo di mira la piccola criminalità e le bande giovanili, ma le forze di sicurezza si sono spinte fino al punto di mettere alla gogna comuni cittadini. Fonti locali riferiscono di decine di persone bastonate in piazza, costrette a bere dalle brocche per il cesso o umiliate in groppa agli asini. Le immagini di questi abusi sono finite sui media nazionali e hanno suscitato le proteste dell'ala riformista del Majliss, il parlamento iraniano. Il deputato Dehghan, membro della commissione Giustizia del parlamento, ha condannato pubblicamente questo tipo di pratiche, ma la sua voce e quella di tutti gli altri moderati iraniani che si sono espressi pubblicamente contro le modalità di questa campagna, sembrano destinate a rimanere inascoltate.

Naoki Tomasini

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