Il Presidente del Montenegro, Filip
Vujanovic, il primo maggio scorso ha incontrato a Washington il capo
della diplomazia Usa, Condoleezza Rice, per la firma di un importante
accordo di cooperazione militare.
L’accordo definisce lo
status legale dei membri delle forze armate Usa in Montenegro e delle
loro proprietà. In realtà, l’accordo permette alle
truppe Usa di stabilirsi nel paese in modo permanente e sottolinea “i
diritti e le responsabilità tra gli Usa e il governo ospite
riguardo la giurisdizione penale e civile”.
Un accordo controverso. “Questo
accordo sullo status delle forze armate, che il presidente Vujanovic
ed io firmiamo, costituisce la base affinché il personale
militare degli Stati Uniti operi in Montenegro per attività
reciprocamente concordate”, ha dichiarato la segretaria di stato
Condoleeze Rice, subito dopo la firma del trattato militare che
permette agli Stati Uniti di “dislocare forze militari in
Montenegro”. “Ciò permetterà scambi regolari,
esercitazioni comuni e altre forme di cooperazione in Montenegro”
ha aggiunto la Rice.
Oltre a precisare che ora "il
Montenegro si sente più sicuro”, il presidente montenegrino
vede nell’accordo anche una dimensione economica. “Desideriamo
che la nostra amicizia assuma anche un’altra dimensione, relativa
all’ambito economico, e che le aziende americane vengano in
Montenegro e prendano parte alla privatizzazione, agli investimenti e
all’economia del paese”, ha dichiarato Vujanovic.
Pochi
giorni dopo, il ministero degli Esteri del Montenegro ha aggiunto che
il Montenegro ha accettato l’accordo con gli Stati Uniti in base al
quale i cittadini americani sospettati di crimini di guerra non
saranno estradati al Tribunale penale internazionale.
Il
segretario del ministero degli Esteri del Montenegro, Vladimir
Radulovic, ha dichiarato che il 19 aprile scorso, il Montenegro e gli
Stati Uniti si sono scambiati alcune note diplomatiche con cui il
Montenegro ha accettato l’impegno di non estradare i cittadini
statunitensi al Tribunale penale internazionale.
Una speranza boicottata. Il Tribunale
penale internazionale è stato fondato con lo Statuto di Roma
il primo maggio 2002. Scopo dello Statuto è di mettere fine
all’impunità per i crimini più gravi secondo il
principio di complementarità: il Tribunale internazionale
penale esercita la sua competenza se lo Stato interessato non assume
le misure che gli sono proprie per far sì che nessun individuo
possa ritenersi al di sopra della legge e possa beneficiare
dell’impunità per crimini così gravi.
L’Articolo
98 dello Statuto di Roma tratta delle relazioni tra gli obblighi
degli Stati membri derivanti dallo Statuto di Roma e i loro obblighi
derivanti dal diritto internazionale, in particolare dagli accordi
preesistenti stipulati in occasione dell’invio, da parte di uno
Stato, di forze in un altro Stato. Secondo molti delegati ufficiali
presenti alla conferenza tenutasi a Roma nel giugno del 1998
quell’articolo si riferiva esclusivamente a regolare possibili
conflitti tra il nascente Statuto e gli accordi preesistenti e non -
come interpretavano gli Stati Uniti - a incitare gli Stati a
suggellare accordi futuri. L’interpretazione dell’Articolo
98 ha portato gli Stati Uniti fino al postulato secondo il quale la
competenza del Tribunale internazionale penale non deve in alcun caso
esercitarsi nei confronti di cittadini americani sospettati di
genocidio, di crimini di guerra o contro l’umanità.
Da
tempo gli Stati Uniti hanno iniziato una campagna a livello mondiale
per persuadere i vari Stati a stringere accordi per l’immunità
di giurisdizione. Con tali accordi né gli Stati Uniti né
gli altri Stati sono tenuti ad aprire un’inchiesta nei confronti di
un militare americano accusato dal Tribunale d’aver commesso quei
crimini. Tutto questo sotto la poco velata minaccia di sospensione
dell’assistenza militare agli Stati che non concludano un accordo
di immunità di giurisdizione con gli Usa e il rischio che
venga loro bloccato un eventuale ingresso nella Nato. Secondo
i dati del Dipartimento di Stato Usa, del dicembre 2006, gli Stati
Uniti hanno concluso 102 accordi di questo tipo con vari paesi, tra
cui figurano anche alcuni paesi firmatari dello Statuto di Roma. Per
lo più si tratta di paesi con una debole organizzazione
statale ed economica.
La frenata Ue. Secondo il settimanale montenegrino
Monitor, se i parlamenti di questi Stati dovessero ratificare
tali accordi, violerebbero l’Articolo 86 dello Statuto di Roma che
li obbliga ad arrestare il personale accusato di suddetti crimini e a
consegnarlo al Tribunale internazionale penale.
In questo
modo, gli Stati praticamente abdicano al loro diritto sovrano di
giudicare persone accusate di aver commesso crimini sul proprio
territorio nazionale. Nel sud est Europa gli obiettivi
strategici di molti paesi sono l’ingresso nell’Ue, e spesso anche
nella Nato. Sicché la politica estera di questi paesi viene
fortemente influenzata dall’Ue e dagli Stati Uniti. Le dispute tra
Usa e Ue spesso portano i paesi del sud est Europa in situazioni
molto difficili. Fino ad ora gli accordi bilaterali con gli Usa sono
stati firmati da alcuni paesi della regione come la Romania,
l’Albania, la Bosnia Erzegovina, la Macedonia e ora anche il
Montenegro. Secondo quanto riporta l’emittente
Voice of
America (4 maggio), la prima reazione ufficiale dell’Unione
europea, alla notizia della conclusione dell’accordo sulla non
estradizione dei cittadini americani al Tribunale internazionale
penale, è stato un “no comment”.
Il Montenegro
aveva siglato il documento preliminare dell’Accordo di associazione
e stabilizzazione con l’Unione europea il 15 marzo scorso. La firma
ufficiale dell’Accordo era prevista per il mese di giugno, ma
improvvisamente è stata spostata all'ottobre prossimo. Lo
spostamento è dovuto a cause “tecniche e procedurali” -
l’Accordo deve essere tradotto nelle 23 lingue dei paesi membri
dell’Ue e deve anche passare “la riformulazione giuridica” - è
stata la spiegazione ufficiale dell’Ue (
B92, 16 maggio). Tra
l'altro - si sottolinea da Bruxelles - il Commissario europeo per
l’allargamento, Olli Rehn, aveva già chiesto in passato al
premier montenegrino, Zeljko Sturanovic, di stralciare l’accordo
con gli Stati Uniti sull’Articolo 98.
Firmando il
controverso accordo con gli Usa, il Montenegro ha aperto le porte
verso l’integrazione nella Nato, ma allo stesso tempo si sta
scontrando fortemente con l’Unione europea, che con la sua politica
ufficiale si oppone alla non estradizione dei soldati americani.
Secondo la politica dell’Ue non è possibile concepire un
doppio binario per i cittadini americani che possa, in alcuni casi,
sottrarre alla giustizia internazionale l’autore di crimini contro
l’umanità.
Jadranka Gilic*