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Giustizia è fatta. Il giudice, Raymond Alves
Flexa, ha condannato Moura, 36 anni, al massimo della pena,
appellandosi alla sua “personalità violenta, non adatta alla
vita in società”. Ha vinto la tesi dell'accusa, dunque, che sin da subito ha puntato
il dito contro il giovane imprenditore che, per vendetta, ha
pagato tre uomini – due sicari e un intermediario già
condannati – e fatto eliminare quella suora scomoda. Dorothy Stang,
infatti, lo aveva appena denunciato per incendi illegali appiccati per far
sfollare la gente e sfruttare i terreni.
La voce amica. In 30 anni, più di
mille persone sono morte per litigi scatenati da conflitti legati
alla terra: 770 nel solo stato del Pará. La sentenza,
dunque, acquista ancora più valore, nella speranza che funzioni da
deterrente. Suor Elizabeth Bowyer, amica da sempre di suor Dorothy e
appartenente allo stesso ordine religioso, le sorelle di Notre Dame,
si è detta soddisfatta per la condanna, ma pensa che non serva a evitare
che crimini simili si ripetano. “Ci sentiamo sempre insicure sul
destino delle nostre sorelle in Brasile, perché lavorano con i
poveri e con gli alienati dal potere, e questo le mette in posizioni
rischiose”. Elizabeth è la responsabile della missione di
Giustizia e Preservazione ambientale, la stessa di Dorothy Stang, e si trova a
viaggiare per periodi più
o meno lunghi proprio in quei luoghi: “Questa sentenza non è
necessariamente un segnale di maggior sicurezza della zona. Speriamo
di sì, ma nessuno lo sa”. Le sue consorelle che operano in
Brasile sono sedici e sono metà statunitensi e metà
brasiliane. Ad Anapu, ce ne sono quattro, in alcuni periodi cinque.
Lo zampino della Teologia della Liberazione. Al di là delle
perplessità, suor Elisabeth ha voluto comunque elogiare la
giustizia brasiliana: “Speriamo che questa sentenza ci aiuti a
superare la paura della violenza. Ci sono tanti assassini e tanta
violenza ovunque nel Pará, aiutati da tanta impunità.
Questo fatto è dunque molto importante
soprattutto per i contadini e gli agricoltori”. Toni di encomio
che non si estendono al silenzio di papa Benedetto XVI, il quale durante la sua
recente visita in Brasile non ha
mai fatto riferimento all'omicidio della suora. Un atteggiamento che la suora
ha definito “deludente,
ma comprensibile. La Chiesa - spiega - è lenta in temi simili. E inoltre
c'è tutta la questione della Teologia della Liberazione. Siamo
deluse, ma non avevamo grandi aspettative - conclude -. La Teologia della Liberazione
ha un forte effetto sulla
chiesa brasiliana e le nostre sorelle fanno parte della chiesa
brasiliana”. Stella Spinelli
Parole chiave: brasile, anapu, dorothy stang, benedetto xvi, spinelli