19/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il massimo della pena al mandante dell'omicidio di Dorothy Stang, la suora che difendeva l'Amazzonia
Trent'anni di carcere. Questa la sentenza esemplare emessa da un tribunale di Belem, capitale del Pará, per il caso di Vitalmiro Bastos Moura, il mandante dell'omicidio di Dorothy Stang, la missionaria cattolica di origine statunitense uccisa il 12 febbraio 2005 da due sicari. Il movente, un terreno che gli hacendados volevano convertire in zona da sfruttare e che la suora proteggeva strenuamente. Per venti anni, la religosa ha vissuto con i senza terra e gli indigeni del nord amazzonico, con i quali lottava in difesa dell'Amazzonia, selvaggiamente sfruttata da imprenditori senza scrupoli. Fu freddata mentre stava raggiungendo Speranza, nello stato di Parà, per partecipare alla riunione di un Progetto di Sviluppo Sostenibile. 

Suor Dorothy StangGiustizia è fatta. Il giudice, Raymond Alves Flexa, ha condannato Moura, 36 anni, al massimo della pena, appellandosi alla sua “personalità violenta, non adatta alla vita in società”. Ha vinto la tesi dell'accusa, dunque, che sin da subito ha puntato il dito contro il giovane imprenditore che, per vendetta, ha pagato tre uomini – due sicari e un intermediario già condannati – e fatto eliminare quella suora scomoda. Dorothy Stang, infatti, lo aveva appena denunciato per incendi illegali appiccati per far sfollare la gente e sfruttare i terreni.
La decisione del giudice ha riempito di soddisfazione gli attivisti vicini alla Stang, convinti che adesso il governo di Brasilia dovrà mostrarsi capace di imporre un freno permanente all'anarchia che regna in Amazzonia.
“E' stata fatta giustizia” ha commentato il fratello della religiosa, presente in aula.

Lasciata sola. Suor Dorothy, nata in Ohio, Usa, aveva 73 anni, viveva nello sperduto paese amazzanico di Anapu ed era parte della Commissione Pastorale della Terra (Cpt). Da quando, venti anni prima, aveva messo piede in Brasile, aveva dedicato ogni suo giorno ad aiutare i contadini e i lavoratori della terra. Anima di ogni iniziativa per promuovere la riforma agraria e per salvaguardare la foresta amazzonica. In prima linea o dietro le quinte, la suora era un punto di riferimento per la povera gente. E proprio per questo si era attirata l'odio dei proprietari terrieri, degli impresari del legno, dei cercatori d'oro, tanto da divenire oggetto di pesanti intimidazioni e minacce di morte, poi concretizzatesi. Nonostante si fosse rivolta alle autorità, nessuno aveva mosso un dito per proteggerla.

Suor Dorothy Stang al suolo mortaLa voce amica. In 30 anni, più di mille persone sono morte per litigi scatenati da conflitti legati alla terra: 770 nel solo stato del Pará. La sentenza, dunque, acquista ancora più valore, nella speranza che funzioni da deterrente. Suor Elizabeth Bowyer, amica da sempre di suor Dorothy e appartenente allo stesso ordine religioso, le sorelle di Notre Dame, si è detta soddisfatta per la condanna, ma pensa che non serva a evitare che crimini simili si ripetano. “Ci sentiamo sempre insicure sul destino delle nostre sorelle in Brasile, perché lavorano con i poveri e con gli alienati dal potere, e questo le mette in posizioni rischiose”. Elizabeth è la responsabile della missione di Giustizia e Preservazione ambientale, la stessa di Dorothy Stang, e si trova a viaggiare per periodi più o meno lunghi proprio in quei luoghi: “Questa sentenza non è necessariamente un segnale di maggior sicurezza della zona. Speriamo di sì, ma nessuno lo sa”. Le sue consorelle che operano in Brasile sono sedici e sono metà statunitensi e metà brasiliane. Ad Anapu, ce ne sono quattro, in alcuni periodi cinque.

Manifestazione di senza terra in cui l'icona di suoro Dorothy è sventolata come simbolo della difesa dell'AmazzoniaLo zampino della Teologia della Liberazione. Al di là delle perplessità, suor Elisabeth ha voluto comunque elogiare la giustizia brasiliana: “Speriamo che questa sentenza ci aiuti a superare la paura della violenza. Ci sono tanti assassini e tanta violenza ovunque nel Pará, aiutati da tanta impunità. Questo fatto è dunque molto importante soprattutto per i contadini e gli agricoltori”. Toni di encomio che non si estendono al silenzio di papa Benedetto XVI, il quale durante la sua recente visita in Brasile non ha mai fatto riferimento all'omicidio della suora. Un atteggiamento che la suora ha definito “deludente, ma comprensibile. La Chiesa - spiega - è lenta in temi simili. E inoltre c'è tutta la questione della Teologia della Liberazione. Siamo deluse, ma non avevamo grandi aspettative - conclude -. La Teologia della Liberazione ha un forte effetto sulla chiesa brasiliana e le nostre sorelle fanno parte della chiesa brasiliana”. 

Stella Spinelli

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