Scritto per noi da
Amalicea Colombi
Un lungo applauso ha salutato la
compagnia
Al Harah Theatre al
termine della tappa milanese dello spettacolo “Nato a Betlemme”.
L’evento è andato in scena al Teatro
Barrios, che in
spagnolo significa quartiere, e in arabo si traduce
Harah: una
scelta non casuale. “Sul palco, rappresentiamo storie reali
avvenute nel quartiere in cui viviamo” spiega uno degli attori. E
torna in mente la scena di una donna costretta a partorire ad un
checkpoint sotto lo sguardo di un soldato israeliano che le punta
addosso il fucile. Episodi simili fanno parte della quotidianità
nei Territori Occupati, ed è così che una compagnia di
giovani palestinesi di Betlemme ha deciso di raccontare il dramma del
suo popolo. Il regista, Sami
Metwasi, ricorre al racconto biblico della
Natività per riportare
l'attenzione sull’attualità della Terra Santa, rivolgendosi
alle platee di tutto il mondo. Negli ultimi sei anni i membri di Al
Harah hanno partecipato a molti Festival di teatro internazionali ed
arabi, svolgendo tournee in Italia, Francia, Germania, Svizzera,
Svezia, Gran Bretagna, Egitto, Giordania e Palestina e collezionando
diversi riconoscimenti internazionali.
Teatro civile.
Nato nel gennaio 2005, il teatro Al Harah è un'organizzazione
no profit, con sede a Beit Jala, il cui scopo non è solo
quello di produrre opere teatrali ben confezionate, emozionanti, ma
anche stimolanti e oneste. “Il teatro ha la potenzialità di
cambiare le vite di quelli che lo fanno e di quelli che lo guardano
da spettatori”, spiega l’attrice Riham Isaac, rimarcando il
valore educativo delle opere messe in scena. Il gruppo sta lavorando
alla creazione della prima scuola di arti drammatiche per promuovere
l'arte del teatro in Palestina e contribuire alla costruzione di una
società civile che lotta per i diritti umani, la democrazia e
il pluralismo.
Teatro sotto
l’assedio. Folle
di pellegrini da tutto il mondo si ritrovano ogni anno a festeggiare
il Natale a Betlemme. Ma, come tutte le città palestinesi,
Betlemme è passata attraverso grandi difficoltà negli
ultimi dieci anni: “All’inizio è stato difficile”,
spiega Marina Barham, direttrice di produzione, “perché il
fatto di fare spettacolo mentre la violenza dilagava per le strade
non era socialmente accettato”. Poi racconta che l’avvento della
seconda Intifada ha provocato forti traumi alla popolazione, ed è
cresciuto il bisogno di distrarre i bambini: “si è capito
che soprattutto loro ne avevano – e ne hanno – bisogno: occorre
toglierli dalla strada e dargli la possibilità di esprimere sé
stessi per liberarsi dall’occupazione, anche solo per un’ora”.
Nel 2006 la compagnia ha lavorato con 46,000 bambini in Cisgiordania.
“Lo spettacolo non è mai sbarcato in Israele per diversi
motivi”, spiega l’attore Nicola Zreinch: “anzitutto abbiamo
deciso che finché ci sarà l’occupazione, e quindi
ingiustizia, non avremo rapporti con Israele”, continua, “poi non
si capisce perché dovremmo recitare in Israele visto che non
siamo nemmeno autorizzati ad entrarvi”. Ricorda che il loro ruolo
di artisti consiste anche nel costruire ponti, ma ammette che “si
potrà parlare di spettacoli teatrali in Israele, quando ci
saranno pace e giustizia nei Territori”.
La denuncia. La vicenda narrata
ruota attorno a una guida turistica che
utilizza due
attori per raccontare la storia della Bibbia in modo
creativo. Nel corso della performance però,
gli attori si ribellano alla sua volontà, convinti di avere il
dovere di raccontare al pubblico cosa accade oggi in Terra Santa: “La
storia si ripete. Siamo stanchi. Il mondo è stanco!”. E
ancora: “non possiamo rimanere in silenzio”. Ne risulta
una denuncia politica forte, mitigata dall’intervento fuori campo
della guida stessa, che entra in scena dalla platea sottolineando
“non posso dimenticare che siamo vittime ma non dobbiamo pensare
come tali”. La conclusione, che mette d’accordo tutti i
personaggi in scena, lascia l’amaro in bocca al pubblico, spianando
la strada ad un applauso pieno di significato: “I sogni sono aldilà
delle nostre possibilità. Siamo troppo miseri per sognare
adesso”.