24/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Una compagnia palestinese combatte la guerra con uno spettacolo teatrale
Scritto per noi da
Amalicea Colombi 
 
Un lungo applauso ha salutato la compagnia Al Harah Theatre al termine della tappa milanese dello spettacolo “Nato a Betlemme”. L’evento è andato in scena al Teatro Barrios, che in spagnolo significa quartiere, e in arabo si traduce Harah: una scelta non casuale. “Sul palco, rappresentiamo storie reali avvenute nel quartiere in cui viviamo” spiega uno degli attori. E torna in mente la scena di una donna costretta a partorire ad un checkpoint sotto lo sguardo di un soldato israeliano che le punta addosso il fucile. Episodi simili fanno parte della quotidianità nei Territori Occupati, ed è così che una compagnia di giovani palestinesi di Betlemme ha deciso di raccontare il dramma del suo popolo. Il regista, Sami Metwasi, ricorre al racconto biblico della Natività per riportare l'attenzione sull’attualità della Terra Santa, rivolgendosi alle platee di tutto il mondo. Negli ultimi sei anni i membri di Al Harah hanno partecipato a molti Festival di teatro internazionali ed arabi, svolgendo tournee in Italia, Francia, Germania, Svizzera, Svezia, Gran Bretagna, Egitto, Giordania e Palestina e collezionando diversi riconoscimenti internazionali.

Attore della compagnia Al HarahTeatro civile. Nato nel gennaio 2005, il teatro Al Harah è un'organizzazione no profit, con sede a Beit Jala, il cui scopo non è solo quello di produrre opere teatrali ben confezionate, emozionanti, ma anche stimolanti e oneste. “Il teatro ha la potenzialità di cambiare le vite di quelli che lo fanno e di quelli che lo guardano da spettatori”, spiega l’attrice Riham Isaac, rimarcando il valore educativo delle opere messe in scena. Il gruppo sta lavorando alla creazione della prima scuola di arti drammatiche per promuovere l'arte del teatro in Palestina e contribuire alla costruzione di una società civile che lotta per i diritti umani, la democrazia e il pluralismo.

La locandina dello spettacoloTeatro sotto l’assedio. Folle di pellegrini da tutto il mondo si ritrovano ogni anno a festeggiare il Natale a Betlemme. Ma, come tutte le città palestinesi, Betlemme è passata attraverso grandi difficoltà negli ultimi dieci anni: “All’inizio è stato difficile”, spiega Marina Barham, direttrice di produzione, “perché il fatto di fare spettacolo mentre la violenza dilagava per le strade non era socialmente accettato”. Poi racconta che l’avvento della seconda Intifada ha provocato forti traumi alla popolazione, ed è cresciuto il bisogno di distrarre i bambini: “si è capito che soprattutto loro ne avevano – e ne hanno – bisogno: occorre toglierli dalla strada e dargli la possibilità di esprimere sé stessi per liberarsi dall’occupazione, anche solo per un’ora”. Nel 2006 la compagnia ha lavorato con 46,000 bambini in Cisgiordania. “Lo spettacolo non è mai sbarcato in Israele per diversi motivi”, spiega l’attore Nicola Zreinch: “anzitutto abbiamo deciso che finché ci sarà l’occupazione, e quindi ingiustizia, non avremo rapporti con Israele”, continua, “poi non si capisce perché dovremmo recitare in Israele visto che non siamo nemmeno autorizzati ad entrarvi”. Ricorda che il loro ruolo di artisti consiste anche nel costruire ponti, ma ammette che “si potrà parlare di spettacoli teatrali in Israele, quando ci saranno pace e giustizia nei Territori”.

La denuncia. La vicenda narrata ruota attorno a una guida turistica che utilizza due
attori per raccontare la storia della Bibbia in modo creativo. Nel corso della performance però, gli attori si ribellano alla sua volontà, convinti di avere il dovere di raccontare al pubblico cosa accade oggi in Terra Santa: “La storia si ripete. Siamo stanchi. Il mondo è stanco!”. E ancora: “non possiamo rimanere in silenzio”. Ne risulta una denuncia politica forte, mitigata dall’intervento fuori campo della guida stessa, che entra in scena dalla platea sottolineando “non posso dimenticare che siamo vittime ma non dobbiamo pensare come tali”. La conclusione, che mette d’accordo tutti i personaggi in scena, lascia l’amaro in bocca al pubblico, spianando la strada ad un applauso pieno di significato: “I sogni sono aldilà delle nostre possibilità. Siamo troppo miseri per sognare adesso”.
 
Parole chiave: teatro palestina betlemme
Categoria: Guerra
Luogo: Israele - Palestina
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