18/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Fragile tregua a Gaza, un teatro di anarchia sempre più simile alla Somalia
Scritto per noi da
Meri Calvelli
 
Anche questa notte è passata tra sparatorie e scontri violenti tra Hamas e Fatah. Gli attacchi sono mirati sugli uomini della sicurezza preventiva, che vengono prelevati direttamente a casa. Sono mirati alle strutture, ai ministeri, alle agenzie dell'una e dell'altra parte, ai campi di addestramento militare e tutto ciò a cui è possibile sparare per distruggere.

Miliziano palestinese a GazaSono oltre 40 le vittime negli ultimi cinque giorni di questa assurda battaglia; la gente è chiusa in casa, i negozi sono serrati e nessuno si azzarda ad andare presso i pochi posti di lavoro, perché cecchini e checkpoint lo impediscono. Chi arriva non sa poi se potrà ritornare. Ieri per metà della giornata decine di giornalisti palestinesi, di tutte le agenzie stampa, gli unici presenti che cercano di coprire gli eventi, sono stati assediati e bersagliati all'interno dei loro edifici, dove ha sede anche la Tv Palestine. Si può dire che ormai il livello di conflitto è alto e l'idea che presto Gaza possa diventare permanentemente terra di conflitto tra famiglie e signori della guerra non è remota.

Vittime dei raid israeliani su GazaPurtroppo, trasformare anche Gaza nell'ennesima Somalia è un piano studiato da lungo tempo.
Lo dimostra il fatto che nessuno della comunità internazionale ha risposto alle centinaia di appelli della società civile palestinese, che chiedeva protezione, fine dell'occupazione, apertura delle frontiere, fine dell'embargo. È da un anno e mezzo, dalla vittoria delle elezioni democratiche di Hamas, che un intero popolo deve pagare pesantemente per questa scelta. Un anno e mezzo chiusi dentro la prigione di Gaza, con le frontiere chiuse, senza possibilità di intraprendere nessuna attività economica, senza poter lavorare, percepire uno stipendio, ricevere e commerciare i loro prodotti. Una situazione aggravata dal blocco totale degli aiuti umanitari, che da sempre tengono soggiogato e ricattato questo popolo di rifugiati.

La dolorosa situazione economica ha decisamente contribuito alla rottura delle strutture sociali. Legge e ordine sono saltati, le invasioni e i bombardamenti israeliani hanno accresciuto la disperazione tra i residenti di Gaza, la maggior parte dei quali è colpevole solo di vivere dentro questa Striscia. L'autorità palestinese, sotto questo embargo economico internazionale, non è stata in grado di dare risposte alle richieste della popolazione. Si è creato un forte disagio: la povertà è all'80 %, la disoccupazione al 40%. Non solo, il 40% della popolazione giovanile sta scappando da questa terra. In questa situazione la gente si è ripiegata sulla famiglia e sulle tribù di appartenenza (la famiglia intesa nella sua forza anche militare). Qui più è grande la famiglia, maggiore è il potere. Ma la cosa più incredibile è che durante questo pesante embargo sono riuscite ad entrare ingenti quantità di armi che sono state messe in mano a chiunque.

Forse, se questo governo avesse potuto lavorare senza boicottaggio, le forze coinvolte avrebbero trovato dei compromessi. Invece l'idea di accerchiarli e di stroncarli, sia economicamente che fisicamente, li ha sicuramente incattiviti. Oggi la situazione è senza ritorno. Le fazioni, sia quella di Fatah che quella di Hamas, si sono preparate secondo i loro piani per arrivare allo scontro finale. A marzo le due fazioni hanno formato un governo di unità nazionale con l'accordo della Mecca. Le due parti avrebbero dovuto lavorare insieme nel governo unito, ma gli armati, fedeli alle due fazioni, hanno iniziato la dura battaglia per le strade. Ieri, la società civile ha tentato di scendere in strada per fermare gli scontri: gente disperata ma ancora cosciente che tutto questo non serva alla causa palestinese. Questa mattina Gaza si e' risvegliata in fretta, pescatori e lavoratori hanno ripreso il ritmo approfittando della fragile tregua, in attesa del rientro del Presidente. "I problemi" dicono, "non sono finiti, ma una speranza vogliamo ancora averla".

Parole chiave: Gaza, guerra civile, meri
Categoria: Guerra, Popoli
Luogo: Israele - Palestina
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