17/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La disillusione degli algerini, in vista delle elezioni, nel racconto di uno dei tanti giovani del paese
scritto per noi da
Amar Bouzawer
 
 
Le elezioni in Algeria sembrano un altro tentativo, l’ennesimo, di dare credibilità a un modo di fare politica confuso e basato sull’interesse personale prima e su quello nazionale poi. Un tentativo di legittimare un sistema corrotto, contraddittorio e di chi fa finta di ignorare gli elementi base della democrazia o almeno li aggira.

il presidente algerino abdelaziz bouteflikaSpiragli di luce, in un quadro fosco. E che, mentendo a se stesso sapendo di mentire, cerca di convincere l’opinione pubblica ad andare alle urne oggi, non per esprimere il suo diritto costituzionale o una scelta democratica, che significa coscienza e maturità per la società algerina, ma piuttosto a partecipare in massa per legittimare ancora di più questo potere presso le cancellerie occidentali. A queste ultime non interessa un bel niente della democrazia altrove, ma solo i loro interessi energetici e per loro è meglio un regime corrotto che uno stato teocratico, come in Iran. Grazie a questo meccanismo i paesi occidentali vengono ricattati: perché se si votasse democraticamente sarebbe netta la vittoria degli islamisti (moderati e non) che lavorano da sempre sul terreno, vicino alla gente, e predicando in nome dell’Islam vissuto come una fonte indiscutibile. Bisogna dire anche però che il governo algerino, grazie alle esportazioni di idrocarburi, con il prezzo del petrolio che è passato da 14 dollari al barile fino a 72 dollari, ha aumentato le entrate tanto da dare un po' di respiro alla popolazione e di riavviare dei progetti congelati da anni, oltre a lanciarne di nuovi, come le infrastrutture e le riforme sociali e pedagogiche che daranno senz’altro molto all’Algeria. Ma non basta, perché questo governo non ha saputo dare risposte a tante domande tra le quali la disoccupazione, la corruzione e soprattutto sul rapporto elettore- eletto,cittadino-stato. Manca quindi la fiducia tra il popolo e le sue istituzioni, dovuto a tanti fattori storico-sociali e alla politica del padre-padrone del presidente Bouteflika, dove i partiti di opposizione non vengono quasi mai consultati su temi cruciali dell’interesse nazionale. Un esempio di questo atteggiamento è la storia di Benflis, ex delfino di Bouteflika nelle presidenziali del 2004 e della dirigenza del suo partito Fln, allontanato grazie a magistrati svegliati di notte per annullare il congresso del partito e costringerlo a candidarsi da indipendente.

il presidente algerino abdelaziz bouteflikaAstensione e disperazione. Un altro aspetto dell'atteggiamento padronale del presidente è l’uso spregiudicato dei mass-media pubblici, diventati apparato di propaganda del potere, dove i partiti non partecipano se non in qualche occasione e soprattutto quando serve a dare una bella immagine internazionale del paese in vista delle elezioni. Ancora risalta l’incapacità del governo e delle istituzioni di gestire l’affare al-Khalifa Bank (un crack finanziario milardario di una grande banca d'affari), nota anche come la truffa del secolo, limitandosi a perseguire il padrone della banca e i suoi manager, ma lasciando da parte il mancato controllo delle istituzioni, nonostante il coinvolgimento di alcuni ministri dell'attuale esecutivo, o la mancanza di una legislazione adeguata in merito. D'altronde tutti i ministri hanno la strana abitudine, quando vengono intervistati su qualunque cosa, di rispondere: “Come indicato da sua eccellenza il presidente della repubblica... come nel programma del presidente che noi siamo impegnati ad attuare” e cosi via. Tutto questo trasmette alla società l'invito a delegare gli interessi dell’Algeria e del suo popolo a delle irresponsabili, visto che tutto è nelle mani del presidente. Trasmette l'idea che tutto è lecito se si ubbidisce al potere e se si è furbi, ma non incide sulla trasparenza e sul controllo popolare delle istituzioni. Queste elezioni quindi sembrano le solite, proposte come una straordinaria trasformazione moderna, ma che perpetuano lo stesso potere, incapace di agire nell’interesse dell’Algeria e di cercare di guidare una società dove il 70 percento della popolazione è al di sotto dei 30 anni. Giovani che hanno una grande voglia di vivere e di condividere i loro sogni, con i telefonini e con internet, mentre vengono invece ignorati da questo potere che parla un linguaggio obsoleto. Questa distanza è molto pericolosa, perché dopo 10 anni di guerra serrata contro il terrorismo integralista, sconfitto nel confronto diretto con il potere, sembra che sia cambiata la strategia dei guerriglieri che, adeguandosi ai tempi, globalizzano la loro propaganda affiliandosi ad al-Qaeda. E andando a pescare le nuove reclute nei sobborghi periferici, tra i disperati disoccupati senza nessuna fiducia nel presente, nel futuro e neanche nel loro passato, ma soprattutto in un sistema politico che non ha niente a che vedere con loro e con i loro problemi quotidiani. Un sistema corrotto e nepotista, dove i politici si vedono solo per le elezioni, e ai quali la gente non può chiedere: “Cosa avete fatto per noi? Perché dobbiamo votare, visto che tutto è già deciso?”, e dove l'astensionismo sembra l'unica risposta possibile.