Nato si, Kosovo mai. L’approvazione è giunta davvero sul filo di lana visto che,
passata la mezzanotte, sarebbe scaduto il tempo massimo che secondo la costituzione
serba può intercorrere tra le elezioni e la formazione
di un nuovo governo. I serbi erano stati chiamati alle urne il 21 gennaio scorso,
ma da allora non si era trovato l’accordo per la formazione del governo.
La coalizione che guiderà in questo delicato momento la Serbia sarà formata dai
tre maggiori partiti moderati del Paese: il Partito Democratico del presidente
della Repubblica, Boris Tadic, il Partito Democratico di Serbia di Kostunica e
il movimento liberista G17 Plus. L’accordo politico tra le tre formazioni c’era,
ma mancava un punto d’incontro per il controllo dei dicasteri chiave. Questo problema
aveva imposto al paese una paralisi politica che andava ad aggravare la già non
brillante situazione di Belgrado, stretta tra la decisione della comunità internazionale
sul destino del Kosovo e le pressioni dell’Unione europea per la cattura dei criminali
di guerra ancora in libertà, in particolare Ratko Mladic e Radvan Karadzic, i
boia di Srebrenica.
E sono proprio questi i temi sui quali Kostunica, l’uomo che divenne il simbolo
della ribellione dei serbi contro il regime di Milosevic, ha focalizzato il suo
discorso d’insediamento: l'integrazione euroatlantica di Belgrado e ferma opposizione
alla proposta d'indipendenza sorvegliata per la provincia del Kosovo.
I fantasmi del passato. La discussione era imperniata sul controllo dei servizi segreti, che adesso sarà
congiunto. Tadic e l’Ue volevano estromettere dal controllo dell’intelligence
gli uomini di Kostunica, ritenuti responsabili della mancata cattura dei criminali
di guerra. A Kostunica viene imputato un residuo di nazionalismo militante che
lo avrebbe spinto a tentare di coinvolgere nel governo anche il partito ultra-nazionalista
Srs, il cui leader, Vojislav Seselj, è sotto processo davanti alla Corte Penale
internazionale per crimini di guerra. Tomislav Nikolic, elemento di spicco del
Srs, era riuscito a farsi eleggere presidente del Parlamento nei giorni scorsi,
e la rimozione di Nikolic era una delle richieste avanzate da Tadic e dall’Ue.
Alla fine quindi l’accordo è stato raggiunto, ma la situazione politica della
Serbia non è mai stata in bilico come adesso.
I temi sul tavolo sono tanti e, Russia a parte, il governo di Belgrado è sempre
più solo, almeno fino a quando non avrà dimostrato all’Europa di dare davvero
la caccia ai criminali di guerra.
Intanto però da Mosca, dove si trova in visita ufficiale, il Segretario di Stato
Usa Condoleezza Rice gela i serbi dichiarando che in futuro “il Kosovo non potrà
mai essere parte della Serbia”.