16/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora una volta la tregua tra milizie palestinesi non ha resistito una notte
Sono 17 le vittime di ieri, uccise negli scontri tra Hamas e Fatah e dai bombardamenti israeliani, nella Striscia di Gaza. Miliziani palestinesi hanno sparato altri razzi Qassam su Sderot, sia ieri che questa mattina, ferendo 3 persone. Sia ieri che oggi l'esercito israeliano ha risposto agli attacchi bombardando con l'aviazione le città di Gaza e Rafah, causando la morte di 4 persone e il ferimento di 34. Ieri pomeriggio il presidente palestinese Abu Mazen e il leader di Hamas, Khaled Meshaal, hanno pattuito una nuova tregua, che al momento non è ancora stata violata.
 
MilizianiGli scontri. Questa mattina uomini dell'ala militare di Hamas hanno attaccato l'abitazione di Rashid Abu Shabak, uno dei responsabili della sicurezza di Al Fatah a Gaza, uccidendo quattro delle sue guardie del corpo. Poco prima, colpi di mortaio erano caduti sull'ufficio di Abu Mazen e su una stazione di polizia di Hamas a Gaza city. La battaglia ha preso il largo e, nelle ore successive, è stato ucciso un altro uomo di Fatah e altre 15 persone sono rimaste ferite. Sempre questa mattina, in un altro episodio, miliziani di Hamas hanno attaccato un veicolo di Fatah con a bordo uomini del presidente e 5 esponenti del gruppo islamico arrestati, causando la morte dei loro compagni e di due agenti di Fatah. Ieri le vittime degli scontri erano state 16 e, al termine della giornata, i gruppi armati palestinesi avevano pattuito una tregua con la mediazione egiziana, la quarta in quattro giorni, che però non ha retto. La recrudescenza degli scontri nella Striscia di Gaza ha causato almeno quaranta vittime da domenica 13 a oggi, ed è la più grave dalla nascita, a febbraio, del governo di unità nazionale palestinese. Sembra che Hamas sia dietro anche alla ripresa dei lanci di razzi sul Negev, uno dei quali ieri ha colpito un'abitazione di Sderot, ferendo 6 persone e provocando la reazione di Israele, che ha bombardato i quartieri a nord di Gaza e potrebbe nuovamente invadere parte della Striscia.

Bambini palestinesi a GazaNaqba. Tutti questi scontri armati seguono paradossalmente l'inizio di un'operazione di sicurezza che ha visto i miliziani di Hamas e Fatah schierati assieme per pattugliare le vie di Gaza. Il ministro dell'Interno palestinese, l'indipendente Hani Qawashmi si è dimesso lunedì scorso per protestare contro la gestione del piano, ma le sue critiche hanno infiammato ulteriormente la situazione sul campo, spingendo la Striscia sull'orlo della guerra civile. Il protrarsi degli scontri armati sembra sempre più in contrasto con le parole dei due leader, Abbas e Haniyeh, che oggi hanno ricordato l'anniversario della Naqba, la tragedia, termine con cui i palestinesi si riferiscono alla nascita dello stato di Israele e alla cacciata degli arabi. Questa mattina a Gaza un centinaio di palestinesi ha cercato di improvvisare una marcia commemorativa della Naqba, ma sono stati dissuasi dalle sparatorie in corso. Oggi Abu Mazen, durante le commemorazioni ha invitato le forze in campo a rispettare il piano per la sicurezza, mentre Haniyeh ha invitato le milizie di tutti gli schieramenti a lavorare assieme per proteggere il governo di unità nazionale. Il presidente palestinese è tornato a rivolgersi alla comunità internazionale per chiedere la rimozione dell'embargo che strangola l'economia palestinese e getta benzina sul fuoco della disperazione della gente.

Ehud Olmet durante le celebrazioni a GerusalemmeGerusalemme. Abu Mazen ha anche rinnovato gli appelli per una “Pace giusta” con Israele che preveda uno stato palestinese con capitale a Gerusalemme e tenga conto dei profughi. Questa richiesta si scontra però con quel che accade sul campo. Lunedì scorso la popolazione israeliana ha festeggiato i 40 anni dell'annessione della Città Santa, celebrazione boicottata da molti diplomatici internazionali, critici verso la politica israeliana di mutare lo status quo a loro favore, violando gli accordi di pace e senza consultare la popolazione araba. “Io credo, spero e prego che continueremo a rinforzare Gerusalemme e a ampliarne i confini” ha dichiarato il premier Olmert durante la cerimonia. Il governo israeliano ha appena stanziato mezzo miliardo di dollari per lo sviluppo delle aree ebraiche della città e ha approvato la costruzione di diecimila nuove unità abitative nella cintura urbana che sta lentamente soffocando la parte araba di Gerusalemme. L'espansione dei quartieri ebraici della città è stata criticata anche da diverse organizzazioni, tra cui la Croce Rossa Internazionale, che ha accusato Israele di violare i suoi doveri secondo le convenzioni internazionali, “creando gravi conseguenze umanitarie a lungo termine per la popolazione che vive sotto occupazione a Gerusalemme Est”. “Rifiutiamo le premesse di queste critiche” ha risposto alla Croce Rossa Mark Regev, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, “Gerusalemme Est non è territorio occupato ma è parte di Israele”.
 

Naoki Tomasini

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