stampa
invia
Gli scontri. Questa mattina
uomini dell'ala militare di Hamas hanno attaccato l'abitazione di
Rashid Abu Shabak, uno dei responsabili della sicurezza di Al Fatah a
Gaza, uccidendo quattro delle sue guardie del corpo. Poco prima,
colpi di mortaio erano caduti sull'ufficio di Abu Mazen e su una
stazione di polizia di Hamas a Gaza city. La battaglia ha preso il
largo e, nelle ore successive, è stato ucciso un altro uomo di
Fatah e altre 15 persone sono rimaste ferite. Sempre questa mattina, in un altro
episodio, miliziani di Hamas hanno
attaccato un veicolo di Fatah con a bordo uomini del presidente e 5
esponenti del gruppo islamico arrestati, causando la morte dei loro
compagni e di due agenti di Fatah. Ieri le vittime degli scontri
erano state 16 e, al termine della giornata, i gruppi armati
palestinesi avevano pattuito una tregua con la mediazione egiziana,
la quarta in quattro giorni, che però non ha retto. La
recrudescenza degli scontri nella Striscia di Gaza ha causato almeno quaranta
vittime da domenica 13 a oggi, ed è la più
grave dalla nascita, a febbraio, del governo di unità nazionale palestinese. Sembra
che Hamas sia dietro anche alla ripresa
dei lanci di razzi sul Negev, uno dei quali ieri ha colpito
un'abitazione di Sderot, ferendo 6 persone e provocando la reazione
di Israele, che ha bombardato i quartieri a nord di Gaza e potrebbe
nuovamente invadere parte della Striscia.
Naqba. Tutti questi scontri
armati seguono paradossalmente l'inizio di un'operazione di sicurezza
che ha visto i miliziani di Hamas e Fatah schierati assieme per
pattugliare le vie di Gaza. Il ministro dell'Interno palestinese,
l'indipendente Hani Qawashmi si è dimesso lunedì scorso per
protestare contro la gestione del piano, ma le sue critiche
hanno infiammato ulteriormente la situazione sul campo, spingendo
la Striscia sull'orlo della guerra civile. Il protrarsi
degli scontri armati sembra sempre più in contrasto con le
parole dei due leader, Abbas e Haniyeh, che oggi hanno ricordato
l'anniversario della Naqba, la tragedia, termine con cui i
palestinesi si riferiscono alla nascita dello stato di Israele e alla
cacciata degli arabi. Questa mattina a Gaza un centinaio di
palestinesi ha cercato di improvvisare una marcia commemorativa della
Naqba, ma sono stati dissuasi dalle sparatorie in corso. Oggi Abu Mazen,
durante le commemorazioni ha invitato le forze in campo a rispettare
il piano per la sicurezza, mentre Haniyeh ha invitato le milizie di
tutti gli schieramenti a lavorare assieme per proteggere il governo
di unità nazionale. Il presidente palestinese è tornato
a rivolgersi alla comunità internazionale per chiedere la
rimozione dell'embargo che strangola l'economia palestinese e getta
benzina sul fuoco della disperazione della gente.
Gerusalemme. Abu Mazen ha anche
rinnovato gli appelli per una “Pace giusta” con Israele che
preveda uno stato palestinese con capitale a Gerusalemme e tenga
conto dei profughi. Questa richiesta si scontra però con quel
che accade sul campo. Lunedì scorso la popolazione israeliana
ha festeggiato i 40 anni dell'annessione della Città Santa,
celebrazione boicottata da molti diplomatici
internazionali, critici verso la politica israeliana di mutare lo status quo a
loro favore, violando gli accordi di pace e senza
consultare la popolazione araba. “Io credo, spero e prego
che continueremo a rinforzare Gerusalemme e a ampliarne i confini”
ha dichiarato il premier Olmert durante la cerimonia. Il governo israeliano ha
appena stanziato
mezzo miliardo di dollari per lo sviluppo delle aree ebraiche della
città e ha approvato la costruzione di
diecimila nuove unità abitative nella cintura urbana che sta
lentamente soffocando la parte araba di Gerusalemme. L'espansione
dei quartieri ebraici della città è stata criticata
anche da diverse organizzazioni, tra cui la Croce Rossa
Internazionale, che ha accusato Israele di violare i suoi doveri
secondo le convenzioni internazionali, “creando gravi conseguenze
umanitarie a lungo termine per la popolazione che vive sotto
occupazione a Gerusalemme Est”. “Rifiutiamo le premesse di queste
critiche” ha risposto alla Croce Rossa Mark Regev, portavoce del
ministero degli Esteri israeliano, “Gerusalemme Est non è
territorio occupato ma è parte di Israele”.Naoki Tomasini
Parole chiave: Gaza, palestina, israele, mazen, olmert, gerusalemme