16/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ucciso in Bulgaria il presidente del Lokomotiv Plovdiv, il terzo in tre anni

Brutto affare essere proprietari di una squadra di calcio in Bulgaria, specie se si è il presidente del Lokomotiv Plovdiv. Il numero uno del club, il 45enne Alexander Tasev, è stato ucciso lunedì 14 maggio in un quartiere residenziale di Sofia con due colpi di pistola alla testa, mentre era al volante di una Mercedes: è il terzo presidente del Lokomotiv a essere assassinato in tre anni. Soprattutto, è l'ennesimo esempio delle difficoltà del Paese balcanico nell'estirpare la piaga degli omicidi su commissione, proprio alla vigilia della pubblicazione di un rapporto dell'Unione europea sull'operato di Sofia nel combattere gli intrecci tra imprenditoria e criminalità.

Alexander Tasev, a sinistra, in compagnia dell'ex re ed ex premier Simeone di SassoburgoChi era Tasev. Al di là del calcio, Tasev era conosciuto come “il re delle ciliegie”, dato che controllava il business delle esportazioni del frutto. Ma, con partecipazioni in 240 aziende, il presidente del Lokomotiv Plovdiv era un uomo d'affari impegnato in campi che andavano dall'industria alimentare al commercio al dettaglio, dalla vendita di carburanti ai night club. A Sofia si mormora che avesse anche importanti amicizie, oltre che tra i vertici del partito centrista dell'ex re ed ex premier Simeone di Sassoburgo, anche tra i trafficanti di droga. Che fossero attività lecite o meno, potevano essere in tanti a volerlo morto. Il ministero degli Interni, che nel 2001 aveva già indagato su Tasev e non ha mai rivelato perché l'inchiesta fu interrotta, ha detto di essere al lavoro su più ipotesi. Ma dato che su oltre 150 omicidi su commissione in dieci anni non è mai stato accusato nessuno, aspettarsi una celere risoluzione del caso è troppo. “Credo che non sapremo mai chi ha ucciso Tasev, e soprattutto chi ha pagato per ucciderlo. Mi chiedo solo che scusa troverà la polizia questa volta”, ha scritto Lora Petrova, una giornalista della Sofia News Agency.

Secondo omicidio in una settimana. Solo la scorsa settimana nella città di Burgas, sul Mar Nero, era stato assassinato Dimitar Yankov, presidente del consiglio municipale della vicina Nesebar nonché proprietario di diversi hotel sul litorale di Sunny Beach, un business in forte espansione sul quale la mafia ha messo le mani negli ultimi anni. Proprio a Sunny Beach era stato ucciso nel settembre 2005 Georgi Iliev, il predecessore di Tasev alla guida del Lokomotiv, mentre stava festeggiando la qualificazione della squadra in coppa Uefa.

Il logo del Lokomotiv PlovdivIntrecci pericolosi. “Questo è un paese in mano a degli affaristi che hanno fatto soldi in modo sospetto negli anni Novanta, nella transizione dal comunismo”, racconta a PeaceReporter un funzionario del Center for the Study of Democracy (Csd) di Sofia, un gruppo di controllo finanziato dall’Unione europea, che preferisce rimanere anonimo. “I maggiori imprenditori operano in tantissimi settori, che vanno dal legale al completamente illegale. Banche, assicurazioni, imprese di costruzioni, strutture turistiche, ma anche contrabbando di benzina e sigarette, prostituzione, compravendita di armi: nessuno ha le mani completamente pulite. E per conquistarsi i favori del pubblico, molti di questi uomini d'affari comandano le squadre di calcio”, conclude il funzionario del Csd.

Attesa per il rapporto Ue. Questa collusione tra affari, politica e criminalità è stato l'ostacolo principale all'ingresso della Bulgaria nell'Unione europea, avvenuto lo scorso gennaio sebbene molti a Bruxelles nutrissero dubbi. Nonostante l'ammissione, il periodo di osservazione per Sofia non è ancora finito: a inizio giugno è prevista l'uscita di un rapporto Ue sui risultati del governo del socialista Sergei Stanishev, nelle ultime settimane al centro di un'inchiesta per corruzione, nello spezzare questi intrecci pericolosi. Una bocciatura potrebbe portare al congelamento di milioni di euro in aiuti, nonché una “messa in quarantena” del sistema giudiziario bulgaro rispetto al resto della Ue.

Alessandro Ursic

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