stampa
invia
Brutto affare essere proprietari di una squadra di calcio in Bulgaria, specie se si è il presidente del Lokomotiv Plovdiv. Il numero uno del club, il 45enne Alexander Tasev, è stato ucciso lunedì 14 maggio in un quartiere residenziale di Sofia con due colpi di pistola alla testa, mentre era al volante di una Mercedes: è il terzo presidente del Lokomotiv a essere assassinato in tre anni. Soprattutto, è l'ennesimo esempio delle difficoltà del Paese balcanico nell'estirpare la piaga degli omicidi su commissione, proprio alla vigilia della pubblicazione di un rapporto dell'Unione europea sull'operato di Sofia nel combattere gli intrecci tra imprenditoria e criminalità.
Chi era Tasev. Al di là del calcio, Tasev era conosciuto come “il re delle ciliegie”, dato che
controllava il business delle esportazioni del frutto. Ma, con partecipazioni
in 240 aziende, il presidente del Lokomotiv Plovdiv era un uomo d'affari impegnato
in campi che andavano dall'industria alimentare al commercio al dettaglio, dalla
vendita di carburanti ai night club. A Sofia si mormora che avesse anche importanti
amicizie, oltre che tra i vertici del partito centrista dell'ex re ed ex premier
Simeone di Sassoburgo, anche tra i trafficanti di droga. Che fossero attività
lecite o meno, potevano essere in tanti a volerlo morto. Il ministero degli Interni,
che nel 2001 aveva già indagato su Tasev e non ha mai rivelato perché l'inchiesta
fu interrotta, ha detto di essere al lavoro su più ipotesi. Ma dato che su oltre
150 omicidi su commissione in dieci anni non è mai stato accusato nessuno, aspettarsi
una celere risoluzione del caso è troppo. “Credo che non sapremo mai chi ha ucciso
Tasev, e soprattutto chi ha pagato per ucciderlo. Mi chiedo solo che scusa troverà
la polizia questa volta”, ha scritto Lora Petrova, una giornalista della Sofia
News Agency.
Intrecci pericolosi. “Questo è un paese in mano a degli affaristi che hanno fatto soldi in modo sospetto
negli anni Novanta, nella transizione dal comunismo”, racconta a PeaceReporter un funzionario del Center for the Study of Democracy (Csd) di Sofia, un gruppo di controllo finanziato dall’Unione europea, che preferisce
rimanere anonimo. “I maggiori imprenditori operano in tantissimi settori, che vanno dal legale al completamente illegale.
Banche, assicurazioni, imprese di costruzioni, strutture turistiche, ma anche
contrabbando di benzina e sigarette, prostituzione, compravendita di armi: nessuno
ha le mani completamente pulite. E per conquistarsi i favori del pubblico, molti
di questi uomini d'affari comandano le squadre di calcio”, conclude il funzionario
del Csd.Alessandro Ursic