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Signori si chiude. Dopo i blog militari, è il momento di 'YouTube' e 'MySpace'. Con un provvedimento
del Dipartimento della Difesa Usa, da oggi sarà vietato accedere ai popolari portali
internet dai computer in dotazione ai militari statunitensi. La nuova guerra all'informazione
è stata lanciata dal Pentagono ad appena due mesi di distanza dalla decisione
di limitare i blog, che spesso sono un modo per rimanere in contatto con familiari
e amici in patria. Allora, il Pentagono impose la registrazione dei blog militari
presso un apposito comando, che aveva il compito di esaminarli ogni trimestre.
Una parola in più sul Web da parte di un soldato particolarmente ciarliero - spiegavano
gli alti comandi militari - potrebbe mettere in pericolo le vite dei suoi commilitoni.
Al ritmo di Heavy Metal. "Il traffico su Internet per scopi ricreativi - ha spiegato in una nota il generale
BB Bell, comandante delle forze in Corea del Sud - ha un impatto sul funzionamento
del sistema ufficiale del dipartimento della Difesa e pone un significativo rischio
per la sicurezza operativa". Nelle sale computer sui campi di battaglia in Iraq,
Afghanistan o altrove, i militari si affollano per dare un'occhiata alle notizie
in patria o per lasciare la loro testimonianza on-line, caricando su YouTube filmati
registrati con micro-camere che registrano i bagliori delle esplosioni, le incursioni
negli ambienti bui e minacciosi delle città assediate, il crepitìo delle armi
automatiche. Il tutto, al ritmo di musica heavy metal in sottofondo. Altri pubblicano
sulla rete rappresentazioni della guerra legate a eventi luttuosi, come la perdita
di un compagno, o un gruppo di medici che lottano per salvare la vita a un commilitone
ferito.
'Just another soldier'. Secondo la nuova politica, alle truppe sarà ancora consentito l'accesso a YouTube e MySpace (oltre che agli altri 11 portali 'proibiti'), ma da computer che non facciano parte della rete telematica interna delle Forze armate Usa. Sono tuttavia pochi i militari che possiedono un computer personale nelle zone di guerra. Nonostante sia già vietato ai soldati pubblicare materiale coperto da segreto sui siti web, molti non perdono occasione di dar sfogo alla loro frustrazione nei confronti della guerra, oppure di scrivere critiche nei confronti di compagni dal grilletto facile, come Jason Hartley, veterano della Guardia Nazionale, punito per il tono sarcastico dei suoi scritti, il cui blog, chiuso dai suoi superiori, è adesso diventato un libro dal titolo 'Just another soldier'.
Materiale sensibile. Lewis Maltby, presidente del Workrights institute, organizzazione a tutela dei
diritti dei lavoratori, inclusi i militari, riconosce che alcune preoccupazioni
del Pentagono sono sì legittime, come il fatto che il network dei computer dell'esercito
possa incorrere in rallentamenti nel traffico di dati, ma che la soluzione avrebbe
dovuto essere quella della limitazione degli accessi, anziché della chiusura di
un servizio indispensabile per il morale delle truppe. Una portavoce di YouTube,
Julie Supan, ha riferito che ai gestori del portale la notizia è giunta all'improvviso,
e che a giorni vi sarà un incontro con i responsabili del Pentagono. "Ovviamente
- ha spiegato - non vogliamo che YouTube diventi il canale attraverso il quale
diffondere informazioni riservate, ma la vasta maggioranza dei militari, come
dei parenti dei militari, pubblica sul portale video messaggi personali, canzoni,
video-lettere, e in genere materiale 'non sensibile'".
Inoltre, molti video raffigurano aspetti della guerra che tendono a mettere in
una luce favorevole l'esercito, come scontri a fuoco, distruzione di industrie
chimiche, attacchi a postazioni di 'ribelli', salvataggi di compagni rapiti dalla
resistenza irachena. Il colonnello Cristopher Garver, uno dei portavoce dell'esercito
Usa a Baghdad, intervistato dal Washington Post, ha assicurato che i video non
'postati' da computer dell'esercito verranno sottoposti a limitazioni. E gli altri?
"Gli altri sì - ha ribadito il militare -, ma che bisogno hanno di vederli i soldati,
quando li vivono ogni giorno?".
Luca Galassi