stampa
invia
Paure. La
vittoria di Sarkozy è stata accolta con diffidenza in tutti i Paesi del continente:
la nuova legge sull'immigrazione,
varata lo scorso anno proprio su iniziativa dell'allora ministro
degli Interni, è ancora viva nelle menti degli africani. I
programmi di immigrazione selettiva, che secondo i critici mirano a
drenare i migliori cervelli del continente a beneficio della Francia,
riducendo invece gli spazi per i lavoratori non qualificati, hanno
suscitato molte polemiche. Se lo ricorda bene lo stesso Sarkozy, che
lo scorso anno fu oggetto di feroci manifestazioni anti-francesi in
occasione delle visite di stato in Benin e Mali. Lo stesso
presidente maliano, Amadou Toumani Touré, criticò apertamente il provvedimento,
che tra le altre cose ha
eliminato la possibilità di chiedere la cittadinanza francese
dopo dieci anni di residenza nel Paese e ha reso più difficili
i ricongiungimenti familiari, oltre a chiedere agli immigrati non
europei di firmare un “contratto” in cui questi ultimi si
impegnano a rispettare le leggi e i princìpi che stanno alla
base della repubblica francese.
Benefici. Sarkozy
ha promesso di farla finita con le “relazioni personali” che i
suoi predecessori hanno intrattenuto con alcuni dei leader del
continente. Relazioni costruite sulla base degli immediati interessi
francesi, e che hanno portato Parigi ad allearsi con alcune delle
personalità più controverse che abbiano governato l'Africa: Idriss Deby, l'ex-presidente
ciadiano sotto processo per
crimini contro l'umanità, sostenuto negli anni '80 da Usa e
Francia in funzione anti-libica, ne è forse l'esempio più
lampante.
La
redifinizione dei rapporti proposta da Sarkozy comprende anche i
trattati di alleanza militare che Parigi ha siglato con le sue
ex-colonie, e che hanno portato la Francia a intervenire recentemente
nelle crisi in Ciad e Repubblica Centrafricana, oltre che nella
guerra civile in Costa d'Avorio. Parigi ha tre grandi basi militari
nel continente (in Senegal, Gabon e Gibuti), dove sono stanziati
6.000 uomini. Troppi per un Paese che ha detto da tempo addio alle
velleità da grande potenza: per conservare la propria influenza in
Africa, Sarkozy punterà più sui rapporti economici che sui contigenti
militari, che verranno sensibilmente ridotti.
Da
questo punto di vista, Sarkozy potrebbe essere l'uomo giusto per
spazzare via i rimasugli del passato: chissà che i rapporti
tra Parigi e l'Africa, per troppo tempo cristallizzati nei rispettivi
ruoli di madrepatria e colonie, non ne traggano un mutuo beneficio.Matteo Fagotto