14/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giorno di primavera nel sud del Libano infestato dalle bombe a grappolo
Scritto per noi da
Tommaso Merlo

Una cluster bombEra una fresca mattina di primavera in questo grazioso villaggio del Sud del Libano. Hamed era andato al lavoro con l’entusiasmo di sempre. La guerra era appena finita, e avere un impiego era una fortuna per pochi. Tutto merito di suo padre che gli aveva insegnato a guidare la ruspa. Anche Ramì, 14 anni, era uscito di casa felice. La scuola era ancora chiusa, e dopo un mese da profugo lontano da casa, tornava finalmente tra i suoi prati con gli amici del cuore. Il giocattolo del giorno era quella grande ruspa gialla che rimuoveva le macerie di una casa bombardata alle porte del villaggio. Ramì e i suoi amici presero posto sotto un piccolo ulivo, quello vicino alla strada, in prima fila. Hamed gradisce il giovane pubblico e fa danzare la ruspa come non mai. Ramì lo guardava con occhi pieni d’ammirazione e forse di speranza, come se quel gigante giallo avesse la forza di portar via con le macerie anche tutti i brutti ricordi della guerra. Ma non fu così, anzi, in quella mattina di primavera, i destini di Ramì e Nahed s’incrociarono tragicamente.

Una cluster bombLe squadre di sminatori avevano bonificato da poco quel piccolo campo di olivi disteso verso il mare. Pazientemente, palmo a palmo, come ogni giorno tra le colline libanesi infestate dalle bombe a grappolo. Quelle maledette bombette inesplose dalle forme accattivanti e dagli effetti devastanti. Alcune sembrano palle da tennis, altre strani giocattoli, altre ancora innocue pietre. Ma non lo sono, e basta un lieve contatto per scatenare l’inferno. Cosa che, dalla fine della guerra, è successa 142 volte nel sud del Libano. Le vittime sono soprattutto contadini, impazienti di tornare a lavorare la terra, bambini ansiosi di ricominciare a giocare e donne desiderose di tornare a vivere la pace. Come Hamed e Ramì, immersi in quegli attimi di normalità apparente. Hamed fece una manovra brusca, e la ruspa si girò rapidamente su se stessa. Il colpo d’aria scosse l’ulivo sotto cui sedevano Ramì e i suoi amici. L’albero tremò e una bomba a grappolo rimasta impigliata tra i rami cadde finalmente a terra. L’impatto fu lieve, ma l’esplosione violentissima. Un boato, del fumo e poi il silenzio. L’ordigno massacrò sul colpo Hamed e Ramì, e ferì gravemente i due amici. Il nemico è lontano, le armi tacciono da tempo in questo grazioso villaggio nel sud del Libano. Ma l’onda d’odio della guerra riesce a riempire d’orrore un’altra fresca mattina di primavera.
 
Parole chiave: Libano , mine, sminatori, guerra
Categoria: Guerra
Luogo: Libano