
Era una fresca mattina di primavera in
questo grazioso villaggio del Sud del Libano. Hamed era andato al
lavoro con l’entusiasmo di sempre. La guerra era appena finita, e
avere un impiego era una fortuna per pochi. Tutto merito di suo
padre che gli aveva insegnato a guidare la ruspa. Anche Ramì,
14 anni, era uscito di casa felice. La scuola era ancora chiusa, e
dopo un mese da profugo lontano da casa, tornava finalmente tra i
suoi prati con gli amici del cuore. Il giocattolo del giorno era
quella grande ruspa gialla che rimuoveva le macerie di una casa
bombardata alle porte del villaggio. Ramì e i suoi amici
presero posto sotto un piccolo ulivo, quello vicino alla strada, in
prima fila. Hamed gradisce il giovane pubblico e fa danzare la ruspa
come non mai. Ramì lo guardava con occhi pieni d’ammirazione
e forse di speranza, come se quel gigante giallo avesse la forza di
portar via con le macerie anche tutti i brutti ricordi della guerra.
Ma non fu così, anzi, in quella mattina di primavera, i
destini di Ramì e Nahed s’incrociarono tragicamente.

Le squadre di sminatori avevano
bonificato da poco quel piccolo campo di olivi disteso verso il mare.
Pazientemente, palmo a palmo, come ogni giorno tra le colline
libanesi infestate dalle bombe a grappolo. Quelle maledette bombette
inesplose dalle forme accattivanti e dagli effetti devastanti. Alcune
sembrano palle da tennis, altre strani giocattoli, altre ancora
innocue pietre. Ma non lo sono, e basta un lieve contatto per
scatenare l’inferno. Cosa che, dalla fine della guerra, è
successa 142 volte nel sud del Libano. Le vittime sono soprattutto
contadini, impazienti di tornare a lavorare la terra, bambini ansiosi
di ricominciare a giocare e donne desiderose di tornare a vivere la
pace. Come Hamed e Ramì, immersi in quegli attimi di normalità
apparente. Hamed fece una manovra brusca, e la ruspa si girò
rapidamente su se stessa. Il colpo d’aria scosse l’ulivo sotto
cui sedevano Ramì e i suoi amici. L’albero tremò e
una bomba a grappolo rimasta impigliata tra i rami cadde finalmente a
terra. L’impatto fu lieve, ma l’esplosione violentissima. Un
boato, del fumo e poi il silenzio. L’ordigno massacrò sul
colpo Hamed e Ramì, e ferì gravemente i due amici. Il
nemico è lontano, le armi tacciono da tempo in questo grazioso
villaggio nel sud del Libano. Ma l’onda d’odio della guerra
riesce a riempire d’orrore un’altra fresca mattina di primavera.