12/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Inizia male l'operazione congiunta per la sicurezza a Gaza: 10 feriti negli scontri
All'indomani del dispiegamento di pattuglie congiunte di Hamas e Fatah, per riportare l'ordine a Gaza, nuovi scontri tra le milizie hanno provocato dieci feriti.

La polizia palestinese in marcia a GazaGli incidenti. La ricostruzione degli incidenti è ancora controversa, fonti della sicurezza riferiscono che sono cominciati quando miliziani di Hamas hanno attaccato un check point della sicurezza nazionale ad abu Deira, sul lungomare di Gaza city, ferendo gravemente un ufficiale. Ma un portavoce delle brigate Ezzeddin al Qassam, una delle milizie di Hamas, ha negato ogni coinvolgimento e ha accusato i servizi di sicurezza per avere arrestato un miliziano del partito islamico cui è stato sequestrato il kalashnikov. Secondo un'altra versione, miliziani non meglio precisati, avrebbero accerchiato 18 membri delle forze di sicurezza, confiscando le loro armi. Nella sparatoria sono rimaste ferite otto persone, tra cui attivisti di Fatah, di Hamas e civili. In una seconda sparatoria, avvenuta nel campo profughi di Jabaliya, in periferia di Gaza city, sono rimaste ferite altre due persone. Sempre venerdì mattina, quattro persone sono state rapite, e rilasciate poco dopo, nel campo profughi di Nusseriat.

Agente palestinese a un check pointIl piano per la sicurezza. Il giorno prima, giovedì, tremila agenti di polizia erano stati dispiegati in tutto il territorio della Striscia di Gaza, per attuare il piano di sicurezza concordato dal presidente Abu Mazen insieme al premier di Hamas, Haniyeh. Il piano, approvato lo scorso 14 aprile, prevede la cooperazione tra miliziani delle due principali fazioni palestinesi, che hanno preso parte ai pattugliamenti indossando, per la prima volta, le stesse divise. Si sperava che l'operazione congiunta potesse arginare il clima di violenza e anarchia che funesta il territorio della Striscia da oltre un anno, ma i primi risultati non fanno che alimentare lo scetticismo attorno alla manovra. Perplessità espresse in primo luogo dal ministro dell'Interno, l'indipendente Hani al Qawashmeh. Il controllo delle forze di sicurezza è nelle mani del presidente Mazen, e pare che al Qawashmeh abbia abbandonato la riunione per decidere le modalità dell'operazione di sicurezza, perché le sue perplessità sulla mancanza di coordinamento tra le varie forze non hanno trovato ascolto da parte di Mazen, Haniyeh e del reposnsabile generale per la sicurezza Rashid Abu Shbak. Nonostante l'accordo per la divisione dei poteri, Hamas non sembra disposta a smantellare le sue milizie.

Manifestazione per la liberazione di JohnstonAlan Johnston. La sorte di Alan Johnston, il reporter della Bbc sequestrato il 12 marzo scorso, rimane ancora un mistero. Ad aprile un gruppo chiamato “Brigate della Jihad per il Monoteismo” ne ha rivendicato l'uccisione mentre, secondo altre fonti, il reporter sarebbe tuttora prigioniero di un importante clan della Striscia, i Dogmush. Sulle sue condizioni non ci sono state notizie fino a questa settimana, quando l'Esercito Islamico, una delle milizie che rivendicò il rapimento del caporale israeliano Gilad Shalit, ha pubblicato su internet un video in cui viene mostrato il tesserino del giornalista. Non è una prova che Johnston sia in vita ma, contestualmente, sono state rese note anche le richieste per il suo rilascio. I rapitori chiedono la liberazione di due persone legate ad Al Qaeda e coinvolte negli attentati di Amman, in Giordania, del novembre 2005, la cessione di parte del territorio della Striscia (quello degli ex insediamenti ebraici), e il pagamento di 5milioni di dollari. Se le prime richieste fanno pensare a un collegamento dei rapitori con al Qaeda, la cessione di parte del territorio della Striscia sembra invece confermare la pista tribale, ma non si può escludere che le due in qualche modo coincidano. Ufficiosamente si dice che il reporter è vivo e sta bene ma, fonti bene informate sostengono che le autorità britanniche hanno chiesto all'Anp di non intervenire. La tenda che era stata allestita a Gaza, per chiedere la liberazione di Johnston, è stata chiusa in seguito ai tafferugli tra giornalisti e forze di sicurezza palestinesi, ma le foto del reporter britannico rimangono appese in quasi tutti i negozi e gli uffici della città, come a ricordare che a Gaza, oltre alle milizie e ai radicali ci sono ancora tanti, tanti civili normali.
 

Naoki Tomasini

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