scritto per noi da
Serena Corsi
In Argentina esplode la lotta contro
gli agrocombustibili, il business che si profila, per il futuro
prossimo, come il più redditizio per i grandi gruppi di
interesse e al tempo stesso una trappola per i piccoli produttori per
tutto il continente latinoamericano: rischia di aggravare i problemi
derivanti da una struttura agricola basata sul latifondo e sulla
coltivazione intensiva.
Interi paesi, infatti, vedrebbero
privilegiate queste coltivazioni a svantaggio di una produzione
agricola pensata per il sostentamento interno: ci si allontanerebbe
irrimediabilmente dal concetto di sovranità alimentare.
Inoltre, per ridurre l’inquinamento da petrolio si rischia di
entrare in un altro vicolo cieco: quelle necessarie alla produzione
di biocombustibili sono piante che necessitano di un’enorme
quantità d’acqua, in uno scenario mondiale in cui
l’emergenza idrica si profila come il dramma del futuro.
Il
Coordinamento per la Sovranità Alimentare (di cui fanno parte
numerose organizzazioni contadine e indigene del paese) ha
organizzato due giorni di approfondimento e resistenza in occasione
del Congresso Latinoamericano di Biocombustibili (da oggi al 12 maggio,
Buenos Aires) al quale parteciperà l’ex vicepresidente
americano Al Gore (convinto sostenitore degli agrocombustibili)
oltre ai rappresentanti delle imprese coinvolte nell’affare (prime
fra tutte Monsanto, Repsol e Volkswagen) e ai portavoce della
Sociedad Rural Argentina, l’unione dei terratenenti fondato più
di cent’anni fa e tuttora uno dei più potenti gruppi di
pressione politica del paese.
L’argentina e gli agrocombustibili. Senza alcun dibattito parlamentare
pubblico il Parlamento argentino ha approvato a metà 2006 la
legge 26093 che stabilisce un regime di regolazione e promozione di
biocombustibili in Argentina, anche attraverso agevolazioni fiscali
alle imprese che investano nelle coltivazioni d’uopo. Il disegno di
legge è ad opera del senatore Urquia, padrone nientemeno che
dell’Aceteria General Deheza, la maggior produttrice di estratti
della soia del paese.
Inoltre, la banca interamericana di
sviluppo (Bid) ,organismo a cui l’argentina spesso si rivolge
perché le vengano erogati prestiti per la costruzione di
infrastrutture o per investimenti a lungo termine, ha fatto sapere
più volte attraverso la propria Commissione di privilegiare i
progetti che includano proprio il sostegno agli agrocombustibili: in
un recente dossier, inoltre, raccomanda specificatamente
all’Argentina di sviluppare questo mercato per sostenere la
crescente domanda globale di agroenergia.
Gli escraches. In Argentina una delle pratiche di
movimento più diffuse è quella dell’escrache , (traducibile in italiano con
una versione più volgare di svergognare o screditare): consiste nel
circondare un obbiettivo, decorarlo con scritte in cui si
denunciano le sue malefatte e distribuire nei dintorni volantini in
cui si spiegano le ragioni della protesta.
Nei giorni contro il
Congresso Latinoamericano dei Biocombustibili, è previsto un escrache itinerante:
il mezzo scelto è
la bicicletta, per rendere visibile una delle motivazioni profonde
di chi si oppone al business degli agrocombustibili: a cambiare
devono essere i livelli di consumo del Nord del mondo, e non i suoi
carburanti. Il giro tocca tutti i punti sensibili
della questione: il Governo della Nazione e quello della Provincia di
Santiago del Estero (l’avanguardia del paese quanto ad
agrobusiness), le sedi di Monsanto, Repsol, Sociedad Rural Argentina,
Cargill e Volkswagen.
Intanto, all’Hotel Bauen – il
celebre Hotel recuperato dai lavoratori dopo la crisi del
2001- si
tiene il forum parallelo “Miti e Realtà degli
agrocombustibili”, durante il quale fra interventi e video si
rovescia la prospettiva “ambientalista” che circonda la
questione: è gioco degli investitori esteri, infatti,
presentare i biocombustibili come un superamento dell’era del
petrolio e delle sue perversioni, che invece, secondo il
Coordinamento, finirebbero per ripetersi seppure declinate
diversamente.