10/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Argentina, a 'colpi di escrache' contro gli agrocombustibili
scritto per noi da
Serena Corsi
 
Argentini che protestano
In Argentina esplode la lotta contro gli agrocombustibili, il business che si profila, per il futuro prossimo, come il più redditizio per i grandi gruppi di interesse e al tempo stesso una trappola per i piccoli produttori per tutto il continente latinoamericano: rischia di aggravare i problemi derivanti da una struttura agricola basata sul latifondo e sulla coltivazione intensiva.
Interi paesi, infatti, vedrebbero privilegiate queste coltivazioni a svantaggio di una produzione agricola pensata per il sostentamento interno: ci si allontanerebbe irrimediabilmente dal concetto di sovranità alimentare. Inoltre, per ridurre l’inquinamento da petrolio si rischia di entrare in un altro vicolo cieco: quelle necessarie alla produzione di biocombustibili sono piante che necessitano di un’enorme quantità d’acqua, in uno scenario mondiale in cui l’emergenza idrica si profila come il dramma del futuro.
Il Coordinamento per la Sovranità Alimentare (di cui fanno parte numerose organizzazioni contadine e indigene del paese) ha organizzato due giorni di approfondimento e resistenza in occasione del Congresso Latinoamericano di Biocombustibili (da oggi al 12 maggio, Buenos Aires) al quale parteciperà l’ex vicepresidente americano Al Gore (convinto sostenitore degli agrocombustibili) oltre ai rappresentanti delle imprese coinvolte nell’affare (prime fra tutte Monsanto, Repsol e Volkswagen) e ai portavoce della Sociedad Rural Argentina, l’unione dei terratenenti fondato più di cent’anni fa e tuttora uno dei più potenti gruppi di pressione politica del paese.
 
Argentini che protestanoL’argentina e gli agrocombustibili. Senza alcun dibattito parlamentare pubblico il Parlamento argentino ha approvato a metà 2006 la legge 26093 che stabilisce un regime di regolazione e promozione di biocombustibili in Argentina, anche attraverso agevolazioni fiscali alle imprese che investano nelle coltivazioni d’uopo. Il disegno di legge è ad opera del senatore Urquia, padrone nientemeno che dell’Aceteria General Deheza, la maggior produttrice di estratti della soia del paese.
Inoltre, la banca interamericana di sviluppo (Bid) ,organismo a cui l’argentina spesso si rivolge perché le vengano erogati prestiti per la costruzione di infrastrutture o per investimenti a lungo termine, ha fatto sapere più volte attraverso la propria Commissione di privilegiare i progetti che includano proprio il sostegno agli agrocombustibili: in un recente dossier, inoltre, raccomanda specificatamente all’Argentina di sviluppare questo mercato per sostenere la crescente domanda globale di agroenergia.

Una donna argentina che protestaGli escraches. In Argentina una delle pratiche di movimento più diffuse è quella dell’escrache , (traducibile in italiano con una versione più volgare di svergognare o screditare): consiste nel circondare un obbiettivo, decorarlo con scritte in cui si denunciano le sue malefatte e distribuire nei dintorni volantini in cui si spiegano le ragioni della protesta.
Nei giorni contro il Congresso Latinoamericano dei Biocombustibili, è previsto un escrache itinerante: il mezzo scelto è la bicicletta, per rendere visibile una delle motivazioni profonde di chi si oppone al business degli agrocombustibili: a cambiare devono essere i livelli di consumo del Nord del mondo, e non i suoi carburanti. Il giro tocca tutti i punti sensibili della questione: il Governo della Nazione e quello della Provincia di Santiago del Estero (l’avanguardia del paese quanto ad agrobusiness), le sedi di Monsanto, Repsol, Sociedad Rural Argentina, Cargill e Volkswagen.
Intanto, all’Hotel Bauen – il celebre Hotel recuperato dai lavoratori dopo la crisi del 2001- si tiene il forum parallelo “Miti e Realtà degli agrocombustibili”, durante il quale fra interventi e video si rovescia la prospettiva “ambientalista” che circonda la questione: è gioco degli investitori esteri, infatti, presentare i biocombustibili come un superamento dell’era del petrolio e delle sue perversioni, che invece, secondo il Coordinamento, finirebbero per ripetersi seppure declinate diversamente.