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Elezioni. Le
pesanti irregolarità nelle elezioni che hanno portato alla
vittoria di Umaru Yar'Adua, che salirà alla presidenza il
prossimo 29 maggio, sono state riconosciute sia dagli osservatori che
dal capo di stato uscente, Olusegun Obasanjo. “Il problema maggiore
non è stato quello della mancanza di schede elettorali, che ha
costretto alcuni seggi a non aprire – dichiara a PeaceReporter
Sebastian Spio-Garbrah, analista del think-tank Eurasia Group
– quanto il fatto che il People's Democratic Party (il
partito al potere, ndr) abbia voluto imporre un determinato
risultato. Senza brogli e intimidazioni, difficilmente Yar'Adua
avrebbe ottenuto il 70 percento delle preferenze”. E se da una
parte il presidente Obasanjo invita a non giudicare le consultazioni
secondo standard europei, dall'altra, rimarca Spio-Garbrah, “le
elezioni nigeriane sono state peggiori di quelle recentemente
tenutesi in Liberia, Senegal, Benin e Repubblica Democratica del
Congo, senza dover scomodare la Francia per un confronto”.
Transizione. “Yar'Adua
(uno dei pochi politici nigeriani a non essere stato accusato di
corruzione, ndr) ha i mezzi per risollevare l'immagine del Paese –
continua Spio-Garbrah – ma ci vorranno anni. Dopo quanto è
successo, che credibilità avrà la Nigeria per metter
bocca nelle crisi africane come quelle in Costa d'Avorio, Sudan o
Zimbabwe?”. Un brutto colpo per chi, come Obasanjo, aveva fatto
dell'interventismo nigeriano nelle questioni continentali uno dei
fiori all'occhiello della sua politica estera.
Con
le sue contraddizioni e i “vorrei-ma-non-posso” del suo processo
politico, la Nigeria rispecchia bene la fase di transizione vissuta
attualmente dall'Africa, in cui spesso alle aspirazioni non
corrispondono mezzi adeguati per raggiungerle. “Nonostante i
problemi di legittimazione che il nuovo presidente avrà, non
ritengo che la democrazia nigeriana sia in pericolo – rimarca
Akinola – Il tempo dei governi militari si è concluso
definitivamente”. Insomma, la preoccupazione è d'obbligo, ma
forse non è il caso di fasciarsi la testa: piuttosto che la
morte della democrazia, quella nigeriana potrebbe essere vista come
una crisi di maturità del sistema. E l'ennesima riprova che
gestire la democrazia giorno per giorno è molto più
difficile che conquistarla. Matteo Fagotto