08/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Si aggrava lo scontro con le milizie di al Houti, ma la violenza è generalizzata
Lontano dai riflettori internazionali, la crisi in Yemen si sta aggravando al di là delle previsioni. Il governo di Sana'a puntava a riportare la sicurezza nel nord-ovest del paese nel giro di poche settimane, ma i raid delle forze armate non hanno fiaccato il potenziale delle milizie zaide di al Houti, che accusa il governo di compiere stragi di civili.

Il presidente Yemenita Saleh e BushCrisi umanitaria. Il 2 maggio un convoglio della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa è stato attaccato da miliziani ignoti nella zona di al Saifi, poco distante dalla città di Sa'ada: una regione tribale, epicentro delle attività delle milizie sciite di al Houti. La notizia è trapelata solo domenica 6: due persone sono rimaste ferite. I veicoli, 15 camion, trasportavano aiuti per alcune centinaia di famiglie di sfollati in fuga dai combattimenti. L'attacco è stato condannato dalle Nazioni Unite, che temono possa compromettere le operazioni umanitarie, proprio mentre i combattimenti imperversano. “Molte persone vengono uccise ogni giorno, anche civili” sostiene la Civil Society Coalition, un gruppo di Ong locali, “e siamo preoccupati per il crescente numero di sfollati cui non si riesce a portare assistenza”. Le forze armate yemenite non sono state in grado di sopprimere le milizie ribelli, che trovano riparo nei villaggi fortificati e nelle zone montagnose a ridosso di Sa'ada. Ma proprio la difficoltà di accesso alla zona è uno dei motivi di preoccupazione per le Ong, che accusano il governo di avere tagliato le comunicazioni con il nord del paese, impedendo l'accesso anche ai giornalisti. Questo fa sì che le notizie su quel che accade sul campo siano scarse e frammentarie, mentre delle vittime non si sa proprio nulla. L'unico dato disponibile lo fornisce la Mezzaluna Rossa a Sana'a, secondo cui il numero degli sfollati supera già le 30 mila unità.

Genocidio”. Il leader dei ribelli sciiti, Abd al Malik al Houti, intervistato dall'Associated Press, ha dichiarato che “Intere città e villaggi sono soggetti a spaventosi bombardamenti delle corrotte autorità (di Sana'a) di cui i civili sono le prime vittime. Gli attacchi del governo contro i villaggi sono un genocidio”. Alcune fonti mediche a Saada, rimaste anonime, sostengono che dall'inizio dell'anno sono morti oltre 1500 soldati governativi e 2 mila ribelli, mentre sui civili non c'è nessuna stima. Al Houti ha anche smentito di ricevere aiuti dall'estero, rivendicando il carattere locale del conflitto e, di contro, ha accusato le autorità di Sana'a di agire per soddisfare i partner internazionali: “Il governo attacca, massacra la sua gente e versa il loro sangue per soddisfare l'alleato americano” ha dichiarato. Nonostante le ingenti perdite, le milizie ribelli sono ancora bene armate e promettono di continuare la battaglia, iniziata nel 2004, per stabilire una teocrazia islamica nel paese.

Venditore di armi a Sa'adaArmi e violenza. La regione di Sa'ada è nota soprattutto per il gran numero di armi che vi circola liberamente: dai fucili alle bombe, fino all'artiglieria, nei mercati si trova di tutto. Essere armati fa parte della tradizione yemenita, ma la presenza di oltre 40 milioni di armi su una popolazione di 22 milioni di non aiuta certo a contenere la violenza. Recentemente il governo di Sana'a ha iniziato una campagna per chiudere le rivendite di armi non autorizzate. Il ministero dell'Interno ha istituito un comitato per censire le armi e ha varato un piano triennale per regolarne il possesso e per combattere le ideologie estremiste. Sono almeno 18 i mercati di armi nel paese e oltre 300 i negozi, il governo ha annunciato che presto chiuderà quelli non autorizzati nella speranza di ridurre gli scontri tribali (22 solo nel 2006) e le violenze in genere. Quel che resta da vedere è se questa decisione verrà accettata dalle tribù o verrà invece accolta come un tentativo di disarmarle. Intanto, per cominciare, i 21 principali clan yemeniti hanno firmato un accordo in cui si impegnano a smettere di usare le armi, almeno per festeggiare i matrimoni.
 

Naoki Tomasini

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