
Con un
comunicato diramato nel pomeriggio, Emergency ha annunciato la requisizione delle sue strutture
ospedaliere afgane da parte del governo di Kabul.
Le notizie che giungono dall’Afghanistan sono ancora confuse: sul destino dei
tre ospedali per ora circolano solo delle voci, tutte da confermare. Alcune dicono
che il governo Karzai intenda insediare nell’ospedale di Kabul un’altra Ong. Per
la clinica di Anabah, in Panjshir, si parla addirittura di una riconversione ad
uso militare come sede di un Provincial Reconstruction Team (Prt) della Nato.
Nulla si sa invece sull’ospedale di Lashkargah, in Helmand, dove i margini di
manovra del governo sono assai ridotti vista la situazione di instabilità.
Per Emergency, la requisizione degli ospedali è “un’azione di forza conseguente
ad altre azioni di forza che ne hanno posto le premesse”.
Ripercorriamo le tappe fondamentali di questa vicenda.
5 marzo. L’inviato de
La Repubblica in Afghanistan, Daniele Mastrogiacomo, viene rapito dai talebani nei pressi
di Lashkargah, capoluogo della provincia di Helmand. Assieme a lui vengono catturati
il suo autista, Sayed Agha, e il suo interprete, Adjmal Nashkbandi.
Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il direttore de La Repubblica, Ezio Mauro, contattano Gino Strada a Khartoum chiedendogli di intervenire:
lui accetta.
14 marzo. I sequestratori recapitano alla sede di Emergency a Kabul un filmato in cui
si vede Mastrogiacomo nelle loro mani. E’ la prova che il governo italiano chiedeva
per avviare la trattativa, utilizzando il canale umanitario di Emergency.
A tenere i contatti con i sequestratori per conto del governo italiano è Rahmatullah
Hanefi, manager dell’ospedale di Emergency a Lashkargah.
16 marzo. I sequestratori di Mastrogiacomo sgozzano il suo autista afgano, Sayed Agha,
accusato di essere una spia al servizio delle truppe britanniche della Nato, e
pongono le condizioni per il rilascio del giornalista italiano e del suo interprete:
la liberazione di cinque esponenti talebani detenuti nelle carceri afgane. Il
governo italiano si attiva subito presso quello afgano per ottenere la scarcerazione
dei nominativi forniti dai sequestratori, che avverrà – dopo non facili trattative
con Karzai – il 17 e 18 marzo.
19 marzo. I cinque personaggi liberati, presi in custodia da Emergency come richiesto dai
talebani, vengono consegnati ai sequestratori che in cambio liberano Mastrogiacomo
e – secondo la sua stessa testimonianza – anche il suo interprete. Il primo viene
preso in consegna da Rahmatullah Hanefi e portato all’ospedale di Emergency di
Lashkargah. Il secondo sparisce. Per giorni, fonti afgane confermate da fonti
dei servizi italiani e dei Ros, danno per certo che Adjmal sia in mano ai servizi
segreti afgani.
20 marzo. Rahmatullah Hanefi viene arrestato dai servizi segreti afgani senza alcuna spiegazione.
Mastrogiacomo viene trasferito a Kabul e da lì direttamente in Italia.
29 marzo. Il mullah Dadullah annuncia in un’intervista che Adjmal Nashkbandi, l’interprete
di Mastrogiacomo, è ancora nelle sue mani e chiede, per la sua liberazione, la
scarcerazione di altri esponenti talebani.
Il presidente afgano Hamid Karzai dichiara che nessun altro prigioniero talebano
verrà liberato in cambio di ostaggi.
8 aprile. I talebani annunciano la decapitazione di Adjmal, un giorno prima della scadenza
dell’ultimatum da loro stesso fissato. Subito dopo, i servizi segreti afgani annunciano
di sospettare Rahmatullah Hanefi di essere coinvolto nel sequestro Mastrogiacomo
e nella mancata liberazione di Adjmal il 19 marzo.
Gino Strada risponde: “Sono calunnie”.
10 aprile. Il direttore dei servizi segreti afgani, Amrullah Saleh, accusa Emergency di
essere un’organizzazione che “fiancheggia i terroristi e persino gli uomini di
Al Qaeda in Afghanistan” perché – argomenta Saleh – “un talebano si denuncia alla
polizia, non si cura per permettergli poi di riprendere le armi contro di noi,
contro i nostri alleati, contro la Nato, contro gli italiani”.
Emergency risponde: “Queste parole costituiscono una conferma inquietante della
nostra preoccupazione che fosse in atto, attraverso l’illegale sequestro di Rahmatullah
Hanefi ad opera dei servizi afgani, una operazione contro Emergency: una ritorsione,
su destinatari impropri, per l’esito del sequestro Mastrogiacomo, che ha comportato
la liberazione di cinque detenuti, concordata tra Hamid Karzai e Romano Prodi.
Questa sortita di un uomo importante del governo Karzai diventa un elemento di
valutazione circa la presenza di Emergency in Afganistan e circa la sicurezza
del nostro personale internazionale”.
11 aprile. Per motivi di sicurezza, il personale internazionale di Emergency, una quarantina
di persone in tutto, lascia l’Afghanistan per Dubai, in attesa che la situazione
si chiarisca.
I tre ospedali dell’Ong, dove continua ad operare il personale medico locale,
rimangono aperti ma vengono sospese le ammissioni di nuovi pazienti.
25 aprile. La polizia afgana si presenta all’ospedale di Emergency a Kabul, dove cinque
membri dello staff internazionale erano appena rientrati da Dubai per monitorare
la situazione. Gli agenti chiedono la consegna dei loro passaporti senza fornire
spiegazioni. La richiesta viene rifiutata.
Per Emergency questo episodio è l’ennesima conferma dell’ostilità delle autorità
governative afgane verso l’Ong italiana.
26 aprile. Con l’assistenza dell’Unità di Crisi della Farnesina – che configura un vero
e proprio incidente diplomatico – Emergency evacua dall’Afghanistan i cinque membri
dello staff internazionale. I tre ospedali dell’Ong, che nel frattempo avevano
dimesso quasi tutti i pazienti ricoverati, vengono chiusi.
Gino Strada dichiara a PeaceReporter: “Torneremo quando il governo afgano dimostrerà con i fatti che per Emergency
ci sono le condizioni di sicurezza per lavorare. Da oltre un mese il governo Karzai
ha fatto di tutto per espellere Emergency dall’Afghanistan, arrestando il nostro
personale, accusandoci di sostenere i terroristi e indicandoci, quindi, come un
nemico, infine mandando la polizia nei nostri ospedali. Il governo afgano ha minacciato
Emergency e ha dato seguito a queste minacce”.