04/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le speranze per il futuro dell'Iraq passano per la conferenza di Sharm el Sheikh
Un patto quinquennale, chiamato International Compact With Iraq (Ici), è il primo risultato della conferenza internazionale sulla sicurezza in Iraq a Sharm el Sheikh.

Condoleezza Rice alla conferenzaAiuti. Alla conferenza partecipano oltre 50 paesi e numerose organizzazioni umanitarie. L'Ici prevede un impegno delle potenze internazionali a sostegno del governo iracheno che, dal canto suo, dovrà fare progressi nei settori della sicurezza e del diritto, promuovendo riforme politiche e cercando la riconciliazione tra le diverse anime del paese. Il piano è stato adottato per acclamazione, ma a breve dovrà essere votato da tutti. Le nazioni partecipanti hanno offerto al governo di Baghdad 30 milioni di dollari di aiuti: la cancellazione di buona parte del suo debito pubblico. Quello che si chiede in cambio è “un impegno per raggiungere una vera riconciliazione nazionale” ha spiegato Bayan Jabor, ministro delle finanze di Baghdad, a dimostrazione che per le potenze partecipanti il primo incubo da sventare è quello di un Iraq diviso. “La divisione dell'Iraq in tre parti sarebbe un vero disastro” ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano D'Alema, che spinge perché questa conferenza internazionale diventi “un modello per quella sull'Afghanistan”.

Il ministro degli Esteri siriano Walid MuallemSiria e Iran. Il premier iracheno Al Maliki auspica che la conferenza segni “l'inizio di una nuova fase dei rapporti tra l'Iraq e i paesi del mondo” e il suo vice, Salih, ha parlato di “un messaggio di speranza”. Il primo obiettivo della conferenza, però, era quello di aprire un dialogo, anche se indiretto, tra Washington e gli stati confinanti con l'Iraq, Siria e Iran, accusati di soffiare sulle fiamme delle violenze settarie. Il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, insiste affinché Damasco prenda misure concrete per fermare l'ingresso di combattenti in Iraq e accusa Teheran di sostenere le milizie sciite nel paese. Una critica che l'Iran rifiuta, accusanto gli Stati Uniti di “Terrorismo” in riferimento ai cinque diplomatici iraniani arrestati a gennaio in Iraq. Il ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, ha ribaltato le accuse sostenendo che gli Usa hanno creato in Iraq “un rifugio sicuro per i terroristi che tentano di trasformare il territorio iracheno in una base da cui attaccare i paesi confinanti”. Ieri la Rice ha incontrato il ministro degli Esteri siriano Moallem, in un faccia a faccia che ha definito “il colloquio a più alto livello da diversi anni”. Mottaki ha avuto un breve incontro con il suo omologo britannico, ma un simile dialogo con i rappresentanti Usa, anche alla luce delle ultime schermaglie verbali, è improbabile. Mottaki e la Rice si sono visti attorno a un tavolo per il pranzo, ma anche quella occasione è stata vanificata dalla scelta dell'iraniano di lasciare i commensali, stizzito per l'abbigliamento di una provocante violinista russa. Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Mc Cormack, ironizzando, ha ipotizzando che la donna che ha intimorito il ministro Mottaki non fosse la violinista, bensì Condoleezza Rice.

Il ministro degli Esteri iraniano Manoucherh MottakiRipensamenti. La conferenza è iniziata mentre ancora riecheggiano le recenti dichiarazioni di alcuni militari britannici, duramente critici verso la guerra in Iraq. Il generale della corona, Michael Rose, ha sostenuto che “gli Usa e i loro alleati dovrebbero ammettere la sconfitta e lasciare l'Iraq”. “Vincere non è possibile” ha spiegato Rose citando i soldati britannici incontrati in Iraq. “Prima si comincerà a parlare di soluzioni politiche anziché militari, prima torneranno a casa e le loro vite verranno salvate”. “Gli insorti non si arrenderanno -ha spiegato il generale- non li posso perdonare per quel che fanno ma comprendo le ragioni della loro resistenza”. Sulla stessa linea anche l'ex segretario alla Difesa Geoff Hoon, che ha recentemente ammesso gravi errori nella pianificazione del dopo-invasione. Hoon ha rivelato di essere stato in disaccordo con Bush sulle decisioni di sciogliere l'esercito iracheno e di ostracizzare i baathisti, proprio le mosse che hanno portato l'Iraq sprofondare nell'anarchia e nel settarismo.
 

Naoki Tomasini

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