04/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Onu ribadisce il diritto all'autodeterminazione del Sahara Occidentale. Parla il portavoce del Polisario in Italia
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 30 aprile scorso, ha approvato all'unanimità una risoluzione che ribadisce il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi la cui terra, il Sahara Occidentale, è stata occupata dal Marocco dopo che la Spagna, nel 1975, aveva lasciato quella che era una sua colonia. Sull'argomento PeaceReporter ha intervistato Omar Mih, portavoce in Italia del Fronte Polisario, organizzazione politico – militare che si batte per l'indipendenza del Sahara Occidentale.

una famiglia saharawi nei campi profughi - foto di fabio de benedettisCome commenta la risoluzione del Consiglio?

Il Consiglio ha ribadito una serie di principi che per noi sono molto importanti. In primis è stato ribadito che la questione del Sahara Occidentale è una questione di decolonizzazione. Sottolinea poi come l'accordo debba riguardare tutte e due le parti in causa, e auspica un accordo pacifico, ma che tuteli il principio dell'autodeterminazione del popolo saharawi. E per noi questo è l'aspetto più importante. Infine, ribadisce che i negoziati debbono svilupparsi sotto l'egida delle Nazioni Unite. E questa è la risposta migliore all'iniziativa diplomatica che Rabat aveva assunto negli ultimi giorni.

L'iniziativa in questione è la proposta ribattezzata 'road map' del governo di Rabat, presentata all'inizio di aprile 2007, alla quale il Fronte Polisario ha reagito con un documento molto duro. La proposta puntava alla concessione di un'autonomia ai territori occupati del Sahara Occidentale, all'interno della sovranità del Marocco. Come giudica questa offerta?

Il Marocco puntava ad aggirare le Nazioni Unite, rilanciando con una proposta finalizzata a diventare la base di un futuro accordo, tagliando fuori l'Onu, e puntando a un accordo bilaterale con noi. Il principio che volevano far passare era quello del possesso: il Sahara Occidentale è mio e gli concedo l'autonomia. L'Onu ha sconfessato questa lettura, ribadendo che i territori occupati sono dei saharawi. Le dichiarazioni del governo marocchino, che hanno commentato positivamente la risoluzione, non le capisco. Secondo me non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi. L'Onu ha ribadito con fermezza che la questione è di sua competenza. Staremo a vedere, il Fronte Polisario ha sempre garantito la sua disponibilità a trattare, ma ribadiamo che del Marocco non ci si può fidare. Lo ha dimostrato tirandosi indietro dopo gli accordi del 1991. Spero che a Rabat capiscano che l'unica soluzione del conflitto è il referendum, che permetta alla popolazione saharawi di pronunciarsi sul suo futuro.

un campo profughi saharawi - foto di fabio de benedettisLa risoluzione ha anche prolungato, fino al 31 ottobre 2007, il mandato della Minurso, la missione Onu in Sahara Occidentale. Siete soddisfatti di questa decisione?

Si, anche se con riserva. Abbiamo sempre chiesto, e continuiamo a farlo, che il mandato della Minurso venga esteso anche alla vigilanza del rispetto dei diritti umani e non solo al cessate il fuoco. La mancanza, nel testo della risoluzione, di un esplicito riferimento in questo senso ci ha deluso. Il Segretario generale dell'Onu, nei suoi rapporti, ha ribadito che permangono delle gravi violazioni nei territori occupati, e per questo ci saremmo aspettati un segnale dal Consiglio. E' per questo motivo che Francesco Bastagli, l'inviato speciale del Segretario generale dell'Onu per il Sahara Occidentale, si è dimesso ad agosto scorso. Voleva un mandato operativo altrimenti, da funzionario serio quale ha dimostrato di essere, sentiva di prendere parte a una missione senza reale efficacia.

A proposito del mandato, in tutta la risoluzione non si fa alcun riferimento alle risorse naturali del Sahara Occidentale e al loro sfruttamento. Siete delusi? Lo sfruttamento da parte del Marocco continua?

La questione rientra nella fattispecie del rispetto dei diritti umani. Le Nazioni Unite, in un parere del 2002, hanno ribadito con chiarezza che, fino al raggiungimento di uno status definitivo, lo sfruttamento delle risorse del Sahara Occidentale è illegale. Il concetto è chiaro: la comunità internazionale deve far rispettare la legge, ma questo non accade. Per fare un esempio, basta citare l'accordo sulla pesca stipulato dall'Unione europea e dal Marocco, che comprende anche le acque territoriali del mio popolo.

La risoluzione fa riferimento anche alla possibilità che venga concesso ai profughi saharawi, dai campi in Algeria, di ricongiungersi con i loro familiari, abbandonati 30 anni fa. Come procede il programma?

campo profughi sahrawi - foto di fabio de benedittisProcede, ma in maniera insufficiente. Da quando il programma è partito, abbiamo ricevuto più di 30mila domande. Fino ad adesso, ne sono state evase solo 2500. E' troppo poco, perché il Marocco si rifiuta di collaborare, concedendo il permesso a sole 20 famiglie per settimana. Bisogna considerare che parliamo di gente che aspetta da 30 anni di riabbracciare i loro cari. E sono stufi di aspettare, anche perché le condizioni di vita sono sempre più drammatiche. Più del 40 percento degli aiuti umanitari ai rifugiati, negli ultimi 6 anni, sono stati tagliati.

Dopo un lungo periodo di silenzio, negli ultimi giorni si è tornato a parlare della questione del Sahara Occidentale. Quanto pensa che abbia influito in questa accelerazione la cosiddetta 'intifada' saharawi, scoppiata a primavera dello scorso anno, con una serie di manifestazioni popolari nei territori occupati e la conseguente dura repressione della polizia marocchina?

Credo che abbia avuto un ruolo determinante. E' stato sicuramente uno dei motivi che ha spinto il Marocco a muoversi, prendendo l'iniziativa diplomatica della 'road map'. La repressione continua e la pazienza dei saharawi, dopo anni di vana attesa, è esaurita. Noi restiamo determinati a ottenere l'autodeterminazione saharawi in modo pacifico, ma la comunità internazionale si deve rendere conto che bisogna dare delle risposte concrete alla nostra gente. La tensione è alta, anche ieri e l'altro ieri manifestanti saharawi sono scesi in piazza nei territori occupati. E la repressione continua.
 

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità