04/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo al-Masri, ucciso anche al-Baghdadi. In due giorni la guerriglia irachena avrebbe perso due leader
Ancora non si è sciolto il mistero attorno all'uccisione di Abu Omar al Baghdadi, capo dello Stato Islamico in Iraq. Il ministro dell'Interno iracheno Abdul Karim Khalaf ne conferma la morte, specificando che il vero nome della persona trovata uccisa è Abdullatif al Juburi, ma il generale Usa William Caldwell sostiene che quel nome corrisponda al ministro dell'Informazione dello Stato Islamico in Iraq e ha dunque dichiarato di non poter "nè confermare nè smentire la notizia dell'uccisione del capo dello Stato islamico in Iraq". Rimane ancora senza conferme anche la morte di  Abu Ayub al Masri, capo di al Qaeda in Iraq, che pare sia stato ucciso da milizie tribali. 
 
 
Un morto molto probabile, un altro forse. Il bilancio delle ultime 48 ore per la guerriglia irachena, se risulteranno confermate le informazioni diffuse dal ministero degli Interni di Baghdad, segna profondo rosso. Prima sarebbe stato ucciso Abu Ayyub al-Masri, l'uomo che aveva sostituito al-Zarqawi nella guida di al-Qaeda in Iraq, e poi la stessa sorte sarebbe toccata a Abu Omar al-Bagdadi, leader dello Stato Islamico in Iraq, una sorta di auto proclamata repubblica dei ribelli formata da un coordinamento di gruppi armati sunniti.

un miliziano con un lanciarazzi rpgDecapitata la guerriglia, o no? “Le prime informazioni indicano che è stato ucciso, ma quando si ha a che fare con figure importanti come Masri occorrono ulteriori controlli, compreso il test del Dna”, aveva dichiarato il 1 maggio scorso Ali al-Dabbagh, portavoce del premier iracheno al-Maliki, rispondendo alla stampa circa la notizia della morte del terrorista diffusa dal ministero degli Interni di Baghdad. Stessa fonte per quanto riguarda, oggi, la morte di al-Baghdadi. La dinamica dell'eliminazione dei due presunti leader della guerriglia è, però, molto differente. Al-Masri, di recente nominato ministro della Guerra dello stesso 'stato' del quale era a capo al-Baghdadi, sarebbe stato ucciso nella zona di Taji, a nord di Baghdad, in uno scontro che il ministero iracheno ha definito 'interno', mentre al-Baghdadi sarebbe morto in una sparatoria, avvenuta ieri, nel quartiere sunnita Ghazaliya di Baghdad.
Riguardo alla morte di al-Baghdadi, il portavoce del ministero degli Interni iracheno Abdel Karim Khalaf ha annunciato che le autorità hanno “documenti, prove e anche il cadavere”, mentre i dubbi circa al-Masri rimangono.

al-masriDinamiche oscure. In primo luogo, per quanto possa valere, lo Stato Islamico in Iraq ha diffuso una nota sul web nella quale smentisce seccamente la morte del terrorista, e il governo di Baghdad per il momento non ha saputo cancellare le perplessità dei giorni scorsi. Il dato più importante, però, secondo la ricostruzione che era stata fornita, è che il Consiglio di salvezza di al-Anbar, coordinamento delle milizie tribali sunnite della regione che va da Baghdad al confine con la Siria (secondo il ministero dell'Interno iracheno avrebbero ucciso loro al-Masri), ammette di non averne trovato il cadavere, anche se confermano l'informazione circolata nei giorni scorsi.
Il dato è notevole, comunque. Se fossero davvero morti al-Masri e al-Baghdadi, dando per buono il ruolo che viene loro accreditato, l'insurrezione armata avrebbe incassato un colpo davvero duro. Però, non lo avrebbe incassato né dal governo di al-Maliki, né dagli eserciti stranieri guidati dagli Usa. A eliminare uno o forse due dei principali nemici dell'esecutivo post-Saddam sarebbero stati altri iracheni, sunniti loro stessi, che da mesi hanno lanciato un messaggio chiaro: basta con l'occupazione militare, basta con il terrorismo. Messaggio che forse rappresenta il pensiero della stragrande maggioranza degli iracheni.

miliziani entrano a ramadiLa sicurezza autogestita. Il Consiglio di Salvezza di al-Anbar è nato circa un anno fa, nella regione più squassata dalla guerriglia in Iraq. Attentati e feroci campagne militari hanno reso la zona un lago di sangue. A un certo punto è nato un coordinamento delle tribù che abitano la regione, per organizzare un'autodifesa contro le violenze degli insorti e le brutalità dei militari iracheni e della Coalizione. L'iniziativa si è rivelata efficiente, al punto che nel novembre del 2006, l'allora ambasciatore Usa in Iraq Zalmay Khalilzad, assieme al governo di Baghdad e ai comandanti militari Usa, ha deciso d'incontrare il Consiglio, per creare un coordinamento. L'accordo prevedeva, almeno sulla carta, che il controllo della regione fosse affidato ai miliziani tribali, e gli Usa avrebbero evitato azioni troppo punitive per la popolazione civile. Proprio come fecero a Ramadi, dopo quel vertice, 'bonificando' la città dai guerriglieri stranieri ritenuti elementi legati ad al-Qaeda.
E come avrebbero fatto ancora, se la morte di al-Masri fosse confermata, sottolineando la sempre più evidente sconfitta del progetto degli Stati Uniti di pacificazione dell'Iraq.

Christian Elia

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