Dopo l'esilio di cinque anni, Kimmie Weeks torna in Liberia per i bambini soldato
Scritto per noi da
Damiano Razzoli
La Missione Internazionale per i Bambini Soldato è il progetto chiave a cui un
giovane liberiano sta lavorando. Nel gennaio 2005, Kimmie Weeks sarà in Africa
occidentale. Si tratta di un ritorno desiderato, cercato e ottenuto, dopo cinque
anni di esilio negli Stati Uniti. "Sono molto emozionato e allo stesso tempo spaventato."
confida Kimmie. "Sarò costretto a prendere serie precauzioni una volta sul campo".
Il ventitreenne, nato a Monrovia, è scampato alla guerra civile liberiana dopo
aver vinto il colera e denunciato l'arruolamento di bambini soldato da parte dei
militari alleati al presidente Taylor. Nel suo giro sarà accompagnato da attivisti,
ricercatori e da una troupe della Bbc, che realizzerà un documentario sul viaggio,
filmandone ogni tappa, attività, incontri, discorsi e pensieri.
Per i figli della guerra - "In Liberia i bambini soldato, una volta sradicati dall'esercito, vengono abbandonati
a loro stessi. Prima del mio Paese, visiterò la Sierra Leone, e poi i campi profughi
del Ghana. Voglio portare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sull'uso
dei bambini in guerra e sui programmi di sviluppo per la loro riabilitazione e
il loro reinserimento nella società". Ciò significa assicurarsi che ricevano una
buona educazione, senza limitarsi semplicemente a disarmarli. "Quando incontrerò
i responsabili delle agenzie governative e delle organizzazioni internazionali,"
continua il giovane pacifista "esporrò chiaramente necessità e
richieste, rammentando uno degli ostacoli principali che rallentano la nostra
azione: non riuscire a disporre di contributi adeguati per finanziare i programmi
di aiuto, tra cui rientra il Learning Tree Iniziative, sostenuto dall'Unicef,
che consiste nel mandare a scuola più di 1 milione di bambini un tempo combattenti.
Sto allestendo una campagna nazionale per la raccolta fondi che verrà lanciata
quando rientrerò negli Stati Uniti".
Verso il futuro - L'intento di Kimmie Weeks è quello di avviare un percorso per la sopravvivenza
e la ricostruzione. "Dobbiamo imparare ad erigere spazi migliori per i bambini
e le donne afflitti dalle violenze. Questo è possibile: sono molti i giovani ad
impegnarsi. E' necessario ricompensarli con fiducia: stanno compiendo sforzi incredibili
per le persone e sono loro a fare la differenza, soprattutto nei Paesi africani,
dove si uniscono in associazioni e avviano progetti che favoriscono la costruzione
di una cultura di pace. Devono chiedere alla gente di appoggiarli, devono far
sentire la propria voce".
E la voce di Kimmie si sofferma adesso sulla situazione della politica liberiana,
che sollecita un'attenta riflessione. Nel 2005 si terranno le elezioni presidenziali,
attese con pazienza da un Paese che esce da più di un decennio di guerra e sta
riabbracciando la comunità internazionale. L'ex calciatore George Weah vorrebbe
aspirare a questo ruolo. Kimmie Weeks, al momento, non appoggia ancora un candidato.
"Penso che i liberiani non abbiano bisogno solo di una figura individuale, ma
di qualcuno che possieda una forte leadership ed integrità sufficiente per respingere
la corruzione. Se George Weah risponde a questi criteri, e se ha il cuore, che
sono sicuro lui abbia, per dare di più alla Liberia, lo sosterrò definitivamente.
Ma devo prima sapere qual è il suo programma di governo e osservare quali altri
candidati si presenteranno per la carica di presidente". Per il domani, non sembra
avere dubbi. "Continuerò a concentrarmi soprattutto sui progetti di sviluppo in
Liberia e in Africa. Mi sento più attivista umanitario che uomo politico". Anche
se è ancora giovane, Kimmie Weeks ha già offerto un contributo importante alla
causa della pace. Ma in fondo, ricorda, "non si è mai finito di fare abbastanza".