Cambiare passaporto e carta d'identità in Iraq. Il racconto di un giovane blogger a Baghdad
Scritto per noi da Faris,
un blogger a Baghdad
Qualche giorno fa ho finalmente deciso di richiedere una nuova carta d’identità.
Si tratta del documento che ciascuno deve portare con sé fuori di casa e che spesso
viene richiesto ai checkpoint. Quello che avevo io mi era stato rilasciato a metà
degli anni Novanta e in qualche occasione ai checkpoint mi avevano detto che avrei
dovuto richiederne un altro perché il mio non aveva il triangolo giallo fosforescente.
Ma visto che il mio passaporto era scaduto, avevo bisogno della carta d'identità
per rinnovarlo.

La carta d'identità in sè rappresenta una preoccupazione per alcune persone:
uno dei miei amici per esempio teme falsi check point degli squadroni della morte.
Anche se il documento dice se sei musulmano, cristiano, mandeano o cos’altro,
non specifica comunque di quale setta musulmana sei. Il cognome o il luogo di
nascita però lo svelano quasi sempre, a meno che tu non sia nato a Baghdad. Il
mio amico era così preoccupato di essere fermato da un falso checkpoint che si
è procurato una carta d'identità falsa con un cognome diverso. Non penso però
se lo porti ancora dietro visto che i falsi checkpoint non sono più così diffusi
come prima.
Per quanto mi riguarda, ho solo ristretto i miei spostamenti alle aree più neutrali,
come il quartiere Karrada e quello di Mansour che, anche se si possono considerare
appartenenti ad una certa setta, sono relativamente tranquille. Ci sono altre
zone in cui gli insorti e i miliziani hanno preso il sopravvento e queste, il
quartiere di Amariya e Sadr City ad esempio, sono le aree che evito perché ,anche
se appartenessi alla loro setta, non mi sentirei abbastanza sicuro. Questo tipo
di discriminazione, alla fine, non è altro che una facciata per nascondere intenzioni
criminali. Magari non gli piaccio e basta e mi uccidono comunque. A mio parere,
in quelle zone, sono le conoscenze che hai a salvarti e io non ne ho nessuna.

Nahida è la donna che mi aiuta in qualsiasi cosa, visto che io sono cresciuto
in Gran Bretagna e quindi non parlo bene l’arabo e non so come funzionano le cose
qui; lei mi ha consigliato di dire che ho perso la mia vecchia carta d'identità
e di non riconsegnare quella vecchia perché è sempre utile averne un’altra copia
da parte per eventuali pratiche. Così siamo andati all’ufficio che rilascia questi
documenti e ha cercato uno ‘scrittore’ che richiedesse per me e mio padre una
nuova carta d'identità senza che né io né lui dovessimo presentarci sul posto.
Gli ‘scrittori’ sono quelle persone che stanno sedute fuori dagli uffici del governo
e che, dietro un modesto pagamento, scrivono le richieste e, a volte, danno informazioni
non molto affidabili su quello che bisogna fare per le pratiche burocratiche di
cui hai bisogno, altre volte si occupano di tutto al posto tuo. Il giorno successivo
Nahida è tornata a casa con una nuova carta d'identità per mio padre. Il documento
conteneva un adesivo olografico dell’Iraq al posto del triangolo giallo fosforescente.
Nessuna carta d'identità per me, però, perché sono nato all’estero e devo richiedere
il cambiamento di luogo di nascita di persona. Poiché io in realtà non volevo
cambiarlo, il giorno seguente io e Nahida siamo tornati all’ufficio per riprovarci,
sperando che avrebbero lasciato correre per sbaglio. Abbiamo consegnato il modulo
senza problemi e ci hanno detto di tornare nel pomeriggio per ritirare il nuovo
documento. Nahida ci è poi tornata da sola e le hanno detto che di recente ordini
del governo hanno stabilito che tutti gli iracheni nati all’estero devono cambiare
il loro luogo di nascita.

Un altro giorno dopo, Nahida ed io siamo tornati per le pratiche per il cambiamento
da fare. Lei è entrata e io ho aspettato fuori e mi ha chiamato quando hanno voluto
vedermi. Quando mi hanno invitato a firmare un foglio per richiedere il cambiamento
del luogo di nascita, ho chiesto la ragione e il funzionario mi ha spiegato che
erano ordini di Saddam, evidenziando che era un provvedimento ideato per la protezione
di persone come me e che il nuovo governo non aveva ancora fatto nulla per abolire
questa pratica. Così, dopo un’altra ora passata a correre avanti e indietro a
far firmare questa e quella persona, abbiamo finalmente consegnato il modulo completo
con tutti i documenti allegati che confermavano il cambiamento del luogo di nascita.
Durante tutto il processo, Nahida è entrata in confidenza con una delle donne
dell’ufficio, così siamo riusciti a velocizzare l’operazione. Meno di mezz’ora
dopo tenevo in mano la mia carta d'identità nuova di zecca.
Successivamente, Nahida ed io siamo andati all’ufficio per i passaporti sul nostro
lato del fiume, trovandolo però chiuso perché il governo aveva scoperto i dipendenti
a fare passaporti falsi. Ci hanno detto che riaprirà entro un mese. Recentemente
Nahida ha chiesto quando potrò ottenere un nuovo passaporto. Io credo che ci sia
un ordine che stabilisce quando hai diritto ad ottenerlo in base al tuo nome.
Ha scoperto che dovrò aspettare fino a giugno; per fortuna non ho fretta, altrimenti
dovrei fare come fanno molti, cioè pagare almeno 500 dollari per averne uno nuovo
illegalmente.
Traduzione di Chiara Pallotti