04/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Inaugurato a Khartoum il centro di cardiochirurgia di Emergency
Khartoum. Sunia ha sedici anni e sorride. A pochi passi di distanza c'è Ali Osman Taha, il vice presidente del Sudan, ma è forse Sunia la persona più importante qui, oggi: è la prima paziente operata nel centro di cardiochirurgia Salam, costruito da Emergency sulle rive del Nilo blu. Il centro Salam, aperto dal 19 aprile scorso, ieri mattina è stato ufficialmente inaugurato.

la danza delle spade all'inaugurazione del centro SalamAlle nove del mattino ci sono già quaranta gradi all'ombra. Ma nessuno pensa di scappare a rifugiarsi sotto un mango: né la banda degli ottoni, né le danzatrici delle spade, né le centinaia di persone che affollano la strada. Una grande festa, per l'apertura del centro, per cui le autorità locali hanno anche – secondo tradizione – sacrificato un grosso toro nero, che poi sarà fatto a pezzi e distribuito alla gente più povera del villaggio di Soba, dove sorge l'ospedale. I bambini corrono intorno alla pozza di sangue rosso dell'animale, si balla e si canta mentre si aspettano le autorità. Poi arriva wali Abdulalim al Muthafy, il governatore dello Stato di Khartoum: “La prima volta che mi avete proposto questo progetto – dice abbracciando il chirurgo di Emergency Gino Strada – pensavo fosse una follia. E adesso, guardate!”. Alle sue spalle, il centro: altissima tecnologia, rispetto dell'ambiente, la capacità di effettuare – a pieno ritmo – 1.500 interventi di cardiochirurgia ogni anno. Con standard uguali e superiori a quelli europei. Già diciassette pazienti sono stati operati nelle prime due settimane di attività: la prima è stata Sunia, che ha subìto una sostituzione della valvola mitralica, e adesso corre ridendo sotto il tendone allestito davanti all'ospedale, per non perdersi l'inizio della cerimonia.

il presidente di emergency, Teresa Sarti, e il vicepresidente sudanese Ali Osman TahaArriva anche il ministro federale della Sanità sudanese, Tabita Boutros, e i suoi colleghi dei Paesi confinanti: il ministro della Sanità della Repubblica Centroafricana, il viceministro della Sanità dell'Uganda, il direttore generale della Sanità dell'Eritrea. Insieme a loro, gli ambasciatori di tutti gli Stati che circondano il Sudan: perché il centro Salam ospiterà i pazienti di tutta la regione, diventando il punto di riferimento per la cardiochirugia di un'enorme parte dell'Africa.
Arrivano le moto della polizia, i bambini vengono allontanati, i ballerini depongono spade e scudi e tutti si schierano ai due lati della strada. Ecco le macchine scure del vicepresidente sudanese, Ali Osman Taha, che alle dieci in punto, insieme al presidente di Emergency Teresa Sarti, taglia il nastro rosa all'ingresso del centro di cardiochiururgia. La folla applaude, gli uomini gridano. Il vicepresidente visita l'ospedale, è il momento dei discorsi ufficiali. Teresa Sarti spiega come “Emergency crede nei diritti degli uomini e delle donne, che per definizione devono essere universali. E il diritto ad avere un cuore sano non fa eccezioni”. Poi a Gino Strada viene consegnata la Nileen, l'onorificenza dei due Nili, per decreto presidenziale. Il chirurgo, di ritorno da un giro nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale, ha ancora indosso le soprascarpe di plastica blu, e con quelle ai piedi riceve la massima onorificenza che possa essere concessa in Sudan.
 
Sunia, la prima paziente operata nel centro SalamLa temperatura sotto al tendone sale, gli uomini si aggiustano i turbanti bianchi, le donne asciugano il sudore nei loro veli. Fuori la banda aspetta paziente, gli strumenti di ottone sotto il sole sono diventati incandescenti. Dopo le parole di Malek Abdu, alto dirigente al ministero della Sanità che canta le lodi di un centro di eccellenza che porterà lustro a tutto il continente, il silenzio viene rotto dalle grida di un uomo. “Allah Akbar”, Dio è grande, urla puntando il dito contro il cielo. Non fa parte della delegazione delle autorità, se ne stava tra il pubblico alle spalle del piccolo palco. Continua a gridare, in arabo. E grida che una donna della sua famiglia era in fin di vita, dopo che per tre anni non erano riusciti a racimolare i soldi necessari all'operazione di cui aveva bisogno. E grida che ormai si erano rassegnati all'idea che morisse, quando è stato aperto questo centro, gratuito e per tutti. “Grazie a Emergency, e grazie a Dio”. Non ci poteva essere un discorso migliore, insieme al silenzioso sorriso di Sunia, per salutare l'apertura del centro Salam.
 

Cecilia Strada

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