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Fuochi e fumi. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritorna a parlare del
rischio rappresentato dall’utilizzo di combustibili solidi (come legno,
sterco, residui dei raccolti nei campi, carbone) per cucinare e
riscaldare gli ambienti. E’ stata presentata infatti a fine di aprile
la prima valutazione effettuata nei diversi paesi del pianeta sul
numero di morti e di malati attribuibili all’inquinamento degli
ambienti interni. Secondo i dati raccolti, nelle 21 nazioni
maggiormente a rischio per l’utilizzo diffuso di combustibili solidi il
5 percento dei casi di morte e malattia è riconducibile
all’inquinamento dell’aria domestica, e in generale l’utilizzo di fonti
di energia rientra nelle 10 minacce principali per la salute pubblica.
In Afghanistan, Angola, Bangladesh, Burkina Faso, Cina, Repubblica
Democratica del Congo, Etiopia, India, Nigeria, Pakistan e Tanzania si
concentrano 1,2 milioni di morti l’anno per questa causa.
Più a rischio donne e bambini. I fumi prodotti da combustibili solidi respirati per periodi prolungati
sono additati come causa di diverse patologie, in base anche al tipo di
materiale utilizzato e alla concentrazione degli inquinanti nell’aria,
per esempio per il tipo di locali ove vengono usati. Sono
particolaremnte a rischio, proprio per il tempo trascorso vicino ai
fuochi domestici, le donne, esposte da 3 a 7 ore ogni giorno per anni a
livelli alti di inquinamento dell’aria che respirano, ma anche i
bambini, tenuti per esempio sulla schiena dalle madri mentre lavorano
in casa. Fra le diverse malattie collegate all’inquinamento domestico
vi sono soprattutto le malattie respiratorie acute fra i bimbi (in particolare
polmoniti) e quelle respiratorie croniche fra gli adulti,
ma vengonosegnalati anche tumori polmonari. Inoltre, vi sarebbe un
rischio maggiore di basso peso alla nascita, morte nel primo periodo
dopo la nascita, asma, otite, tubercolosi, cancro nasofaringeo, cancro
della laringe, cataratta, malattie cardiovascolari.
Valeria Confalonieri