03/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Onu toglie l'embargo sul commercio di pietre preziose, il Paese volta pagina
"Siamo veramente felici. Per due anni abbiamo lavorato duro per rispettare tutti le condizioni poste dalla comunità internazionale e ci siamo riusciti. Questa è la nostra ricompensa". La soddisfazione espressa a PeaceReporter da Nathaniel Barnes, ambasciatore liberiano all'Onu, è quella di tutti i liberiani: venerdì scorso, le Nazioni Unite hanno tolto l'embargo sul commercio di diamanti, prima risorsa economica del Paese, aprendo la strada alla rinascita economica di uno stato ancora martoriato dall'eredità della guerra civile.

Diamanti. L'eliminazione dell'embargo, presa all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza, è stata accompagnata dal riconoscimento dei progressi fatti dalla Liberia negli ultimi due anni, e coincidenti con la transizione politica che ha portato alla presidenza Ellen Johnson-Sirleaf, primo capo di stato africano donna. Entro 90 giorni, il Consiglio riesaminerà la decisione, per vedere se la Liberia è in grado o meno di monitorare il commercio di pietre preziose verso l'estero. Per questo, a breve il Paese dovrebbe entrare nel Kimberley Process (Kp), un organismo di controllo internazionale che comprende 71 stati e diverse organizzazioni internazionali e che ha il compito di controllare che i diamanti commercializzati non provengano da zone teatro di conflitti. Questo per evitare che la vendita delle pietre preziose foraggi eserciti e gruppi ribelli e contribuisca alle guerre civili che, dall'Angola alla Sierra Leone passando per la Liberia, hanno devastato l'Africa negli ultimi decenni. Per celebrare la notizia, la Sirleaf ha partecipato sabato all'inaugurazione del primo dei dieci centri statali per la vendita dei diamanti che sorgeranno nel Paese.

Futuro. "Due cose mi fanno credere che d'ora in poi i proventi diamantiferi andranno a beneficio della popolazione" continua Barnes. "Ora abbiamo una leadership capace e una forte volontà politica, due elementi che in passato ci sono mancati. Abbiamo finalmente una legislazione che tutela i diritti del popolo. Senza contare che, se non monitorassimo il commercio dei diamanti, torneremmo alla situazione passata", fatta di una guerra civile durata 14 anni, costata la vita ad almeno 250.000 persone e che ha ridotto in ginocchio il Paese. La Liberia manca di infrastrutture, di un esercito e di un'amministrazione che abbia i mezzi per funzionare, come riconosce Annie Dunnebacke di Global Witness, un'organizzazione facente parte del Kp e che da anni studia le correlazioni tra guerre e risorse naturali. "La fine dell'embargo e l'entrata della Liberia nel Kp sono passi iniziali che contribuiranno allo sviluppo economico del Paese - dichiara la Dunnebacke a PeaceReporter -. Ma resta ancora tanto da fare per assicurare che i soldi prendano la giusta via e che la Liberia completi la transizione".

Ellen-Johnson SirleafFiducia. Una transizione che, secondo Barnes, sta procedendo senza intoppi: "Il popolo acquista fiducia ogni giorno di più, anche grazie alla presenza dei caschi blu dell'Unmil, che per il momento garantiscono la stabilità. Vorrei sottolineare come, nonostante la Liberia resti una nazione estremamente povera, la nostra crescita economica quest'anno sia stimata all'11 percento". Restano però tante le sfide che l'amministrazione Sirleaf dovrà affrontare: dalla lotta alla corruzione, che negli ultimi mesi sembra aver sofferto una battuta d'arresto, al rialzo dei prezzi dei generi di prima necessità registrato recentemente e che ha suscitato lamentele, considerato che il tasso di disoccupazione è all'85 percento. "Il rialzo dei prezzi è paradossalmente un buon segnale - conclude Barnes - perché significa che il Paese sta crescendo e che si sta integrando nel mercato mondiale. Per la Liberia è cominciata una nuova era".

Matteo Fagotto

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