Le note dell’Internazionale suonano
vigorose, anche se stonate, nell’avenida Granada di Caracas, dove la
manifestazione per la festa dei lavoratori ha raccolto almeno un
milione di persone.

E’ festa grande nella capitale
venezuelana. I negozi sono quasi tutti chiusi, le fabbriche pure, la
città si è fermata. Lavorano solo pochi cittadini che
sotto il sole cocente si occupano di rifornire di acqua fresca i
manifestanti. Diritti dei lavoratori e equità
sociale sono i temi che maggiormente influenzano questa giornata. Ma,
inevitabilmente, questa festa assume anche una connotazione politica.
“Ya ya ya Chavez no se va”, cantano in coro le diverse
delegazioni di lavoratori provenienti da tutto il Paese. Un gruppo di
ragazze bellissime, bandana rossa in testa con
l’effige di Che Guevara, canta a squarciagola “Socialismo, patria
o muerte”.
Ogni occasione è buona in
Venezuela per far capire che il presidente Hugo Chavez è
l’unico baluardo rimasto in difesa della popolazione, la quale a
sua volta fa di tutto per dimostrare quanto lo ama.

“Oggi è la nostra festa ma è
anche l’occasione per far vedere a tutti che i lavoratori
venezuelani, siano essi campesinos o impiegati, sono dalla parte del
presidente”, racconta Miranda, operaia della compagnia nazionale
che gestisce i pozzi petroliferi. Un milione di persone, o forse più,
tutte con la stessa divisa: maglietta rossa e basco
militare dello stesso colore. Sono i simboli dei
chavisti, i
sostenitori della politica socialista di Chavez. “Anche così si costruisce il
socialismo del XXI secolo” dice Wilson, campesino di 52 anni, che
con il suo trattore ha raggiunto la capitale per partecipare alla
manifestazione e a modo suo per combattere contro il latifondismo.
“In Venezuela ci sono zone dove trecento e più contadini
lavorano duro tutto il giorno nei campi, ma i benefici li raccoglie
solo il latifondista. Il nostro presidente vuole combattere il
latifondismo? Benissimo, io sono qui per aiutare a farlo”.
Un rumore fortissimo proveniente dal
fondo della manifestazione fa intuire che a breve tempo avrebbe fatto
capolino la delegazione del sindacato dei lavoratori motociclisti, il
cui capo da poco tempo è stato ucciso forse dai sostenitori
dell’opposizione. Quando arrivano, tutti applaudono e li lasciano
passare. La nuvola di fumo prodotta dalle motociclette ha un odore
nauseabondo. Come sono arrivati se ne vanno. Il cordone del servizio
d’ordine della manifestazione non si scompone e per i motociclisti
chiude un occhio.

Una grandissima manifestazione, quella
del 1° maggio a Caracas: colorata, piena di musica, ricca di
giovani che ballano e cantano inneggiando alla rivoluzione
bolivariana. Impossibile immaginare, come fanno alcuni, che tutte
queste persone possano essere state pagate dal governo per stare in
strada: sono veramente troppe.
Per i simpatizzanti dell’opposizione,
invece, l’appuntamento è in un’altra zona della città
in una piazza distante dal luogo del concentramento “chavista”. Gli oppositori
al governo sono 80,
forse meno, tutti vestiti di bianco e la loro manifestazione dura
poco più di un’ora. Il loro slogan preferito, oltre a
quello che definisce Chavez è un pericoloso dittatore, riguarda
la chiusura di una televisione nazionale, Rctv, alla quale il
presidente non ha rinnovato l’utilizzo delle frequenze e che il 28
maggio chiuderà i battenti. Si tratta della televisione che
per molto tempo ha istigato al golpe contro il presidente e che, per
il popolo pro-Chavez, è antidemocratica perché non ha
rispettato le regole. Non fanno in tempo a riunirsi e a gridare
qualche slogan che in un battibaleno arrivano centinaia di
sostenitori del presidente intenzionati a non farli
manifestare troppo. Un’ora dopo, appunto, la manifestazione si
scioglie e tutti se ne vanno a pranzo.
I chavisti invece si danno appuntamento
nei pressi di Palazzo Miraflores, sede presidenziale, dove è
stato allestito un palco dal quale si esibiscono diversi gruppi
musicali cubani e dove un paio di personalità (fra loro la
presidentessa dell’Assemblea Nazionale) tengono un breve discorso.
Nessun incidente, nessun momento di
tensione. Per Caracas, per il Venezuela, come nel resto del mondo, il
1° maggio è un giorno di festa. Per la lotta politica c’è
tempo.