15/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Campagne contro l'abbigliamento indecoroso in Iran, ma anche in Israele
 
Per la politica internazionale Israele e Iran sono acerrimi nemici ma, spesso, dietro i contrasti si celano atteggiamenti paragonabili. É il caso delle politiche sull'abbigliamento, che sono oggetto di una campagna per il 'buoncostume islamico' in Iran e, allo stesso tempo, di un acceso dibattito all'interno della comunità ultra-ortodossa in Israele.

Polizia iraniana ferma le donne per stradaRadicali. Dallo scorso 21 aprile, il governo di Teheran ha lanciato l'annuale campagna per ristabilire l'ordine islamico nell'abbigliamento della popolazione. L'iniziativa è diretta soprattutto verso le donne, ma anche, e questa è una novità, verso gli uomini. In Iran, tutte le donne, quando sono in pubblico, devono coprire i capelli e il corpo, fino a polsi e caviglie, con abiti che non lascino intravedere le forme del corpo. Un codice di abbigliamento che, secondo le autorità religiose, è minacciato dalle nuove tendenze di provenienza occidentale, portatrici, a loro modo di vedere, di sentimenti anti-nazionalistici e valori in contrasto con la morale islamica. Dall'inizio della campagna, migliaia di giovani hanno ricevuto ammonizioni scritte per il loro abbigliamento e altre migliaia sono state fermate e costrette a firmare la promessa che cambieranno abitudini. Nella seconda fase della campagna, i guardiani della rivoluzione hanno ispezionato 16mila negozi di abbigliamento per verificare l'ortodossia dei vestiti in vendita: 4mila esercizi hanno ricevuto ammonizioni scritte e 360 sono stati chiusi. Questa caccia alla scollatura riguarda anche i turisti e gli stranieri, lo ha specificato il comandante della polizia di Teheran, che ha invitato le agenzie turistiche a spiegare ai viaggiatori, alle viaggiatrici in particolare, che le norme sull'abbigliamento valgono anche per loro. Recentemente si è saputo che anche i barbieri iraniani sono stati costretti ad applicare le disposizioni sul buoncostume e non eseguiranno più tagli 'all'occidentale', categoria che comprende pettinature che contemplino l'uso di gel e la depilazione delle sopracciglia. I barbieri che disobbediscono rischiano la licenza, e la discriminazione si è spinta a tal punto che la polizia ha dovuto smentire di aver ordinato di non servire i clienti con la cravatta, simbolo dello stile occidentale. La scorsa settimana, il pubblico ministero di Teheran ha proposto di mandare al confino le donne che violano il codice di abbigliamento. Un segnale che sembra trovare più ascolto delle voci moderate, come quella dell'ayatolllah Moussawi Ardebili, che ha invitato le autorità a “non fare cose che inducano la gente a odiare la religione”.

Ebreo ortodosso durante il falò degli abiti 'immodesti'Ortodossi. Giorni fa, il quotidiano ultra-ortodosso israeliano Bakehila ha riportato la notizia di un'assemblea di religiosi, riuniti attorno al rabbino Yosef shalom Elyashiv, esperto di legge ebraica, che ha deciso di istituire la 'Corte della modestia', la commissione avrà il compito di esaminare l'abbigliamento delle donne ultra-ortodosse e di fornire certificazioni di 'negozio kashrut' ai commercianti di abbigliamento che rispetteranno le sue direttive. I rabbini hanno prodotto una “lista nera” degli abiti offensivi della morale ebraica in cui sono bandite le scollature, gli abiti corti, gli orecchini ingombranti, le parrucche e le fibre in lycra, ree queste ultime di evidenziare le parti del corpo che andrebbero nascoste. Per mesi gli attivisti delle comunità ultra-ortodosse, haredi, sono andati casa per casa a requisire abiti 'immodesti' e a distribuire volantini sul codice di abbigliamento scritto dai rabbini. Altri attivisti si sono organizzati anche nelle 'Guardie della Modestia', composte da volontari che vegliano sull'abbigliamento della gente nei quartieri ortodossi. All'inizio del 2007, la raccolta è terminata con un falò degli abiti impuri, celebrato in una piazza di Gerusalemme. Il rito è stato criticato dai progressisti, ma i rabbini hanno deciso di proseguire con la loro missione perché, sostengono, “La modestia è la cosa da correggere nella nostra generazione, solo così si possono risolvere i problemi del presente”.

Naoki Tomasini

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