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Radicali. Dallo scorso 21
aprile, il governo di Teheran ha lanciato l'annuale campagna per
ristabilire l'ordine islamico nell'abbigliamento della popolazione.
L'iniziativa è diretta soprattutto verso le donne, ma anche, e
questa è una novità, verso gli uomini. In Iran, tutte
le donne, quando sono in pubblico, devono coprire i capelli e il
corpo, fino a polsi e caviglie, con abiti che non lascino intravedere
le forme del corpo. Un codice di abbigliamento che, secondo le
autorità religiose, è minacciato dalle nuove tendenze
di provenienza occidentale, portatrici, a loro modo di vedere, di
sentimenti anti-nazionalistici e valori in contrasto con la morale
islamica. Dall'inizio della campagna, migliaia di giovani hanno
ricevuto ammonizioni scritte per il loro abbigliamento e altre
migliaia sono state fermate e costrette a firmare la promessa che
cambieranno abitudini. Nella seconda fase della campagna, i guardiani
della rivoluzione hanno ispezionato 16mila negozi di abbigliamento
per verificare l'ortodossia dei vestiti in vendita: 4mila esercizi
hanno ricevuto ammonizioni scritte e 360 sono stati chiusi. Questa
caccia alla scollatura riguarda anche i turisti e gli stranieri, lo
ha specificato il comandante della polizia di Teheran, che ha
invitato le agenzie turistiche a spiegare ai viaggiatori, alle
viaggiatrici in particolare, che le norme sull'abbigliamento valgono
anche per loro. Recentemente si è saputo che anche i barbieri
iraniani sono stati costretti ad applicare le disposizioni sul
buoncostume e non eseguiranno più tagli 'all'occidentale',
categoria che comprende pettinature che contemplino l'uso di gel e la
depilazione delle sopracciglia. I barbieri che disobbediscono
rischiano la licenza, e la discriminazione si è spinta a tal
punto che la polizia ha dovuto smentire di aver ordinato di non
servire i clienti con la cravatta, simbolo dello stile occidentale.
La scorsa settimana, il pubblico ministero di Teheran ha proposto di
mandare al confino le donne che violano il codice di abbigliamento.
Un segnale che sembra trovare più ascolto delle voci
moderate, come quella dell'ayatolllah Moussawi Ardebili, che ha
invitato le autorità a “non fare cose che inducano la gente
a odiare la religione”.
Ortodossi. Giorni fa, il
quotidiano ultra-ortodosso israeliano Bakehila ha riportato la
notizia di un'assemblea di religiosi, riuniti attorno al rabbino
Yosef shalom Elyashiv, esperto di legge ebraica, che ha deciso di
istituire la 'Corte della modestia', la commissione avrà il
compito di esaminare l'abbigliamento delle donne ultra-ortodosse e di
fornire certificazioni di 'negozio kashrut' ai commercianti di
abbigliamento che rispetteranno le sue direttive. I rabbini hanno
prodotto una “lista nera” degli abiti offensivi della morale
ebraica in cui sono bandite le scollature, gli abiti corti, gli
orecchini ingombranti, le parrucche e le fibre in lycra, ree queste
ultime di evidenziare le parti del corpo che andrebbero nascoste. Per
mesi gli attivisti delle comunità ultra-ortodosse, haredi,
sono andati casa per casa a requisire abiti 'immodesti' e a
distribuire volantini sul codice di abbigliamento scritto dai
rabbini. Altri attivisti si sono organizzati anche nelle 'Guardie
della Modestia', composte da volontari che vegliano
sull'abbigliamento della gente nei quartieri ortodossi. All'inizio
del 2007, la raccolta è terminata con un falò degli
abiti impuri, celebrato in una piazza di Gerusalemme. Il rito è
stato criticato dai progressisti, ma i rabbini hanno deciso di
proseguire con la loro missione perché, sostengono, “La
modestia è la cosa da correggere nella nostra generazione,
solo così si possono risolvere i problemi del presente”.Naoki Tomasini