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Raid. Da un lato le varie fazioni ribelli che si incontrano per trovare una posizione
comune in vista dei negoziati che si terranno a Juba il prossimo mese. Dall'altro
il ministro degli Esteri sudanese che auspica un'ampia partecipazione al negoziato.
In mezzo, le bombe. Le forze armate sudanesi hanno infatti attaccato proprio la
località in cui si stava tenendo la riunione delle varie componenti del Sudan
Liberation Movement (Slm). A riferirlo Ahmed Abdul Shafi, capo di una delle fazioni
che rifiutarono di firmare l'accordo di pace con Khartoum lo scorso anno. "Stavamo
preparandoci - ha detto Shafi - per tenere una conferenza tra tutti i gruppi,
al fine di presentarci al negoziato col governo con una leadership comune, quando
sono arrivati gli elicotteri governativi". Secondo un altro funzionario del Slm,
Nouri Abdalla, i ribelli avrebbero catturato il pilota dell'elicottero, mentre
i corpi di due soldati e un ufficiale sarebbero stati trovati carbonizzati nel
velivolo. Sempre secondo le fonti dei ribelli, alcune persone sarebbero rimaste
ferite a seguito dell'attacco. I due elicotteri, insieme a un Antonov dell'aviazione
sudanese, avrebbero condotto il raid intorno alle 9.30 di ieri mattina in una
località ancora imprecisata nel nord del Paese.
Tregua. Il governo non ha confermato l'attacco, ma ha dichiarato che il comando aereo ha perso contatto con un elicottero mentre si trovava in "missione di ricognizione" 60 chilometri a nord-est della città settentrionale di Kutum. Il consigliere del presidente sudanese Omar al-Bashir, Majzoub al-Khalifa, riferisce che la maggior parte del Darfur è ormai stabile, eccetto per i territori ribelli di Amaray, bombardati dall'aviazione il 21 aprile scorso, in un attacco 'proditorio' secondo l'Unione Africana, e nonostante la decisione, 10 giorni fa, di fermare per due mesi tutte le operazioni militari in Darfur per consentire ai ribelli di incontrarsi.
Pace. Solo una fazione del Slm, capeggiata da Minni Arcua Minnawi, ha firmato l'accordo
di pace con il governo nel 2006 in Nigeria. L'accordo non ha tuttavia impedito
alle violenze di continuare in una regione dove, scondo stime delle Nazioni Unite,
sono morte sinora 200 mila persone, e 2 milioni sono sfollate, dall'esplosione
del conflitto nel 2003. Da allora, i ribelli di etnia africana che lamentavano
di essere stati dimenticati dal governo centrale, a base araba, si sono scontrati
con le milizie janjaweed, provocando il più grave disastro umanitario della storia
recente. Lo scorso anno Khartoum accettò in linea di principio di sottostare al
dispiegamento nel Paese di una forza di peacekeeping composta da 20 mila uomini
dell'Unione Africana e delle Nazioni Unite. Stati Uniti e Gran Bretagna minacciano
che se Khartoum non accetterà, pesanti sanzioni ricadranno sul Paese. Fino ad
oggi, il governo sudanese ha accettato la presenza di 3.500 caschi blu e di 5
mila soldati dell'Unione Africana.
Intanto, manifestazioni per incitare i governi occidentali a fare pressione su Khartoum hanno coinvolto ieri migliaia di persone a Londra, Washington, e in altre capitali mondiali.
Luca Galassi