30/04/2007
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Laici in piazza contro una presidenza islamica. Dietro di loro c'è l'esercito
dal nostro inviato
Alessandro Ursic
Come Ankara due settimane fa, Istanbul ieri si è colorata di rosso, con centinaia
di migliaia di persone a protestare contro la candidatura del ministro degli esteri
Abdullah Gul – un islamico moderato – alla presidenza della repubblica. Una folla
stimata tra i 200mila e il milione di partecipanti, venuti da tutto il Paese,
si è riversata nelle strade della parte europea per confluire nell’enorme piazza
Caglayan, sventolando la bandiera turca e intonando slogan a difesa del secolarismo.
La manifestazione ha coronato una tre giorni iniziata venerdì in Parlamento, con
la mancata elezione di Gul al primo scrutinio, a cui hanno fatto seguito un ricorso
dell’opposizione alla Corte costituzionale e un monito dei vertici delle forze
armate contro il partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) del premier Recep
Tayyip Erdogan. Mentre la spaccatura tra le “due Turchie” è sempre più ampia,
l’ipotesi di elezioni legislative anticipate appare sempre più probabile.
La manifestazione. La protesta, organizzata da alcune centinaia di organizzazioni non governative,
ha portato in piazza la parte del Paese che aborrisce l’idea di un presidente
islamico, Gul o Erdogan che sia. “La presidenza è secolare e rimarrà secolare”,
hanno gridato i dimostranti mentre il fiume rosso si snodava per le strade della
metropoli sul Bosforo. “Tutti quelli che credono nella democrazia turca sono qui
oggi”, dice Fazilet, una studentessa universitaria presente al corteo con molti
suoi amici. Il 14 aprile, ad Ankara, lo spettro era quello di una candidatura
di Erdogan, il primo ministro che in cinque anni al potere ha intrapreso diverse
riforme per portare la Turchia sulla strada dell’Unione Europea. Nel tentativo
di evitare uno scontro istituzionale, l’Akp ha poi deciso che il suo candidato
alla presidenza doveva essere il 56enne Gul, un ministro degli esteri stimato
negli ambienti diplomatici. Vista l’ampia maggioranza in Parlamento, dove l’Akp
controlla 355 seggi su 550, nella situazione attuale Gul non avrebbe rivali. Ma
nonostante le rassicurazioni sulla sua volontà di rispettare il secolarismo della
repubblica fondata da Mustafa Kemal Ataturk, Gul non è riuscito a convincere un
numero sufficiente di membri dell’opposizione per essere eletto al primo turno,
quando è richiesto il voto di due terzi dei parlamentari. Nello scrutinio, tenutosi
venerdì, il candidato presidente ha raccolto solo 357 voti, dieci in meno di quelli
che sarebbero stati necessari.