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Far West. Si
chiamava Juliana Perreira da Silva. È
stata colpita all'inguine mentre in auto percorreva l'Avenida Brasil,
fra le arterie principali della zona est di Rio. L'unica sua colpa:
trovarsi nel punto sbagliato al momento sbagliato. Sì, perché
quella lunga strada per alcuni tratti costeggia zone di favelas e
disperazione, dove lo stato è presente solo nelle pistole
della polizia che cerca di avere la meglio sui criminali, in vere e
proprie terre di nessuno. Questa volta però, nel duello
scatenatosi di prima mattina, i poliziotti non c'entrano: a
scaricarsi addosso raffiche di proiettili, in scene da far west,
erano i narcotrafficanti. Due gruppi rivali l'uno contro l'altro
armati: l'uno, gli Amici degli Amici, intento a difendere la loro
zona di spaccio, l'altro, niente di meno che il Comando Vermelho - il
più antico e temuto clan del Brasile - impegnato a conquistare
un'altra golosa fetta di città.
I fatti. Erano le sette
del mattino di giovedì. Juliana viaggiava con due amici, uno
di 26 e uno di 23 anni, su un'auto, destinazione: università.
All'improvviso il panico: pallottole da ogni dove sono piovute da
ogni parte, ferendo a morte lei e leggermente i suoi due compagni.
Disperata la corsa all'ospedale, dove poche ore dopo è morta.
La sparatoria ha scatenato il panico fra tutti i passanti della
trafficata Avenida Brasil, gente ormai sempre più stressata da
una violenza senza fine.
Arrivano
i nostri. Il giovane governatore dello
Stato, Sergio Cabral, ha accoratamente chiesto al governo federale
l'intervento dell'esercito: “Non voglio passare quattro anni del
mio Governo assistendo a funerali di agenti e civili assassinati
nelle strade”, aveva detto poche settimane fa. Un appello che ha
toccato il presidente Luiz Inacio Lula da Silva che da subito aveva
promesso di aiutare "l'amico Cabral”. E così si è
mosso. Il
governo brasiliano ha, infatti, messo a disposizione di Rio de
Janeiro circa novecento unità, destinate al controllo della
sicurezza, con un piano ideato dal ministro della Giustizia, Tarso
Genro, che ha coinvolto uomini di Esercito, Aeronautica e Marina.
Eppure un “ma” resta: i militari non faranno, almeno per ora,
operazioni dirette nelle strade di Rio. Questi sono gli ordini. La
loro è una missione di presenza, mirata ad "aumentare la
sensazione di sicurezza in città. "Le forze armate - ha
spiegato Genro - avranno un ruolo di sostegno alla polizia", non
di sostituzione. Il compito delle forze armate, quindi, sarà
solo di appoggio logistico e d'intelligence, tanto che qualcuno ha
commentato: “sempre meglio di niente”. Il piano, che scatterà
in quindici giorni, prevede un primo utilizzo di 600 militari, a cui
verranno poi aggiunti altri 300 uomini. Ma al di là dei
numeri, resta da chiedersi se questa missione “effetto placebo”
basterà a migliorare la qualità di vita di una città
ormai teatro di una guerra interna.Stella Spinelli