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Schiavi degli orientali. Almeno 14 laboratori tessili
clandestini, zeppi di boliviani senza documenti, ammassati in
condizioni disumane, sono stati scoperti giovedì nella
capitale. In seguito a una denuncia porta dal Difensore del popolo,
Alicia Pierini, nel 2005, il giudice Norberto Oyarbide ha scatenato
la polizia giudiziaria che ha perquisito e smantellato dei veri e
propri covi di gente curva sulle macchine da cucire, dalla mattina
alla sera, senza sosta senza diritti, senza una vita oltre quelle
mura. Dei signor nessuno per lo stato argentino, manodopera preziosa
da spremere fino all'ultima goccia di sudore per impresari senza
scrupoli che solitamente sono tutt'altro che argentini. In manette
sono finite 17 persone fra cui otto coreani e due cinesi, e non si
tratta di un'eccezione. È noto in tutto il paese che sono loro
a sfruttare i boliviani in cerca di lavoro.
Vita da cani. Gli immigrati illegali fuoriusciti come
le formiche dalle fabbriche tessili erano 173, fra loro anche un
ecuadoriano. Gente Costretta a dormire e a mangiare nello stesso
luogo dove lavorava sottopagata e maltrattata. Intere famiglie
piegate dalla clandestinità e dalla miseria, con tanto di
bambini al seguito, costretti a vivere in quei tuguri. Giornate e
nottate accanto alle macchine da confezioni della madre, o molto
spesso ore intere a dare una mano per rifinire i capi da consegnare
entro sera.
Disposti a tutto. Dalle sette a mezzanotte. Questo il
massacrante orario di lavoro a cui erano sottoposti gli operai
boliviani. Orari disumani a cui si aggiungeva il divieto di uscire
dalla fabbrica e quantità di cibo scarsissime e da dividere
con moglie e figliStella Spinelli