27/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Proteste e scontri a Tallin per la rimozione della statua del soldato russo: un morto e 40 feriti

Il soldato di bronzoMemoria rimossa. Nella pacifica repubblica baltica dell'Estonia, solo il passato può uccidere. E il passato è - o meglio, era - un simbolo. Una statua di 2 metri che risale al 1947. Si trovava nella capitale Tallin, e ieri è stata rimossa in ottemperanza a una legge del 2006 che vietava la pubblica esibizione di monumenti che glorificassero l'occupazione sovietica. Il Soldato di bronzo, come viene chiamato il memoriale di guerra, composto da un soldato dell'Armata rossa e da un sacrario con le ossa di una dozzina di militari (presumibilmente russi) della Seconda Guerra mondiale, era per gli estoni l'amara reminiscenza di cinquant'anni di occupazione sovietica. Il governo ha quindi deciso di trasferirla in un sito meno in vista del centro della capitale. La decisione ha fatto infuriare gli estoni di origine russa, circa un terzo della popolazione, che hanno giurato di difendere il monumento, simbolo della cacciata dei nazisti dalle terre slave. Cosicché ieri un migliaio manifestanti si sono radunati per inscenare una protesta di fronte al cantiere dove è in corso la rimozione. Decine di poliziotti presidiavano il sito, ma ciò non è bastato per evitare che la manifestazione degenerasse in violenze e scontri. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Il bilancio della giornata è stato di un morto, 40 feriti e 300 arrestati.

Gli scontri a TallinSanzioni economiche. Le autorità russe hanno reagito alla vicenda parlando di 'oltraggio' alla memoria. Il portavoce del ministero degli Esteri, Mikhail Kamynin ha definito l'episodio 'blasfemo' e 'disumano', affermando che 'consideriamo le azioni dell'Estonia un tentativo di riscrivere le lezioni della seconda guerra mondiale'. Lo stesso vice-Primo ministro russo, Sergei Ivanov, ha chiesto sanzioni economiche contro la repubblica baltica, indipendente dal 1991, minacciando di far passare altrove il flusso di merci diretto nell'Europa occidentale. L'eco della 'profanazione' è arrivato anche nelle lontane terre orientali. La più grande catena di supermercati della Kamchatka ha infatti rimosso le merci estoni dai propri scaffali. "Agli ingressi dei supermarket appariranno cartelli per indicare che qui non si venderanno prodotti estoni", ha annunciato il proprietario e direttore generale della catena, Rashid Shamoian. L'imprenditore ha anche invitato i suoi colleghi a fare altrettanto, e a dichiarare il blocco economico nei confronti dell'Estonia.

Luca Galassi

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