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Il
passaporto. Una volta giunto in Qatar, Oday ha avuto la necessità
di rinnovare il suo documento di viaggio. “Ottenere un passaporto
-racconta- è una delle cose più difficili per un
iracheno che vive fuori dall'Iraq. Prima di tutto i
passaporti non vengono emessi dalle ambasciate. La sola possibilità
è quella di avere delle conoscenze a Baghdad, a cui poter
mandare la domanda di rinnovo con un corriere. É quello che ho
fatto anche io, ho chiamato molte delle persone che conosco nella capitale
e alla fine, con l'aiuto di un cugino, dopo due mesi di telefonate e
insistenze, sono riuscito a ottenerlo. Ottenuto
il passaporto, Oday ha potuto tornare a Baghdad per un breve periodo di lavoro.
“Entrare
nel paese è stato semplice, ma poi ho dovuto spostarmi con
delle guardie armate per essere il più sicuro possibile”.
Odai pensa che la cosa migliore per lui sia rimanere a Doha, oppure recarsi in
Germania, dove vive la sua ragazza. Anche in
questo caso però la procedura è tutt'altro che
semplice: “Prima di tutto occorre avere un passaporto di tipo G o
del vecchio tipo H, poi occorre un invito da parte di un cittadino
tedesco e presentare documentazione bancaria che dimostri che si
hanno abbastanza soldi per sopravvivere in Germania, ma non solo.
Bisogna esibire i biglietti dei voli di andata e ritorno, le
prenotazioni degli alberghi e un'assicurazione valida. A qual punto
non resta che attendere due settimane per conoscere la risposta da
Berlino”.
M,N,H,S,G?
Ma cosa sono i passaporti di tipo G e H? “Fino a un anno fa -spiega
Oday- c'erano in circolazione 5 tipi di passaporti iracheni: M, N, H,
S, e i nuovi di tipo G. I primi tre risalgono a prima del 2003 e sono
stati emessi sotto il regime di Saddam, la serie S è stata
creata dopo l'occupazione del paese mentre la più recente è
la serie G, che offre le maggiori garanzie ma non è semplice
da ottenere, dato che ne vengono prodotte molte meno di
quante siano le richieste. I problemi nascono dal fatto che il
governo ha cancellato le vecchie serie M e N, mentre quella di tipo S
non viene riconosciuta nella maggior parte dei paesi arabi, così
come in Europa e negli Stati Uniti. La serie G oltretutto viene
emessa solo in un ufficio di Baghdad, così gli iracheni che
vivono in altre città, per richiederla, sono costretti a sobbarcarsi i rischi
e
l'onere di un viaggio verso la capitale. C'è
gente che sostiene che queste difficoltà servano tra l'altro a
ridurre il numero delle persone che lasciano il paese, ma io non
credo che il governo segua criteri così sofisticati nel
prendere decisioni. Penso piuttosto che ci siano pressioni da parte
della comunità internazionale per avere passaporti più
sicuri. Le difficoltà burocratiche e non, dipendono
principalmente dal conflitto di competenze tra ministero degli Esteri
e dell'Interno, che si contendono il diritto di emettere documenti”.
Dove
fuggire allora? “Ovviamente essere in possesso di un documento
valido non è che la prima delle difficoltà per un
aspirante rifugiato iracheno. Il grande numero di profughi in fuga
sta spingendo a stringere le maglie anche i paesi che inizialmente offrivano maggiore
accoglienza. La Siria, che ospita già
oltre un milione di iracheni, ha recentemente tentato di imporre
delle restrizioni all'ingresso e ha anche chiuso i confini per un
certo periodo. L'ultima volta che sono stato in Giordania poi,
l'unico permesso che mi hanno concesso è stato di 18 ore.
Ottenere lo status di rifugiato, dunque, non è semplice e dipende dalle
leggi dei singoli paesi. Ad esempio la Germania e la Gran Bretagna
non accettano richieste di asilo da parte degli iracheni, mentre
paesi come Svezia e Olanda hanno semplificato le procedure di
ammissione. Siria, Giordania ed Egitto sono i paesi in cui al momento
è più semplice accedere ma, una volta entrati, trovare
un lavoro è quasi impossibile. I dati
del lavoro nero e della prostituzione, infatti, sono in netto aumento. Io penso
che
la maggior dei fortunati che sono riusciti a trovare asilo e un
lavoro all'estero non torneranno mai in Iraq. Io stesso non ne ho alcuna
intenzione, almeno a breve termine". Naoki Tomasini