28/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tregua di due mesi e colloqui internazionali per cercare di porre fine alla crisi umanitaria del Darfur.
 
scritto per noi da
Federico Frigerio 
 
Si vuole tornare a parlare di pace in Darfur. I ribelli, attraverso un mediatore Onu, si dichiarano intenzionati a voler riprendere i negoziati e, in risposta, il governo del Sudan concede una tregua di due mesi ai combattimenti. La comunità internazionale mette di nuovo sotto pressione le autorità di Khartoum e per questo il summit di Tripoli si carica di grandi speranze.

Un passo avanti. “Le  forze militari del governo non condurranno operazioni militari per i prossimi due mesi” ha dichiarato Majzub al-Khalifa Ahmed, consigliere del presidente sudanese Omar al-Bashir. La tregua sembra riaprire le porte, a un anno di distanza,  al negoziato che nel 2006 segnò sì la fine del conflitto nel Darfur ma non garantì la pace e la stabilità promesse. Nel maggio scorso solo il Sudan Liberation Movement (Sla) acconsentì alla firma, mentre gli altri due gruppi ribelli, il Justice and Equality Movement (Jem) e una parte minoritaria del Sla non si presentarono nemmeno ai colloqui di Abuja. Khalifa ha annunciato la creazione del Darfur Transitonal Regional Authority (Dtra), progetto economico che prevede lo stanziamento di fondi “per aiutare le persone sfollate a ritornare alle proprie abitazioni, a ricostruire strade e nuovi villaggi”. Alla cerimonia era presente anche Minni Minnawi, capo dell'ex gruppo ribelle Sla e ora consigliere speciale del presidente. Khalida ha dichiato “la porta è aperta a tutti quelli che non hanno firmato l'accordo”, aggiungendo che “non riusciranno a fermare la pace”.

Un passo indietro. Via da Um Dukhun. Molte Ong internazionali, tra cui la britannica Oxfam, la spagnola Save the Children e la statunitense Mercy Corps, hanno annunciato la sospensione temporanea delle attività di assistenza alla popolazione darfurina di Um Dukhun, nello stato del West Darfur. La sofferta decisione giunge a fronte dell'aumento nelle ultime tre settimane degli attacchi dei ribelli contro le organizzazioni umanitarie. Un operatore è stato brutalmente picchiato e le sue condizioni sono critiche, mentre in un altro episodio un convoglio umanitario è stato prima bersaglio di colpi di arma da fuoco e successivamente derubato. In un cominicato stampa congiunto le Ong dichiarano: “Siamo davvero spiacenti per la sospensione temporanea dell'assistenza a persone che necessitano urgente assistenza ma attacchi contro agenti umanitari non sono accettabili e non possono essere tollerati”. Altre 100 mila persone si troveranno adesso senza assistenza adeguata.

Road Map. Antonio Guterress, Alto commissario Onu per i rifugiati, in visita in questi giorni in Sudan ha dichiarato che “nemmeno una forza di 100 mila uomini potrebbe sorvegliare efficamente la regione del Darfur”.  Per Guterress è fondamentale cercare di risolvere prima la crisi politica per permettere poi in seguito di porre fine a quella umanitaria: “Prima si deve cercare di risolvere la crisi politica. Certo servono le truppe Onu, ma i peacekeepers non possono operare se non c'è pace”. Abdallah Kamis, governatore dello stato nel West Darfur, in occasione della visita di Guterres ha dichiarato : “Noi speriamo che questa terra ritorni un paradiso in cui le persone vivranno fino al giorno del Giudizio”.  Le speranze della comunità internazionale sono riposte nel summit che si svolge oggi  a Tripoli e che vedrà la partecipazione di Sudan, Ciad, Eritrea, Stati Uniti, Gran Bretagna, di rappresentanti dell'Unione Africana e dell'Unione Europea. L'obiettivo è quello di favorire una riconciliazione tra le varie parti in causa, tra il governo e i gruppi ribelli. Ban ki Moon, segretario Onu, ha auspicato che a Tripoli avvenga “la creazione di una vera road map anche per il Darfur”. 
Parole chiave: sudan, darfur, ong, guterres, sla, federico frigerio
Categoria: Pace
Luogo: Sudan