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La logica è ferrea, automatica come un'arma. Un omicida si introduce in casa
di qualcuno e comincia a sparare, uccidendo chi trova davanti a se'. Se le vittime
fossero state a loro volta armate - si argomenta - la tragedia si sarebbe potuta
evitare. Perciò, l'unica soluzione a un'arma nelle mani sbagliate è un'arma nelle
mani giuste. O nelle mani di tutti. Il sillogismo, che anima il dibattito della lobby
delle armi statunitense, la National Rifle Association (Nra), non è che il risultato
di un'interpetazione del tutto personale del Secondo emendamento della Costituzione
Usa, secondo la quale una vera politica di sicurezza consiste nel proteggere ciascuna
onesta famiglia americana dai pericoli di questo mondo impazzito dotandola di
un'arma.
Matti da legare. Armare un'intera nazione è "una proposta da manicomio", commentava ieri l'editorialista
del 'New York Times' Bob Herbert. "Il primo passo per superare una dipendenza
- scrive Herbert - è riconoscerla. Gli americani dipendono dalla violenza delle
armi. Facciamo pubbliche dichiarazioni di rammarico ad ogni massacro di massa,
ma non esprimiamo mai una reale volontà di togliere le armi dalla circolazione,
o di registrarle, o di addestrare e registrare a loro volta chi le compra". Dagli
omicidi di Martin Luther King e di Kennedy, nel 1968, oltre un milione di americani
sono morti a causa delle armi. Più di quanti americani sono morti in tutte le
guerre combattute dagli Stati Uniti. Un recente rapporto pubblicato dal Children
Defense Fund rivela che, dal 1979, sono morti 100 mila bambini a causa delle armi.
Otto minori muoiono ogni giorno. Per ogni bambino morto a causa di armi da fuoco,
ce ne sono cinque che rimangono feriti. Secondo la rivista della American Medical
Association, i costi per ognuno di loro sono di 45 mila dollari, escluse le cure
riabilitative. In un anno, i costi a carico della sanità arrivano fino a 2,3 miliardi
di dollari. Solo gli incidenti stradali e il cancro uccidono di più. Uno studio
pubblicato alcuni anni fa dalla Harvard School of Public Health ha posto a paragone
i tassi di mortalità per arma da fuoco, nei bambini di età compresa tra i 5 e
i 14 anni, nei cinque Stati con il più alto tasso di possesso di armi rispetto
ai cinque Stati con il tasso minore. I bambini degli Stati dove si comprano più
armi hanno una probabilità di rimanere feriti 16 volte maggiore rispetto agli
altri. La probabilità di rimanere uccisi è sette volte maggiore. Quella di suicidarsi
tre volte maggiore.
Quali le soluzioni? Secondo il Children Defense Fund, il Congresso Usa dovrebbe adottare misure
di sicurezza che comprendono una legge tesa a colmare le lacune legislative tra
gli Stati e il governo federale. Prima fra tutte, la possibilità di controllare
se coloro che comprano armi da venditori non autorizzati hanno un passato criminale
o una storia di malattie psichiatriche. Poi, andrebbe ripristinata la legislazione
del '94, che impone il bando alle armi automatiche. I genitori dovrebbero rimuovere
le armi da casa, organizzare gruppi di 'risoluzione non-violenta dei conflitti'
nelle comunità, rifiutarsi di acquistare videogames e altri prodotti che esaltano
la violenza o la rendono socialmente accettabile. Una nota positiva proviene dai
sindaci di alcune città statunitensi. Dall'inizio dell'anno, 100 persone sono
morte a Philadelphia, 80 a Baltimora. I primi cittadini di queste ed altre metropoli,
tra cui Washington e New York, si stanno mobilitando per combattere la vendita
illegale di armi. La campagna dei 'sindaci disarmati' ha visto, lo scorso anno,
15 città aderire all'appello. Oggi sono più di 200, provenienti da 46 Stati diversi.
E' un primo, timido passo per contrapporre azioni concrete alla potente lobby
armiera degli Stati Uniti.
Luca Galassi