17/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra civile in Colombia minaccia i contadini al confine ecuadoriano
Contadino colombianoLa guerra civile in Colombia minaccia anche gli ecuadoriani. Gli scontri fra paramilitari, forze governative e guerriglieri sconfinano molto spesso negli stati confinanti e in particolare in Ecuador, dove centinaia di campesinos sono costretti a vivere sul chi va là, guardandosi le spalle. In qualsiasi momento possono piombare dal nulla uomini armati fino ai denti, alla ricerca del guerrigliero di passaggio, che nelle sue fughe oltrepassa la frontiera e magari si mimetizza tra i civili che incontra. Si tratta di zone perlopiù abitate da comunità indigene, che vivono della terra e per la terra, e per le quali abbandonarla o esserne scacciati è un vero e proprio dramma. Ogni giorno, dunque, a subire il conflitto che da più di quaranta anni lacera la Colombia sono migliaia di innocenti, estranei agli scontri e spettatori impotenti, uomini qualunque. 
Un’emergenza umanitaria in piena regola, che più volte ha mosso le organizzazioni in difesa dei diritti umani, già in allarme per i desplazados colombiani.
In particolare, a prendere posizione in difesa dei civili e contro il dilagare del conflitto, contro la internazionalizzazione della guerra colombiana, ci sta pensando l’Associazione latinoamericana per i diritti umani (Aldhu), che non perde occasione per denunciare ogni sopruso.
 
La denuncia. “Le popolazioni indigene della Colombia amazzonica sono altamente vulnerabili e quindi vittime silenziose del conflitto interno che da quarant'anni sta martoriando il Paese. Una guerra civile che ha trasformato il genocidio di cui sono vittime da secoli in un’emergenza attuale da porre all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale”. E’ questa la denuncia scritta a grandi lettere nel sito dell’Aldhu ed è proprio per questo che l’associazione sta lavorando giorno dopo giorno: informare, rompere il silenzio, far sapere quanti e quali rischi stanno sopportando le parti deboli della società.
 
L’iniziativa. E’ così che è nato, grazie alla collaborazione con la Facoltà di scienze umane dell’università cattolica, uno studio sull’incidenza del conflitto colombiano e in particolare sui Sucumbìos, popolazioni che vivono al confine con l’Ecuador. Si tratta di un progetto di promozione e protezione dei diritti umani. L’analisi di documenti, statistiche, fonti ufficiali e testimoni e l’elaborazione di mappe hanno permesso di ottenere una visione realistica della situazione, rivelando i tre principali rischi per gli abitanti della zona: il Plan Colombia, il Plan Patriota e la guerra civile.
 
Contadina ecudoriana
Il rapporto. L’Aldhu, con il sostegno della comunità europea, ha effettuato ricerche sul campo, vivendo fra le comunità di entrambi i Paesi. Il risultato è un rapporto, pubblicato in questi giorni, dal titolo: “El Cerco a la Anaconda”.
 
L’Ecuador. La denuncia dell’Aldhu va ben oltre la Colombia. Assieme all’Assemblea permanente per i diritti umani (Apdh), il Centro dei diritti economici e sociali (Cdes), il Centro di documentazione sui diritti umani Segundo Montes Mozo SJ (Csmm) e il Servizio Pace (Serpaz), ha appena presentato un rapporto sulla situazione dei Diritti Umani in Ecuador. Ad essere denunciati sono una serie di atti che danno conto del crescente deterioramento del rispetto delle garanzie individuali e collettive, stabilite sia dalle leggi giuridiche che dalla costituzione e dalle norme internazionali.
 
Le sei conclusioni del rapporto
1. Durante il governo del Coronel Lucio Gutierrez si sono verificati gravi attentati all’integrità dei diritti umani e della pace sociale. Sono morti sedici pensionati per uno sciopero della fame; sono stati assassinati la leader indigena Maria Lalvay, l’ambientalista Angel Shingre, e il presidente della Conaie ha subito un attentato. Tutti casi che mostrano esplicitamente che la vita e l’integrità degli ecuadoriani non sono stati rispettati, che c’è stato un uso eccessivo della forza, e che lo Stato non ha compiuto il proprio dovere nel sanzionare e perseguire i responsabili. Detenzioni illegali e violazioni alla legge che protegge i rifugiati sono da aggiungere alla lista. 

2. Il governo ha dimostrato anche di non comprendere il ruolo dell’opposizione, compilando una lista nera dei nemici del governo; di non capire l’indipendenza delle funzioni dello stato, attaccando e minacciando la corte suprema e il parlamento ogni qualvolta si trovi in minoranza; e infine di debilitare la democrazia.

3. Ci sono stati attacchi, minacce e procedimenti giudiziari nei confronti di giornalisti e mezzi di Ecuador, donna della popolazione indigena Sarayacucomunicazione, compiendo così un vero e proprio attentato contro la libertà di stampa e di espressione.

4. La politica estera ha abbandonato il principio della sovranità nazionale, con dirette ripercussioni sui diritti umani. Esempi chiari sono le fumigazioni dei campi di coca, la Base di Manta, e le navi affondate.

5. Il governo nazionale non applica una politica economica e sociale che garantisca il minimo rispetto dei diritti umani, sociali e culturali. Il debito estero risulta più importante rispetto alla qualità della vita della popolazione. Infine la qualità dell’educazione e della salute si è deteriorata inesorabilmente.

6. Manca qualsiasi riguardo verso le decisioni prese dal Sistema interamericano dei diritti umani, in particolare nel caso della popolazione indigena Sarayaku e delle varie popolazioni indigene.

 
Le raccomandazioni. L'Associazione latinoamericana per i diritti umani auspica che il governo dell’Ecuador arrivi a rispettare la Costituzione ed elimini i privilegi per i poliziotti e i militari e le leggi speciali, che vanno a violare i diritti dei cittadini e a incrementare l’impunità. "Vogliamo che lo Stato e il governo rispettino il ruolo e le competenze del sistema interamericano dei diritti umani - pracisano - accettando e mettendo in pratica le sue risoluzioni, raccomandazioni e sentenze. Pretendiamo che il governo e il parlamento annullino senza appello l’Accordo sulla cooperazione tra l’Ecuador e gli Usa sull’accesso e l’uso della base di Manta da parte degli Stati Uniti. Chiediamo il pieno rispetto della libertà di stampa, che il parlamento designi un difensore del popolo, e il pieno rispetto dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani espressi nell’ordine costituzionale".

Stella Spinelli

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