La guerra civile in Colombia minaccia anche gli ecuadoriani. Gli scontri fra
paramilitari, forze governative e guerriglieri sconfinano molto spesso negli stati
confinanti e in particolare in Ecuador, dove centinaia di campesinos sono costretti a vivere sul chi va là, guardandosi le spalle. In qualsiasi momento
possono piombare dal nulla uomini armati fino ai denti, alla ricerca del guerrigliero
di passaggio, che nelle sue fughe oltrepassa la frontiera e magari si mimetizza
tra i civili che incontra. Si tratta di zone perlopiù abitate da comunità indigene,
che vivono della terra e per la terra, e per le quali abbandonarla o esserne scacciati
è un vero e proprio dramma. Ogni giorno, dunque, a subire il conflitto che da
più di quaranta anni lacera la Colombia sono migliaia di innocenti, estranei agli
scontri e spettatori impotenti, uomini qualunque.
Un’emergenza umanitaria in piena regola, che più volte ha mosso le organizzazioni
in difesa dei diritti umani, già in allarme per i desplazados colombiani.
In particolare, a prendere posizione in difesa dei civili e contro il dilagare
del conflitto, contro la internazionalizzazione della guerra colombiana, ci sta
pensando l’Associazione latinoamericana per i diritti umani (Aldhu), che non perde
occasione per denunciare ogni sopruso.
La denuncia. “Le popolazioni indigene della Colombia amazzonica sono altamente vulnerabili
e quindi vittime silenziose del conflitto interno che da quarant'anni sta martoriando
il Paese. Una guerra civile che ha trasformato il genocidio di cui sono vittime
da secoli in un’emergenza attuale da porre all’attenzione dell’opinione pubblica
mondiale”. E’ questa la denuncia scritta a grandi lettere nel sito dell’Aldhu
ed è proprio per questo che l’associazione sta lavorando giorno dopo giorno: informare,
rompere il silenzio, far sapere quanti e quali rischi stanno sopportando le parti
deboli della società.
L’iniziativa. E’ così che è nato, grazie alla collaborazione con la Facoltà di scienze umane
dell’università cattolica, uno studio sull’incidenza del conflitto colombiano
e in particolare sui Sucumbìos, popolazioni che vivono al confine con l’Ecuador. Si tratta di un progetto di
promozione e protezione dei diritti umani. L’analisi di documenti, statistiche,
fonti ufficiali e testimoni e l’elaborazione di mappe hanno permesso di ottenere
una visione realistica della situazione, rivelando i tre principali rischi per
gli abitanti della zona: il Plan Colombia, il Plan Patriota e la guerra civile.
Il rapporto. L’Aldhu, con il sostegno della comunità europea, ha effettuato ricerche sul
campo, vivendo fra le comunità di entrambi i Paesi. Il risultato è un rapporto, pubblicato in
questi giorni, dal titolo: “El Cerco a la Anaconda”.
L’Ecuador. La denuncia dell’Aldhu va ben oltre la Colombia. Assieme all’Assemblea permanente
per i diritti umani (Apdh), il Centro dei diritti economici e sociali (Cdes),
il Centro di documentazione sui diritti umani Segundo Montes Mozo SJ (Csmm) e
il Servizio Pace (Serpaz), ha appena presentato un rapporto sulla situazione dei
Diritti Umani in Ecuador. Ad essere denunciati sono una serie di atti che danno
conto del crescente deterioramento del rispetto delle garanzie individuali e collettive,
stabilite sia dalle leggi giuridiche che dalla costituzione e dalle norme internazionali.
Le sei conclusioni del rapporto
1. Durante il governo del Coronel Lucio Gutierrez si sono verificati gravi attentati
all’integrità dei diritti umani e della pace sociale. Sono morti sedici pensionati
per uno sciopero della fame; sono stati assassinati la leader indigena Maria Lalvay,
l’ambientalista Angel Shingre, e il presidente della Conaie ha subito un attentato.
Tutti casi che mostrano esplicitamente che la vita e l’integrità degli ecuadoriani
non sono stati rispettati, che c’è stato un uso eccessivo della forza, e che lo
Stato non ha compiuto il proprio dovere nel sanzionare e perseguire i responsabili.
Detenzioni illegali e violazioni alla legge che protegge i rifugiati sono da aggiungere
alla lista.
2. Il governo ha dimostrato anche di non comprendere il ruolo dell’opposizione,
compilando una lista nera dei nemici del governo; di non capire l’indipendenza
delle funzioni dello stato, attaccando e minacciando la corte suprema e il parlamento
ogni qualvolta si trovi in minoranza; e infine di debilitare la democrazia.
3. Ci sono stati attacchi, minacce e procedimenti giudiziari nei confronti di giornalisti
e mezzi di
comunicazione, compiendo così un vero e proprio attentato contro la libertà di
stampa e di espressione.
4. La politica estera ha abbandonato il principio della sovranità nazionale, con
dirette ripercussioni sui diritti umani. Esempi chiari sono le fumigazioni dei
campi di coca, la Base di Manta, e le navi affondate.
5. Il governo nazionale non applica una politica economica e sociale che garantisca
il minimo rispetto dei diritti umani, sociali e culturali. Il debito estero risulta
più importante rispetto alla qualità della vita della popolazione. Infine la qualità
dell’educazione e della salute si è deteriorata inesorabilmente.
6. Manca qualsiasi riguardo verso le decisioni prese dal Sistema interamericano
dei diritti umani, in particolare nel caso della popolazione indigena Sarayaku e delle varie popolazioni indigene.
Le raccomandazioni. L'Associazione latinoamericana per i diritti umani auspica che il governo dell’Ecuador
arrivi a rispettare la Costituzione ed elimini i privilegi per i poliziotti e
i militari e le leggi speciali, che vanno a violare i diritti dei cittadini e
a incrementare l’impunità. "Vogliamo che lo Stato e il governo rispettino il ruolo
e le competenze del sistema interamericano dei diritti umani - pracisano - accettando
e mettendo in pratica le sue risoluzioni, raccomandazioni e sentenze. Pretendiamo
che il governo e il parlamento annullino senza appello l’Accordo sulla cooperazione
tra l’Ecuador e gli Usa sull’accesso e l’uso della base di Manta da parte degli
Stati Uniti. Chiediamo il pieno rispetto della libertà di stampa, che il parlamento
designi un difensore del popolo, e il pieno rispetto dello stato di diritto, della
democrazia e dei diritti umani espressi nell’ordine costituzionale".