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Il fatto.
La scorsa settimana
Hasina, di ritorno da una vacanza negli Stati Uniti, è stata
bloccata all'aeroporto di Londra come persona non gradita, per via
degli
scioperi e delle manifestazioni organizzate dal suo partito a
gennaio, e accusata di corruzione. La donna è stata anche
accusata di omicidio per le dieci persone rimaste uccise in quegli
scontri. Khaleda Zia invece è stata costretta agli arresti
domiciliari a Dacca e ha dovuto promettere di trasferirsi in Arabia
Saudita per ottenere la scarcerazione del figlio, arrestato pochi
giorni prima. Le due donne, un tempo unite contro la dittatura e in
seguito rivali nel confronto democratico, sono state respinte dalle
autorità nell'ambito di un processo di epurazione iniziato lo scorso 11
gennaio, con la proclamazione dello stato di emergenza che, ad oggi,
ha permesso alle autorità di arrestare centinaia attivisti
politici di ambedue gli schieramenti. Nello stesso periodo pare che
decine di detenuti siano morti nelle carceri del paese e, tra
la popolazione, si è diffuso un senso di terrore nei confronti
della polizia, dell'esercito e delle milizie dei Rab, i Battaglioni
di Azone Rapida. Mercoledì 25 il governo ad interim ha fatto marcia
indietro
e ha rimosso le restrizioni per le due, che potranno rimanere nel
paese, anche se non è ancora chiaro se potranno prendere parte
alle elezioni che il governo ad interim ha promesso per il 2008.
Pressioni.
“Grazie alla gente del Bangladesh, ai media del mondo,
ai leader politici e agli amici del nostro paese. A tutti quelli che
hanno fatto pressione sul governo” ha dichiarato compiaciuta Sheikh
Hasina da Londra. “é una vittoria del popolo” ha
dichiarato Hannan Shah del Bangladesh Nationalist Party, “è
stato riaffermato che i diritti democratici fondamentali delle
persone non possono essere sospesi” ha ribadito Abdul Jalil
dell'Awami League. Le accuse di omicidio contro Sheikh Hasina non
sono cadute, ma almeno potrà presto rientrare in patria.
Quanto a Khaleda Zia, il governo ha negato di aver esercitato alcuna
pressione su di lei. Il dietrofront delle autorità pare sia
stato soprattutto il frutto delle pressioni della diplomazia e dei
media internazionali: in particolare da parte degli stati Uniti che,
tramite il portavoce del Dipartimento di Stato McCormack, avevano
ammonito: “se il governo ad interim non prende le giuste decisioni,
così facendo minaccia la democrazia nel paese”. La campagna
del governo contro le due donne si è inserita nella più
ampia operazione anti-corruzione, condotta nell'ambito dello stato di
emergenza, per riaffermare il controllo delle autorità sul
paese. La corruzione è un problema ampiamente diffuso in
Bangladesh e la manovra del governo è stata, almeno
inizialmente, accolta con favore dalla popolazione, che però
non ha sostenuto fino in fondo il tentativo delle autorità di
liberarsi di due personaggi scomodi come Hasina e Khaleda. Molti
ritengono che la loro presenza all'interno del paese renda
impossibile il piano di riforme ideato dalle autorità ad
interim, ma, secondo il corrispondente bella Bbc a Dacca, “il
governo sembra avere gravemente sottovalutato gli umori della gente”.
Naoki Tomasini
Parole chiave: Awami League, Bangladesh Nationalist Party, Sheik Hasina, Khaleda Zia