26/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Dacca ritratta l'espulsione delle due ex primo ministro, Khaleda Zia e Sheikh Hasina
Il governo ad interim del Bangladesh, in carica dallo scorso ottobre con l'appoggio dell'esercito, ha ritrattato la decisione di costringere all'esilio due delle figure più influenti del paese. Si tratta di due donne, entrambe ex primo Ministro, Sheikh Hasina, leader del partito Awami League, e di Khaleda Zia, del Bangladesh Nationalist Party, Bnp.
 
Militare presidia una strada di DaccaIl fatto. La scorsa settimana Hasina, di ritorno da una vacanza negli Stati Uniti, è stata bloccata all'aeroporto di Londra come persona non gradita, per via degli scioperi e delle manifestazioni organizzate dal suo partito a gennaio, e accusata di corruzione. La donna è stata anche accusata di omicidio per le dieci persone rimaste uccise in quegli scontri. Khaleda Zia invece è stata costretta agli arresti domiciliari a Dacca e ha dovuto promettere di trasferirsi in Arabia Saudita per ottenere la scarcerazione del figlio, arrestato pochi giorni prima. Le due donne, un tempo unite contro la dittatura e in seguito rivali nel confronto democratico, sono state respinte dalle autorità nell'ambito di un processo di epurazione iniziato lo scorso 11 gennaio, con la proclamazione dello stato di emergenza che, ad oggi, ha permesso alle autorità di arrestare centinaia attivisti politici di ambedue gli schieramenti. Nello stesso periodo pare che decine di detenuti siano morti nelle carceri del paese e, tra la popolazione, si è diffuso un senso di terrore nei confronti della polizia, dell'esercito e delle milizie dei Rab, i Battaglioni di Azone Rapida. Mercoledì 25 il governo ad interim ha fatto marcia indietro e ha rimosso le restrizioni per le due, che potranno rimanere nel paese, anche se non è ancora chiaro se potranno prendere parte alle elezioni che il governo ad interim ha promesso per il 2008.
 
Sheikh HasinaPressioni. “Grazie alla gente del Bangladesh, ai media del mondo, ai leader politici e agli amici del nostro paese. A tutti quelli che hanno fatto pressione sul governo” ha dichiarato compiaciuta Sheikh Hasina da Londra. “é una vittoria del popolo” ha dichiarato Hannan Shah del Bangladesh Nationalist Party, “è stato riaffermato che i diritti democratici fondamentali delle persone non possono essere sospesi” ha ribadito Abdul Jalil dell'Awami League. Le accuse di omicidio contro Sheikh Hasina non sono cadute, ma almeno potrà presto rientrare in patria. Quanto a Khaleda Zia, il governo ha negato di aver esercitato alcuna pressione su di lei. Il dietrofront delle autorità pare sia stato soprattutto il frutto delle pressioni della diplomazia e dei media internazionali: in particolare da parte degli stati Uniti che, tramite il portavoce del Dipartimento di Stato McCormack, avevano ammonito: “se il governo ad interim non prende le giuste decisioni, così facendo minaccia la democrazia nel paese”. La campagna del governo contro le due donne si è inserita nella più ampia operazione anti-corruzione, condotta nell'ambito dello stato di emergenza, per riaffermare il controllo delle autorità sul paese. La corruzione è un problema ampiamente diffuso in Bangladesh e la manovra del governo è stata, almeno inizialmente, accolta con favore dalla popolazione, che però non ha sostenuto fino in fondo il tentativo delle autorità di liberarsi di due personaggi scomodi come Hasina e Khaleda. Molti ritengono che la loro presenza all'interno del paese renda impossibile il piano di riforme ideato dalle autorità ad interim, ma, secondo il corrispondente bella Bbc a Dacca, “il governo sembra avere gravemente sottovalutato gli umori della gente”.
 

Naoki Tomasini

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