26/04/2007
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Il testo integrale del comunicato di Emergency
Mercoledì 25 aprile funzionari di polizia afgani si sono presentati
all’ospedale di Emergency a Kabul intimando allo staff internazionale
presente (tre cittadini italiani, un belga e un cittadino elvetico) di
«consegnare i passaporti». La consegna è stata rifiutata.
Abbiamo chiesto e ottenuto la migliore collaborazione da parte
dell’Ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi e della responsabile
della Unità di Crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni.
Il personale di Emergency ha lasciato l’Afganistan sotto la responsabilità dell’Ambasciata
d’ Italia, oggi giovedì 26 aprile.
Quest’ultimo grave episodio conferma come il governo afgano abbia
perseguito con ogni mezzo, nell’ultimo mese, l’obiettivo di espellere
Emergency dall’Afganistan: obiettivo ovviamente raggiungibile se i
«servizi di sicurezza» di un governo impiegano le loro forze, anche
militarizzate, contro chi pratica la non violenza.
Il signor Amrullah Saleh, capo dei servizi di sicurezza afgani, ha
definito Emergency una organizzazione «che sostiene i terroristi e
addirittura i membri di Al Qaeda in Afganistan». Per i poteri del
signor Saleh, capo della polizia, non si tratta di una diffamazione, ma
di una minaccia: una chiara istigazione a rendere la nostra
associazione un obiettivo.
La detenzione, illegale e provocatoria dell’amministratore del
personale dell’ospedale di Emergency di Lashkar-gah, il signor
Rahmatullah Hanefi, che ha messo a repentaglio la propria vita per
salvare quella di altri esseri umani, rientra in questo disegno del
governo afgano.
Dal 1999 Emergency ha fornito assistenza medica e chirurgica di alto
livello e gratuita a oltre 1.500.000 cittadini afgani nei Centri
chirurgici di Anabah, Kabul e Lashkar-gah e nel Centro di maternità e
medicina in Panshir, nelle 25 cliniche e posti di primo soccorso e
nelle 6 cliniche nelle prigioni afgane.
Gli interventi di Emergency hanno come unico scopo la risposta ai
bisogni della popolazione, in particolare della popolazione civile, in
particolare di quanti – la quasi totalità – non potrebbero ricevere
nessuna assistenza che non fosse gratuita.
Questo dice, ben al di là del rammarico, la drammaticità della
situazione che si determina con la sospensione dell’attività in
Afganistan. L’impossibilità di permanenza del personale internazionale
rende questi ospedali non in grado di offrire servizi qualitativamente
adeguati alle necessità dei pazienti. Non possiamo assumerci la
responsabilità di ingannare feriti e malati con illusioni che
determinerebbero danni.
Tuttavia, vogliamo che tutti i cittadini afgani sappiano che il signor
Amrullah Saleh, che ha diffuso accuse infamanti e terroristiche contro
Emergency e il suo staff, costringendoli a lasciare il paese, e il
signor Hamid Karzai, che ha ispirato e sostenuto la sua azione, saranno
le sole persone da biasimare se molti bambini, madri e uomini afgani
soffriranno e addirittura moriranno a causa della chiusura delle
strutture sanitarie di Emergency nel paese, strutture tanto
estremamente necessarie quanto, altrettanto, apprezzate.
Non possiamo tacere la nostra convinzione che il governo italiano abbia
volutamente trascurato i fatti che con ogni evidenza tendevano a questo
esito.
La nostra associazione è impegnata a ricercare le condizioni di una ripresa delle
sue attività in Afganistan.
Milano, 26 aprile 2007